Diabete tipo 1, arriva il farmaco che elimina il glucosio in eccesso

Roma, 14 settembre – Si chiama sotagliflozin e  si candida a divenire un nuovo e promettente farmaco anti-diabete, dopo le importanti evidenze emerse da uno studio internazionale multicentrico.  Una singola compressa del principio attivo, assunta per via orale, è stata affiancata alla obbligatoria supplementazione di insulina in pazienti affetti da diabete di tipo 1, costretti a vita all’assunzione quotidiana dell’ormone dalla prematura morte delle beta-cellule del loro pancreas, che impedisce loro di produrlo autonomamente.

Il farmaco in studio, preso la mattina a colazione, si è rivelato capace di tenere a bada il glucosio nel sangue e di conservare la propria efficacia pur con un minore apporto di insulina. Un dato significativo per la qualità della vita di pazienti cronici che soffrono spesso, nonostante l’assunzione giornaliera dell’ormone, di sbalzi nei livelli glicemici.

Il trial clinico di fase 3 è durato 24 settimane e vi hanno preso parte 1.402 soggetti con diabete di tipo 1, reclutati da 133 centri di ricerca dislocati in 19 Paesi del mondo. Gli esiti, pubblicati sul New England Journal of Medicine e appena presentati al Congresso europeo sul diabete (Easd) in corso a Lisbona, vedono tra i maggiori principal investigator coinvolti Paolo Pozzilli, ordinario di Endocrinologia e Malattie metaboliche del Campus Bio-Medico di Roma.

La sperimentazione ha accertato che questo nuovo farmaco, che fa parte della classe dei cosiddetti inibitori del riassorbimento del glucosio a livello renale, consentendone l’eliminazione attraverso le urine, è in grado di ridurre il suo assorbimento anche a livello intestinalespiega Pozzilli. “I pazienti che hanno partecipato al trial clinico, grazie all’assunzione di questa compressa hanno registrato una significativa riduzione del fabbisogno insulinico e un notevole miglioramento nei livelli dell’emoglobina glicata, che è indice di buon controllo del metabolismo: in particolare, il farmaco è riuscito ad abbassare la loro glicemia e a mantenerla stabile nonostante, nel contempo, fosse stato ridotto loro l’apporto d’insulina”.

Questo – aggiunge Pozzilli – può significare un minor rischio di complicanze a lungo termine”.

Non solo: il sotagliflozin si è rivelato anche efficace nel ridurre le ipoglicemie, favorire la perdita di peso e controllare la pressione arteriosa nei soggetti in cui era elevata.

Il meccanismo di azione del farmaco è semplice: di norma, dopo un primo filtraggio renale, il glucosio (ma con esso anche il sodio, ecco perché la compressa è efficace pure per normalizzare la pressione) viene riassorbito nel sangue e quindi torna in circolo, almeno fino a quando il livello glicemico non supera quota 180.

Oltre tale limite, il glucosio viene eliminato dall’organismo con le urine e le feci. Il sotagliflozin modifica questa “soglia” glicemica di riassorbimento dello zucchero nel sangue, facendola scendere a 130. Quando la glicemia raggiunge tale livello, scatta l’inibizione delle due proteine trasportatrici del glucosio, che agiscono di solito una nel rene e l’altra nell’intestino (SGLT1 e SGLT2) riportandolo in circolo. Con la loro disattivazione, l’organismo evita di ‘riprendersi’ gli zuccheri nel sangue, consentendone l’eliminazione definitiva.

Gli italiani con diabete di tipo 1 sono circa 300mila. Nel mondo ne sono colpiti 29 milioni di persone, ma il fenomeno è in crescita. Il successo della sperimentazione rappresenta, quindi, una potenziale rivoluzione nel campo della cura di questa patologia autoimmune, detta anche ‘giovanile’ perché di solito colpisce soggetti nell’infanzia o nell’adolescenza ed è generata dalla morte progressiva delle loro beta-cellule pancreatiche, che scomparendo a poco a poco lasciano questi soggetti senza la ‘razione’ giornaliera di insulina, necessaria per smaltire gli zuccheri assunti con l’alimentazione.

La nuova molecola appartiene a una famiglia di farmaci finora testati solo per la cura del diabete di tipo 2, quello che insorge a seguito di obesità o di cattive abitudini alimentari. I trials clinici sui ‘parenti’ del sotagliflozin avevano dimostrato recentemente – in particolare per due di essi, l’empagliflozin e il canagliflozin – la capacità di ridurre di un terzo la mortalità nei pazienti con diabete di tipo 2 per tutte le cause.

Ora si tratta di “verificare sperimentalmente questa molecola, come le ‘cugine’ validate per il diabete di tipo 2″ conclude Pozzilli per vedere se possa avere effetti analoghi sulla mortalità anche nei pazienti con diabete giovanile”.

Se nel prosieguo degli studi  sotagliflozin dovesse confermare le positive evidenze emerse fin qui, la pillola “sugar-killer” potrebbe arrivare sul mercato entro un anno.