DiaDay, scoperti oltre 4.000 casi di diabete
non diagnosticato

Roma, 15 dicembre – Gli oltre 4.000 casi di diabete non diagnosticato e i quasi 19 mila casi di prediabete individuati grazie alla campagna Federfarma DiaDay, il primo screening nazionale del diabete eseguito gratuitamente nelle farmacie dal 14 al 24 novembre, sono una plastica dimostrazione, se mai ve ne fosse ancora bisogno, di come la prevenzione salvi la vita (anche in termini di qualità della stessa) delle persone e costituisca una via obbligata per garantire la sostenibilità del sistema sanitario.

I risultati della campagna, che ha mobilitato 5600 farmacie e permesso di sottoporre a test

oltre 160 mila persone, sono stati presentati ieri a Roma, in una conferenza stampa che, per iniziativa dell’intergruppo parlamentare  “Qualità della vita e Diabete”, presieduto dal senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri, vicepresidente della Fofi, è stata ospitata a Palazzo Madama.

A coordinare i lavori Silvia Pagliacci, presidente del Sunifar, la sigla delle farmacie rurali di Federfarma, che ha manifestato la soddisfazione  del sindacato per gli esiti dell’iniziativa, che in  11 giorni ha permesso di monitorare  monitorate oltre 160.000 persone, ovvero il corrispettivo dell’intera popolazione di città come Cagliari, Perugia e Livorno. “Il setaccio dello screening ha intercettato più di 4000 persone con diabete conclamato ma ignare di essere malate, che ora sono nelle condizioni di affrontare adeguatamente la malattia ed evitarne le pericolose complicanze” ha detto Pagliacci. “Un risultato che, in sé,  ha un enorme significato sociale e sanitario e che ha anche il merito di ribadire lo straordinario potenziale delle farmacie, i presidi sanitari di prossimità distribuiti più capillarmente sull’intero territorio nazionale, nelle attività di prevenzione”.

Concetti, in altre occasioni, già espressi con chiarezza dal presidente di Federfarma Marco Cossolo. “I risultati del DiaDay non toccano solo la sfera della salute individuale, perché evitare che il soggetto prediabetico diventi diabetico o che chi è diabetico sviluppi complicanze, fa risparmiare il Ssn, riducendo il numero dei ricoveri, delle analisi, dei farmaci”  ha detto Cossolo, sottolineando anch’egli come la campagna DiaDay sia stata “una dimostrazione concreta di come la rete capillare delle farmacie possa utilmente contribuire all’attività di prevenzione sul territorio”.

Paolo Brunetti, presidente dell’Aild, l’Associazione italiana Lions per il diabete, che insieme alla Sid, la Società italiana di diabetologia, ha collaborato alla campagna DiaDay, ha focalizzato l’attenzione sui risultati della campagna, ricordando come i 4.415 casi di diabete non diagnosticato su 160 mila cittadini sottoposti a screening rappresenti una percentuale del 3%, decisamente rilevante che, se proiettata sull’intera popolazione nazionale (lo ha ricordato il presidente della Sid Giorgio Sesti) fa concludere che in Italia ci sono almeno un milione e mezzo di cittadini che sono diabetici conclamati senza sapere di esserlo.

“Il valore di una diagnosi precoce risiede nella maggiore probabilità di prevenire o ritardare, con una terapia farmacologica instaurata tempestivamente, l’insorgenza delle complicanze cardiovascolari, oculari, renali e neurologiche che rendono temibile la malattia” ha spiegato Brunetti, ricordando che DiaDay ha anche consentito di individuare circa 19 mila persone affette da prediabete (con glicemia compresa fra 100 e 124 mg%), pari ad oltre il 13% della popolazione esaminata e una quota altrettanto notevole di soggetti che pur essendo normoglicemici (con valori della glicemia inferiori a 100 mg%) hanno un rischio elevato di sviluppare il diabete in tempi relativamente brevi. “In tutti questi è possibile realizzare l’ambizioso obiettivo di prevenire l’insorgenza della malattia attraverso l’educazione a un corretto stile di vita sotto il profilo alimentare e motorio” ha concluso Brunetti, ricordando come “l’età avanzata, la familiarità diabetica e l’obesità addominale appaiono i principali fattori di rischio per lo sviluppo della malattia.”

Per il presidente della Sid Sesti, i dati raccolti nel corso di DiaDay sono in linea con quelli di altri studi di popolazione, a partire da quello sull’esistenza di 1,5 milioni di persone con malattia conclamata che ignorano di avere il diabete di tipo 2, malattia estremamente insidiosa anche perché può restare per anni  non diagnosticata. Ed è proprio il ritardo nella diagnosi (e quindi nelle terapie adeguate) che può causare danni gravi a livello del sistema cardiovascolare, dei reni e degli occhi.

“I dati dello screening confermano che un numero molto elevato di adulti, pari a 7,5 milioni di persone, ha una condizione di rischio di malattia ovvero quello stato comunemente definito di prediabete” ha detto Sesti. “È importante in questi casi misurare la glicemia ogni 6-12 mesi e se si è in sovrappeso cercare di ridurre il proprio peso corporeo attraverso un cambiamento di stile di vita basato su una dieta equilibrata e su un incremento dell’attività fisica”.

“La prevalenza non solo del diabete ma in generale delle patologie croniche è aumentata del 50% negli ultimi 10 anni” ha osservato da parte sua Paola Pisanti, coordinatore della Commissione Cronicità del ministero della Salute, che ha evidenziato la necessità di spostare l’asse del sistema sanitario nazionale, costruito per risolvere soprattutto patologie acute e quindi ospedale-centrico, per valorizzare le risorse esistenti sul territorio, creando una vera rete di sostegno per il paziente cronico. “Una rete nella quale oltre a medici specialisti, Mmg,  pediatri  e strutture assistenziali domiciliari e no, può giocare un ruolo importante anche la farmacia, grazie alla sua diffusione sul territorio e ai continui rapporti con i cittadini, che le consentono di inserirsi nei processi informativi che permettono di conseguire significativi obiettivi in termini di prevenzione primaria e secondaria, secondo protocolli condivisi con le cure primarie e con la specialistica, anche per quel che riguarda l’aderenza ai trattamenti a lungo termine”.

Anche per questo, ha spiegato Pisanti, “il Piano nazionale della cronicità del 2015 ha proposto la sperimentazione di modalità di coinvolgimento delle farmacie nel percorso di prevenzione primaria e secondaria delle malattie croniche, in risposta ai recenti indirizzi sulla ‘farmacia dei servizi’, che permetterà di conseguire significativi obiettivi in termini di salute”.

Sulla conferma del rilievo assoluto del ruolo della farmacia, anello fondamentale della rete dei presidi sanitari di prossimità, hanno insistito il presidente e il vicepresidente di Fofi, Andrea Mandelli e il già citato D’Ambrosio Lettieri. “Medicina di famiglia e farmacia del territorio sono fondamentali punti di riferimento della sanità territoriale” ha ricordato quest’ultimo, evidenziando come la farmacia, per la sua diffusione capillare, “è chiamata a svolgere un ruolo sempre più rilevante nella governance della nuova sanità” e richiamando l’importanza di un rafforzamento della collaborazione interprofessionale tra medici e farmacisti per sviluppare le attività di prevenzione  che – come dimostrato appunto da DiaDay –  sono uno strumento irrinunciabile per accrescere la consapevolezza dei cittadini, favorendo l’adozione di stili di vita più salutari.

“Diagnosticare tempestivamente il diabete”  ha osservato D’Ambrosio “vuol dire evitare le numerose e gravi complicanze che pregiudicano la qualità della vita e incidono pesantemente sui bilanci della finanza pubblica e delle famiglie. Da quest’ultima iniziativa di Federfarma  scaturisce l’immagine di una farmacia viva, vitale, efficiente e ben sintonizzata con una sanità che investe sul territorio, dove il farmacista è pronto a un nuovo ruolo da protagonista partendo dalle cronicità che sono la vera sfida della politica socio-sanitaria.

“La promozione di corretti stili di vita, la diagnosi precoce e l’aderenza terapeutica” ha concluso il vicepresidente Fofi “rappresentano le pietre miliari della ‘farmacia dei servizi’ che ruota attorno a un professionista competente, credibile e disponibile che si pone con responsabilità e rinnovata consapevolezza al servizio della comunità e in relazione con le istituzioni”.

Concetti in larga parte ripresi anche da Mandelli, per il quale il successo di DiaDay è anche una conferma “della grande fiducia che il cittadino ripone nel farmacista, basata sul riconoscimento della sua disponibilità e della sua competenza, e dell’importanza del ruolo che questo professionista, presente in modo capillare sul territorio, può svolgere nell’opera di prevenzione primaria e di educazione sanitaria e nelle campagne volte a intercettare le persone affette da condizioni di cui non sono consapevoli e che possono essere affrontate adeguatamente quanto più precoce è la diagnosi. Dobbiamo proseguire su questa strada” ha concluso il presidente Fofi “standardizzando le metodiche per ottenere dati e risultati incontrovertibili sotto tutti gli aspetti”.