Detergenti per le mani al 70%, Federfarma chiede chiarimenti urgenti

Roma, 22 aprile – A pronunciarli, 60 e 70 sono numeri che (per l’assonanza) inducono spesso in errore. Scrivendoli, però, le possibilità di equivoco vengono del tutto meno. E un conto, dunque, è scrivere 60, un altro scrivere 70. Quando a  “dare i numeri” sono pubbliche istituzioni e il contesto è quello (vitale) delle regole e delle informazioni di interesse sanitario, è assolutamente necessario che i numeri siano non solo giusti, ma anche coerenti. E questo non si è verificato nel caso delle indicazioni relative ai prodotti per la disinfezione e detersione delle mani che tanta importanza hanno (in mancanza della possibilità di lavarle con acqua e sapone) nella prevenzione di infezioni da Sars-CoV2.

Secondo gli ultimi aggiornamenti forniti dal ministero della Salute, infatti, i disinfettanti a base alcolica da usare allo scopo devono avere una percentuale di etanolo non inferiore al 70%, indicazione che non collima con quelle precedentemente fornite dall’Istituto superiore di sanità (organo tecnico dello stesso ministero), che in diverse occasioni e documenti aveva sempre fatto riferimento alla  possibilità di usare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.

La difformità, che in primo luogo è tutt’altro che  irrilevante sotto il profilo sanitario, è gravida anche di possibili problemi e conseguenze molto concreti: l’improvvisa “inadeguatezza” ai fini  della disinfezione e detersione della concentrazione di alcol etilico del 60% provocherebbe infatti evitabili carenze di prodotti “in regola” sul mercato nazionale, con un conseguente aumento dei prezzi e nuove cacce spasmodiche al gel o alla soluzione per la disinfezione delle mani.

Da qui la decisione di Federfarma di intervenire sul ministero per chiedere  chiarimenti sulle criticità riscontrate nelle nuove indicazioni ministeriali e , in particolare,  sull’evidente discrepanza con quelle ancora disponibili sul sito dell’Iss. Nella nota urgente inviata al ministero, Federfarma  rappresenta anche l’esigenza di conoscere su quali evidenze scientifiche si basi la nuova indicazione e segnala che il nuovo dato pubblicato sul sito ministeriale non chiarisce se la previsione di una “percentuale di etanolo (alcol etilico) non inferiore al 70%” si riferisca alla percentuale in volume. A tale specifico riguardo, è stato anche osservato che il nuovo limite indicato dal ministero non solo non specifica se peso su peso o volume su volume, ma non riporta neanche il valore di concentrazione massima, il che potrebbe indurre a utilizzare, inefficacemente, alcol puro. IL sindacato dei titolari ricorda anche che per l’immissione in commercio di questo genere di prodotti le norme di settore “prevedono il rilascio di autorizzazione/registrazione da parte del ministero della Salute, all’esito di opportuni controlli che ne valutino la sicurezza per il consumatore e per l’ambiente nonché l’efficacia nelle condizioni di uso indicate ed autorizzate. Non sembrerebbe dunque coerente con tali normative di settore l’indicazione di una percentuale minima di alcol etilico quale parametro discriminante per garantirne l’efficacia”.

Senza contare le già ricordate ricadute pratiche, tra le quali (oltre al rischio di carenze) va  ricompreso anche “il grave nocumento economico che deriverebbe a carico di quelle farmacie che si sono approvvigionate di tali prodotti e che, come noto, hanno massimamente contribuito al calmieramento dei prezzi producendo, attraverso i propri laboratori, prodotti perfettamente conformi alla Farmacopea di riferimento”.