Elezioni anticipate, ecco (ddl Concorrenza in testa) tutte le leggi che potrebbero saltare

Roma, 31 maggio – Mentre Pd, M5S e Forza Italia stringono (e blindano) un accordo per la nuova legge elettorale, fissando addirittura la data (7 luglio) entro la quale dovrà essere approvata, con l’assenso sostanziale anche della Lega, si accorcia di pari passo la vita della legislatura, che scivola ineluttabilmente verso una fine anticipata.

Come sempre accade in questi casi, lo scioglimento delle Camere (entro l’estate) e le conseguenti elezioni anticipate (che dovrebbero tenersi in autunno, tra fine settembre e inizio ottobre) segnerà la fine di molti provvedimenti legislativi avviati e non conclusi.

A essere sacrificata sull’altare delle elezioni anticipate, ad esempio, sarà quasi certamente la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis, la più sottoscritta della legislatura, firmata da 222 deputati di tutti gli schieramenti. Ciò nonostante, il provvedimento è ancora in attesa di un voto a due anni dalla sua presentazione. È pero improbabile, anche considerata la divisività dei suoi contenuti, che i deputati si scannino per cogliere l’opportunità di legalizzare la cannabis prima della fine della legislatura. E sulla proposta di legge calerà così un colpo di mannaia.

Stessa sorte toccherà probabilmente alla riforma delle norme sulla cittadinanza, che prevede di rendere italiani non solo i bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri ma anche quei minori che concludono un ciclo di studi nelle nostre scuole. Anche questa riforma “balla” in Parlamento da due anni: approvata a Montecitorio nell’ottobre 2015 e poi trasmessa al Senato, la proposta di legge ha fatto una lunghissima anticamera di un anno e mezzo in Commissione, frenata dai veti di alcune forze politiche, prima tra tutte la Lega. Il calendario dei lavori prevedeva un arrivo in Aula, a Palazzo Madama, il prossimo 15 giugno, ma a questo punto è improbabile che l’evenienza si concretizzi.

Anche la legge istitutiva di una commissione di inchiesta sulle banche finirà nel canestro dei fiori che non saranno mai colti: calendario alla mano, non ci sarà probabilmente nemmeno il tempo di avviare i lavori.

Altro provvedimento a dir poco controverso è quello ddl che introduce anche nel nostro ordinamento il reato di tortura. Approvato dal Senato nel 2014, modificato dalla Camera nel 2015, il provvedimento è stato nuovamente votato a Palazzo Madama qualche giorno fa e torna ora a Montecitorio per l’ultima lettura, profondamente modificato. In caso di elezioni anticipate rischia di sparire, così come del resto la riforma del processo penale, già approvata a Palazzo Madama e ora alla Camera: il provvedimento modifica le norme sulla prescrizione e riforma l’ordinamento penitenziario, oltre a conferire precise deleghe al governo in materia di intercettazioni. Anche in questo caso, il rischio che rimanga al palo è altissimo, così come lo è per la riforma dei vitalizi, che estende il sistema contributivo a tutti i parlamentari, anche quelli già cessati dall’incarico: anche di questa proposta di legge se ne parlerà con ogni probabilità nella prossima legislatura.

Nel mazzo delle probabili occasioni perdute non mancano però i provvedimenti che riguardano la sanità. Se, per una condizione di conclamata necessità, si farà probabilmente in tempo a convertire in legge il secreto sulla obbligatorietà dei vaccini, una sorte del tutto diversa sembra attendere il ddl Lorenzin sul riordino degli Ordini professionali e le sperimentazioni cliniche, ora alla Camera in seconda lettura: appare infatti impraticabile, dati i tempi stretti, riuscire a modificare il testo, approvarlo in Aula e poi concludere in tempo utile l’iter del provvedimento anche al Senato.
Sorte analoga per il disegno di legge sul testamento biologico, già approvato a Montecitorio e ora all’esame del Senato, che sembra deciso a modificarlo in molti punti. Prospettiva che azzera i tempi per l’approvazione in Aula (anche considerati i numeri risicati di cui dispone la maggioranza a Palazzo Madama) e per la successiva, definitiva lettura a Montecitorio.

Dulcis in fundo (o, secondo i punti di vista, in cauda venenum), è ancora in mezzo al guado, in attesa di approvazione,  il ddl Concorrenza. Approvato alla Camera, modificato al Senato, aspetta ancora di essere licenziato definitivamente a Montecitorio, dove a strettissimo giro dovrebbe aprirsi un nuovo ciclo di audizioni di esperti, limitatamente ad alcuni aspetti del provvedimento.

La possibilità, ogni giorno più remota, che il provvedimento di iniziativa governativa possa vedere la luce a quasi due anni e mezzo dalla sua presentazione sono tutte legate alla decisione del governo di porre la questione di fiducia sul voto, come più volte richiesto dal ministro tecnico dello Sviluppo economico Carlo Calenda, da tempo dato in rotta di collisione con il segretario del Pd Matteo Renzi, un tempo suo mentore. Resta dunque da vedere se prevarranno le ragioni del titolare del MISE, per il quale “il ddl, che non è una mia legge e non è certo il migliore al mondo, contiene in ogni caso provvedimenti importanti e non portarlo a casa sarebbe poco serio”, o se invece avranno la meglio i ripetuti colpi di freno che arrivano dalle “truppe” renziane, buon ultimo il presidente del Pd Matteo Orfini, che – riconoscendo (probabilmente per doverosa concessione) che il ddl non può essere rimandato – prefigura in realtà scenari dilatori, parlando della presenza di “alcune criticità che necessitano di un approfondimento”.

Per la legge annuale sulla concorrenza, insomma, la fine della legislatura potrebbe suonare come il rintocco di una campana a morto, con buona pace delle molte e importanti misure su energia, assicurazioni, taxi e mobilità urbana, farmacie e turismo (messe a punto, per citare ancora Calenda, “con immane fatica”) che essa contiene. E con tanti saluti, dunque, anche alla previsione più controversa e temuta dai farmacisti, ovvero la previsione dell’ingresso delle società di capitale nella proprietà delle farmacie. C’è caso che salti tutto e  se ne parli nella prossima legislatura. Forse. E bisognerà vedere in che termini.