Ema, sede a Milano a rischio per un accordo Macron-Merkel?

Roma, 26 giugno – Un presunto accordo tra Emmanuel Macron e Angela Merkel rischia di mettere a rischio la candidatura di Milano come nuova sede dell’Ema, l’Agenzia europea dei farmaci. Il presidente francese e la cancelliera tedesca, secondo alcune ipotesi avanzate dalla stampa di informazione,  vorrebbero infatti “spartirsi” le due agenzie Ue con sede a Londra (l’altra è l’Eba, l’agenzia bancaria): a Lille, nel nord della Francia, andrebbe l’Ema, con i suoi 890 addetti e circa 36mila visitatori all’anno, mentre Francoforte si aggiudicherebbe l’Eba (189 addetti più 30-35 esterni, circa novemila visitatori all’anno).

Immediate le reazioni italiane all’ipotesi, opposte dal primo ministro Paolo Gentiloni, che  ha ribadito come l’Italia, con Milano, abbia tutte le carte in regola per ospitare l’Agenzia dei farmaci comunitaria. “Ci siamo battuti, e sono soddisfatto del risultato, affinché il peso della Commissione europea sia fondamentale per la decisione finale” ha detto il capo del governo, ribadendo la convinzione che  “Milano sia una delle città che ha le carte in regola, anche se non l’unica”.

Di carte in regola per aggiudicarsi l’assegnazione dell’Ema ha parlato anche il vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato, Andrea Mandelli: “Non va dimenticato che siamo uno dei più importanti produttori farmaceutici in Europa e che la nostra industria è in grande crescita e vanta un export pari al 71% della produzione, a testimonianza di una vocazione internazionale che andrebbe riconosciuta e premiata”.

“Ci aspettiamo dal governo il massimo sforzo per centrare il risultato e dall’Europa una decisione che risponda alla effettiva valutazione della bontà delle candidature e dei relativi dossier” ha osservato ancora Mandelli. “Qualunque altro criterio, compresi possibili accordi spartitori tra altri Paesi, sarebbe inaccettabile”.
Analoghe le considerazioni espresse da Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria.”Quella di Milano è oggettivamente la candidatura più forte perché garantisce la piena continuità operativa di una struttura che, se stesse ferma un mese, rallenterebbe l’approvazione di farmaci e di un’attività di cui i primi a fare le spese sarebbero solo i cittadini europei” ha affermato il presidente degli industriali. “La sede c’è già, pronta per l’uso. Basta un trasloco. E anche per quello ci sarà pieno sostegno”.

La preoccupazione che un accordo politico franco-tedesco possa mettere fuori gioco Milano, comunque esiste, comprovata dai composti ma fermi e determinati endorsement subito arrivati per sostenere la candidatura del capoluogo lombardo, in pista da molti mesi.

“Tra pochi giorni il governo Italiano ufficializzerà la candidatura di Milano come sede Ema, presentando un dossier a cui si sta lavorando da tempo” ha ricordato Diana Bracco, che rappresenta le aziende del farmaco nel Coordinamento per la candidatura di Milano a sede Ema.  Anche Bracco ricorda che le infrastrutture già messe a disposizione garnatirebbero la continuità operativa dell’agenzia, a partire dalla sede, il grattacielo Pirelli messo a disposizione dalla Regione Lombardia.

“Una sede che ha il vantaggio di essere di un ente pubblico e non privato, di sorgere nel cuore della città a un passo dalle linee dell’alta velocità e di essere collegata benissimo con i due aeroporti milanesi” ha detto al riguardo Bracco. “Milano garantisce poi per le famiglie dei funzionari Ue opportunità di lavoro e di studio con scuole e corsi universitari in lingua. Infine la Camera di Commercio sta costruendo con il Comune di Milano uno sportello di informazione e assistenza per risolvere tutti i problemi pratici legati all’eventuale spostamento”.

Secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore, però,  nel mondo politico milanese la possibile candidatura di Lille non spaventa più di tanto, così come la presunta esistenza di un asse Macron- Merkel. Secondo indiscrezioni riportate cui dà voce il quotidiano economico, i Paesi più temuti sono invece quelli dell’Est, che, pur con meno strutture, potrebbero godere di un sostegno politico forte mirato a ristabilire un equilibrio fra i Paesi europei.

Intanto, in sede europea giovedì scorso sarebbe stato trovato un accordo unanime per l’approvazione delle linee guida per l’Ema: criteri tecnici, in cui vengono elencate le necessità dell’agenzia in termini di mobilità, sede, presenza di istituti internazionali e capacità di ospitalità. Su questi criteri verranno poi costruite le candidature delle città, sostenute dai governi, che dovranno arrivare a Bruxelles entro il 31 luglio.

Sarà poi il Consiglio Affari generali (dove siedono i ministri degli Affari europei dei 27 Paesi membri dell’Unione) a prendere la decisione finale con voto segreto e a decidere le nuove sedi Eba e  di Ema. La maggiore preoccupazione della task force governativa incaricata di giocare la partita per Milano è legata all’ipotesi di una prevalenza del criterio di valutazione “politica” anziché tecnica. In tal caso, infatti, è prevedibile un  sostegno maggiore per i Paesi dell’Est. E ciò spiega ampiamente perché la diplomazia italiana in Europa spinga affinché la scelta avvenga sulla base degli elementi “tecnici”  che possono offrire le città candidate. Milano, da questo punto di vista, non teme rivali.