Depakine, Sanofi incriminata per inganno aggravato e lesioni

Roma, 4 febbraio – Incriminata per  “inganno aggravato” e “lesioni involontarie” nel caso della commercializzazione dell’antiepilettico Depakine, al termine di un’inchiesta aperta a settembre 2016.

A dare la notizia della notificazione delle autorità giudiziarie francesi, secondo quanto riferisce un lancio Ansa, è stata ieri sera la stessa Sanofi, l’azienda produttrice del farmaco a base di valproato di sodio, che  commercializza dal 1967 con il marchio Depakine, ma che è presente sul mercato anche con marchi generici ed è prescritto anche per il disturbo bipolare ma presenta un alto rischio di lesioni al feto se assunto da un donna incinta.

I rischi di malformazioni legate al valproato sono noti dalla fine degli anni Settanta, ma è stato necessario aspettare i primi anni 2000 perchè i sospetti diventassero allarme e portassero, dopo ancora qualche anno, a misure cautelari: in Italia, ad esempio, la Nota nformativa importante con la quale l’Aifa segnala il rischio di esiti avversi della gravidanza per i farmaci contenenti valproato porta la data del 5 dicembre 2014. In altri Paesi, le avvertenze (da inserire obbligatoriamente sul foglietto illustrativo) sono arrivate addrittura l’anno successivo.

In Francia, dopo una serie di denunce e iniziative giudiziarie, alla fine del 2016 l’associazione delle vittime di Depakin ha avviato un’azione collettiva contro Sanofi per ottenere il risarcimento per le decine di migliaia di bambini esposte in utero a questo farmaco. Azione arrivata a coronamento con la notizia di ieri sera: Sanofi dovrà rispondere delle sue presunte responsabilità in tribunale, difendosi da ipotesi di reato molto estremamente pesanti.