Ema, questa sera a Bruxelles la decisione sulla nuova sede

Roma, 20 novembre –  La data fatidica, alla fine, è arrivata: nel Consiglio europeo che si terrà nel pomeriggio di oggi i 27 rappresentanti dei Paesi membri dell’Unione europea decideranno a quale Paese e città assegnare le sedi dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, e dell’Eba, l’Agenzia bancaria europea, costrette a traslocare da Londra per effetto della Brexit.

Le relative operazioni di voto (piuttosto laboriose) avranno luogo in serata, tra le 19 e 30 e le 20, in seno al Consiglio Affari generali, composto da tutti i ministri degli Affari europei dei Paesi membri (per l’Italia, voterà il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli Affari europei Sandro Gozi).

Il sistema di voto, a scrutinio segreto, prevede al massimo tre turni, a maggioranza semplice e relative eliminazioni. Ogni rappresentante nazionale dispone di sei voti  e nella prima tornata avrà facoltà di indicare, in ordine decrescente, fino a tre candidate: tre andranno alla prima città indicata, due alla seconda e uno soltanto alla terza. Se una delle città candidate, già nella prima tornata di voto, fosse indicata al primo posto (con tre punti assegnati) da almeno 14 Stati membri, la partita si chiuderebbe subito, con l’assegnazione della sede alla città in questione.

Se invece, come sono in molti a prevedere, nessuna candidatura riuscisse a ottenere al primo colpo  la preferenza da tre punti di almeno 14 Paesi, si passerà a una seconda tornata di voto tra le tre candidate (o più, in caso di ex aequo) che hanno ottenuto il maggior numero di voti.
Nella seconda tornata, ciascuno Stato membro disporrà di un solo voto,  che potrà assegnare a una delle tre (o più, in caso di ex aequo) candidate rimaste. Se una tra queste riceve la maggioranza dei voti (14 o più), si aggiudicherà l’assegnazione. Se nessuna offerta dovesse raggiungere i 14 voti necessari, le due offerte con il numero più elevato di voti passeranno a un terza votazione. Anche in questo caso, se si registrassero degli ex aequo tra le candidate, le più votate passerebbero tutte alla votazione successiva.
Anche nella eventuale terza fase di voto, ciascuno Stato membro disporrà di un solo voto, che potrà assegnare alle candidate “finaliste”.  Quella che riceverà il maggior numero di voti otterrà l’assegnazione della sede. Ove si registrasse una situazione di parità, la decisione sarà presa dalla presidenza mediante sorteggio. In caso di stallo si prevede una seconda votazione dal quorum più basso (ogni rappresentante nazionale potrà esprimere solo una preferenza) alla quale accederanno le tre candidate con il maggior numero di voti.

Tra un turno e l’altro è prevista una pausa di mezz’ora per effettuare le operazioni di spoglio e preparare la votazione successiva: momenti che, secondo gli osservatori, saranno decisive per le ultime trattative, accordi e alleanze. Nel complesso si stima che l’intera procedura di voto duri al massimo due ore. Bruxelles renderà noto solo il risultato finale e non quello delle votazioni intermedie.

Per quello che possono valere le valutazioni in sede tecnica degli addetti ai lavori, si ritiene che Milano, Amsterdam, Copenaghen, Vienna e Barcellona siano la città più accreditata ad ospitare l’Ema per il possesso di requisiti specifici. Non a caso sono risultate anche quelle indicate dal personale dell’agenzia in un sondaggio interno.

Barcellona, però, è ormai considerata fuori gioco per le note vicende legate al referendum indipendentista. Al suo posto, gli osservatori continuano invece ad accreditare qualche chance a Bratislava, per mere considerazioni legate al solo criterio di redistribuzione geografica delle agenzie comunitarie e per l’appoggio di diversi paesi dell’Est.
Meno convincenti si presentano le candidature di Stoccolma, Atene, Bonn, Bruxelles, Bucarest, Dublino, Helsinki, Lille, Malta, Porto, Sofia, Varsavia e Zagabria, anche se nessuno si sente di escludere sorprese.

Chi sembra avere meno dubbi sono gli scommettitori inglesi, che non potevano certo rinunciare a puntare sull’esito di una vicenda che coinvolge in via diretta anche Londra, vecchia sede delle due agenzie in via di trasloco: secondo il bookmaker britannico Ladbrokers, Milano viene data per favorita con la quota di 2/1 contro il 5/1 di Bratislava, che insegue tanto nelle quotazioni quanto sul piano politico. Seguono Lille (6/1), Amsterdam, Copenhagen e Vienna (10/1), Barcellona, Dublino, Helsinki, Porto e Stoccolma (16/1), Bonn, Varsavia e Zagabria (20/1), Atene, Bruxelles, Bucarest e Sofia (25/1) mentre pochissime possibilità sono accreditate a Malta, con una quotazione di 33 a 1.

Sarà il caso di ricordare che la “partita” dell’Ema è importante non solo in termini di prestigio, ma anche economici: l’Ema, l’Agenzia europea del Farmaco, è un colosso che vanta un budget annuale di 325 milioni di euro, 900 dipendenti (ai quali bisogna aggiungere coniugi e figli)  e porta in dote una media di 500 meeting internazionali, che ogni anno attirano nella città che ne ospita la sede più di 65 mila partecipanti. Secondo alcune stime, l’indotto complessivo prodotto dall’Agenzia per la cità ospitante sarebbe pari, tra  effetti diretti e indiretti anche su altri settori dell’economia territoriale e nazionale, a 1,7 miliardi di euro,
Comprensibile, dunque, la lotta senza quartiere per aggiudicarsene l’assegnazione. Sul cui esito non si è voluto sbilanciare il sottosegretario Gozi, che oggi a Bruxelles dovrà trattare probabilmente fino all’ultimo voto per cercare di far prevalere Milano: “Di alleati ne abbiamo tanti ma non dico assolutamente nulla su questo. È una gara durissima in cui siamo competitivi” si è limitato a dichiarare il nostro esponente di governo. E sulla stessa linea si è mantenuta la titolare della Salute Beatrice Lorenzin: “Siamo pienamente in partita” è stato il suo laconico commento alla vigilia del voto.