Enpaf, convegno su lavoro e previdenza, senza uno non c’è l’altra

Roma, 2 luglio – L’equazione è semplice: l’occupazione è una condizione costitutiva della previdenza. Senza la prima, la seconda, molto semplicemente, non potrebbe esistere. Detta così, sembra una banalità, ma viste le molte e accese discussioni che la professione farmaceutica, nei mesi scorsi, ha dedicato al tema della riforma delle pensioni, senza praticamente mai collegare l’argomento alla difficile situazione e alle ancora più incerte prospettive delle dinamiche occupazionali dei laureati in farmacia, il collegamento a filo quadruplo tra le due realtà evidentemente  sfugge ancora a molti.

Bene ha fatto, dunque, l’Enpaf, l’ente previdenziale di categoria, a dedicare un convegno con l’obiettivo esclusivo di avviare una riflessione sul tema, tenutosi a Roma, nella sede del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico, mercoledì 27 giugno, esplicitando fin dall’interrogativo del titolo titolo (“Le politiche per lo sviluppo del Paese: prima l’occupazione o la previdenza?”)  la natura e lo scopo dell’evento, aperto da un saluto del presidente della Fofi Andrea Mandelli, che ha ricordato la necessità di proseguire il percorso intrapreso al fine di valorizzare il ruolo e la presenza del farmacista in tutti gli ambiti professionali.

 “Non si può parlare di previdenza senza prima parlare di lavoro e, più precisamente, di dinamiche occupazionali correlate a quelle demografiche” ha voluto subito chiarire Emilio Croce, presidente della cassa di categoria, nella sua introduzione ai lavori, ricordando che si tratta degli elementi fondamentali per lo sviluppo dei sistemi di protezione sociale e per i sistemi a ripartizione.

La questione è stata affrontata da diverse angolazioni, prima tra tutte quella sociologica: Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro all’ Università Sapienza di Roma (nella foto),  ha  ricordato al riguardo come proprio dal mercato del lavoro, profondamente cambiato per effetto dei fenomeni e delle dinamiche di natura economica, sociale, tecnologica e culturale (si pensi, al riguardo, all’avvento di internet)  succedutesi in particolare negli ultimi due-tre decenni dipendono in larga misura le sorti della stabilità del Sistema Paese.

Richiamando i dati di un suo recente  libro  (Lavoro 2025. Il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione), il sociologo ha evidenziato come la globalizzazione, i mass media e la scolarizzazione diffusa abbiano prodotto un tipo nuovo di società centrata sulla produzione di informazioni, servizi, simboli, valori, estetica. Sono queste le nuove “merci”, i nuovi bisogni da soddisfare ed è fondamentale prendere atto che è da qui che bisogna partire per  cercare di comprendere come cambierà il lavoro nel nostro futuro.

Paolo De Angelis, ordinario di Tecnica attuariale e finanziaria della previdenza all’Università Sapienza di Roma, incaricato dall’Enpaf di redigere  il bilancio tecnico attuariale al 31

dicembre 2017, ha illustrato come l’attuale equilibrio dei conti, pur confortante anche nelle severe proiezioni a 50 anni imposte dalle leggi, potrebbe in futuro essere messo a rischio da ulteriori squilibri quantitativi ma anche qualitativi (leggi: contratti meno “garantiti”) nei numeri tra occupati e pensionati.

A entrare nel vivo della situazione occupazionale della categoria è stato Vincenzo Santagada, ordinario di Chimica farmaceutica dell’Università Federico II di Napoli e presidente dell’Ordine dei farmacisti della stessa città, con un approfondimento sui dati dell’ occupazione dei laureati magistrali a ciclo unico, a un anno e cinque anni, finalizzato a comprendere la ripartizione statistica dei laureati in Farmacia e CTF e operare le conseguenti valutazioni statistiche sia su base territoriale sia in riferimento alle differenze di genere, guardando anche alle tipologie delle attività lavorative, alla retribuzione mensile netta e all’efficacia della laurea.

Santagada, nella sua disamina, ha richiamato i dati di Almalaurea che confermano l’aumento del numero dei laureati e registrano tassi di occupazione pari al  56,8% nel primo anno e all’84,1% dopo cinque anni dalla laurea. Il presidente dei farmacisti napoletani ha quindi ricordato le preoccupanti stime del gruppo di lavoro ministeriale sul fabbisogno delle professioni sanitarie, che vedono 60mila disoccupati tra i farmacisti nell’arco di 20 anni.
Le conclusioni sono state affidate all’assessore al Lavoro e della Regione Lazio Claudio Di Berardino, che – a proposito delle tipologie dei contratti – ha ricordato che la Conferenza delle Regioni ha voluto precisare, nelle nuove linee guida approvate nel maggio 2017 ha trovato spazio una esplicita disposizione per la quale si è lungamente battuto con molta determinazione e iniziative specifiche,  proprio l’Ordine dei farmacisti di Roma, affiancato da tutti gli ordini del Lazio, grazie alla quale “non sono attivabili tirocini in favore di professionisti abilitati o qualificati all’esercizio di professioni regolamentate per attività tipiche ovvero riservate alla professione”. Misura che elimina in radice la possibilità di  “assumere” in farmacia giovani laureati per un massimo di sei mesi con contratti di “tirocinio di formazione e orientamento” a bassissimo costo (non più di 500 euro al mese, più della metà dei quali a carico della Regione), forme contrattuali non solo improprie  e che finiscono per sostanziare nei fatti forme di sfruttamento economico, ma producono ulteriori turbative nelle già molto problematiche dinamiche occupazioni del comparto.

I dati tutt’altro che tranquillizzanti di Almalaurea, per Francesco Imperadrice, presidente di Sinasfa, il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, intervenuto all’incontro romano, richiedono però una lettura più approfondita, dalla quale emerge una situazione ancora più preoccupante:  “Per capire le reali prospettive di chi si iscrive alla facoltà di Farmacia sarebbe utile se Almalaurea, o altri, riuscisse a rilevare come cambiano le prospettive occupazionali tra i figli d’arte o coloro che possono comunque contare, nella propria famiglia, su una farmacia e chi invece non si trova in questa condizione” ha detto Imperadrice, intervenendo sui dati presentati da Santagada per  ricordare che sono sempre più numerose le segnalazioni di colleghi ai quali viene ridotto l’orario di lavoro o che tout court perdono il posto quando il figlio o un parente del titolare della farmacia consegue la laurea.

Per  Imperadrice, insomma, bisognerebbe sapere quanti hanno in famiglia una farmacia e quanti no in quel quasi 57% di laureti che trova occupazione a distanza di un anno dalla laurea e in quell’84% di occupati a distanza di cinque. ”Il tasso di occupazione per chi non è figlio di farmacisti potrebbe scendere anche ben oltre la metà” ha affermato il presidente di Sinasfa. Che, al convegno romano ha poi fatto seguire un’ulteriore argomento di riflessione, centrato sul confronto  su come, nei vari Paesi, la situazione occupazionale cambi in ragione della stretta correlazione  con le diverse politiche del lavoro messe atto: “Quelle italiane, oggettivamente, hanno spostato sui lavoratori il peso maggiore  della crisi, come dimostrano il job act e le scelte verso una sempre maggiore flessibilità e allungamento dell’orario di lavoro”  ha evidenziato Imperadrice. “Il risultato è che cresce lo scontento tra i lavoratori e l’occupazione continua a languire. In altri Paesi come la Germania, invece, si registra una migliore situazione occupazionale e un miglioramento delle condizioni e delle relazioni lavorative, grazie anche a scelte di segno opposto come la riduzione della settimana lavorativa a fronte di un aumento salariale, che producono maggiore soddisfazione sul lavoro, maggiore produttività e, a livello di sistema, ricadute virtuose, grazie alla maggiore capacità di spesa da parte delle famiglie che produce effetti positivi sull’economia generale, che a sua volta si traduce nell’impiego di un maggior numero di persone, con impatti positivi sull’occupazione».
Sugli esiti dell’incontro è intervenuto anche Ivan Giuseppe Ruggiero, presidente di Lpi, anch’egli presente ai lavori, per il quale  la priorità per una previdenza sostenibile non può che essere il lavoro. “La previdenza e il lavoro devono camminare di pari passo e sono estremamente importanti per il futuro” si legge in una nota diramata da Lpi all’indomani del convegno, che reclama da parte della politica “misure ad hoc per incrementarlo”. E uno dei settori che sicuramente ha dato respiro negli ultimi anni all’occupazione dei laureati in farmacia sono le parafarmacie. Risorsa che, anche per questo, non va depressa ma valorizzata, portando a termine “il percorso legislativo delle liberalizzazioni, come per esempio la fascia C nelle parafarmacie, che significherebbe crescita occupazionale di altre 6000 unità, tra titolari e dipendenti di parafarmacia”.