Parafarmacie, nasce comitato per affrontare l’emergenza

Roma, 4 settembre – Il nodo parafarmacie ha una sola soluzione: il riassorbimento nel sistema degli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci, con la presenza e la responsabilità professionale del farmacista, nati nel 2006 con le “lenzuolate” dell’allora ministro della Sviluppo economico Pierluigi Bersani.

Questo l’obiettivo del Comitato anticrisi parafarmacie, ultimo nato nel mondo della rappresentanza di settore che – spiega una nota diffusa dai suoi fondatori – non fa capo a nessuna delle sigle finora conosciute e persegue lo scopo preciso di “denunciare la grave piaga sindacale in cui versano tutti i farmacisti titolari di sola parafarmacia, illusi da un’anomalia tutta italiana che ha portato e sta portando professionisti a una precarietà che ha già fatto molte vittime”.
Secondo la nota diffusa venerdì scorso, il comitato, nato a metà luglio, ad appena un mese e mezzo dalla sua costituzione avrebbe già guadagnato l’80% di adesioni delle parafarmacie “pure”, quelle cioè di proprietà dei  farmacisti che le hanno aperte e le gestiscono e che non sono in alcun modo riconducibili ad altri soggetti e/o interessi. Una successo, scrivono i responsabili del Comitato, che ha reso subito necessaria una struttura rappresentativa su tutto il territorio nazionale, che prevede un coordinatore nazionale, un segretario nazionale, venti coordinatori regionali, coordinatori a livello provinciale, un ufficio stampa e una segreteria operativa.

L’obiettivo della nuova sigla è dichiarato con estrema chiarezza: sostenere con forza i contenuti dell’emendamento a firma delle deputate Pd Silvia Fregolent e Ileana Piazzoni al ddl 3868 su sperimentazione clinica e riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute, provvedimento di iniziativa governativa già approvato dal Senato. La proposta correttiva, presentata in Commissione Affari sociali alla Camera nel maggio scorso (suscitando già allora molte e vivaci reazione polemiche nel mondo della farmacia), punta appunto a risolvere la “anomalia parafarmacie” attraverso il riassorbimento di questi esercizi, con misure ad hoc (graduatorie stilate su base regionale e incardinate su diversi criteri come pianta organica, distanze, punteggi, titoli, età, parentele, anzianità di esercizio).

Abbiamo appurato che tale emendamento trova una sua condivisione trasversale, (…) suffragata dagli interventi a Montecitorio da più esponenti sia di maggioranza che di opposizione durante l’approvazione del ddl sulla Concorrenza, dove si sottolineava l’urgenza di porre rimedio a questa emergenza” si legge nella nota del Comitato, che cita al riguardo, come esempio probante, l’ordine del giorno (accolto) presentato dalla deputata Lara Ricciatti di Mdp, “che va nella direzione dell’emendamento Fregolent”.
Niente fascia C né sanatorie, dunque, ma  “un riassorbimento attraverso una graduatoria di farmacisti titolari di sola parafarmacia, per dare una soluzione definitiva e chiudere il fallimentare processo di liberalizzazioni iniziato nel 2006 con le lenzuolate Bersani, alle quali non si è mai dato seguito concreto”: questa l’esplicita richiesta del Comitato, che richiama le difficoltà di una categoria di professionisti che “ha investito i propri beni personali in un percorso che ha portato sul lastrico molte famiglie” e rivendica il riconoscimento della dignità professionale.

La nota è anche l’occasione per un rilievo critico nei confronti di Federfarma, colpevole di aver classificato nel novero dei nemici le parafarmacie, “nonostante fossimo colleghi”.Non siamo nemici, il nemico è un altro” si legge nel comunicato “ossia quel capitale a cui bisogna rispondere in una logica di concorrenza attraverso una categoria unita, compatta e coesa, affinché si salvaguardi la professione che deve sempre venire prima rispetto alle logiche di mercato”.

“A oggi il nostro impegno è quello di far conoscere la grave emergenza che stiamo vivendo e di cui pochi sono a conoscenza, portandola fuori da quello che è il nostro ambito professionale, attraverso la sensibilizzazione delle istituzioni, dei media, dei sindacati e dell’opinione pubblica” spiega ancora la nota del Comitato, che riferisce delle iniziative già assunte nel pieno dell’estate, a partire dalla richiesta di ognuno dei coordinatori regionali di un incontro con le rispettive istituzioni regionali.

Il comitato dà conto anche degli importanti appuntamenti già realizzati in pieno agosto: oltre a quello del coordinatore nazionale Daniele Viti con un non precisato “esponente politico della XII Commissione Affari sociali della Camera, che molto può fare per questa grave piaga sindacale”, promosso e organizzato dai coordinatori toscani, viene segnalato quello con il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, presente anche il padre delle liberalizzazioni Bersani, promosso dai coordinatori del Comitato dell’Emilia Romagna in occasione di un evento nazionale del sindacato confederale.

Nell’occasione, il Cap ha chiesto alla numero uno di Cgil “in maniera chiara e determinata l’aiuto di cui abbiamo bisogno, visto che la stessa Camusso era completamente ignara della nostra precarietà e del nostro dramma. Alla fine ci è stato garantito il massimo impegno a portare nelle varie sedi opportune la denuncia di questa piaga”.

Nella circostanza, il Comitato informa di avere espresso un preciso rilievo critico alla Fofi e al suo presidente Andrea Mandelli, accusato (pur “avendone tutti gli strumenti”, in quanto senatore e responsabile nazionale delle professioni del suo partito, Forza Italia) di non aver “mai e in nessun modo” tutelato i farmacisti della parafarmacie, “mettendo questa categoria in quella grave emergenza lavorativa che ha portato oggi ad una vera e propria emergenza sindacale. Ovvio che cerchiamo tutele da altre parti non avendo nessuno che ci difenda, eccezion fatta ad oggi dall’emendamento Fregolent”.

Durante l’incontro con Camusso, il Comitato anticrisi ha anche sottolineato come, con il riassorbimento delle farmacie nel sistema, “ogni farmacista titolare di sola parafarmacia creerebbe due posti di lavoro, che sommati a quello del collega precario, che verrebbe così recuperato”,  porterebbe a tre posti di lavoro in più, “che rappresenterebbe l’ancora di salvataggio anche di tanti colleghi collaboratori che sono stati licenziati per la crisi del settore”.
“Tante le discriminazioni. Tanta la mancanza di considerazione della nostra categoria” conclude la nota del Comitato anticrisi parafarmacie. “Siamo tutti farmacisti laureati e abilitati che hanno investito sulla propria professione, indebitandosi, mettendo in gioco i propri risparmi e in molti casi anche quelli dei propri genitori fino ad avere situazioni drammatiche quali pignoramenti delle loro case e dei loro beni, soprattutto da parte di quei fornitori che non sono stati più in grado di pagare”.
Un’emergenza che “non ha sigle, colori ed appartenenze”  scrive in chiusura il Comitato anticrisi. “Chiediamo solo, dopo i nostri sacrifici, di lavorare poiché è un diritto sancito dalla nostra Costituzione”.