Decreto farmacia dei servizi, i giochi non sono ancora chiusi

Roma, 17 aprile – Sorpresa, delusione ma anche la speranza che i giochi non siano ancora chiusi e ci sia ancora lo spazio, da qui a giovedì prossimo, per  centrare l’obiettivo di una diversa composizione della rosa delle Regioni  chiamate a sperimentare la remunerazione dei nuovi servizi e delle funzioni assistenziali erogati dalle farmacie.

Questi i sentimenti registrati all’interno della categoria (e non solo) alla notizia, battuta ieri in anteprima nazionale dal nostro giornale, del nuovo schema di decreto che, appunto, individua le nove Regioni per la sperimentazione della “farmacia dei servizi” nel triennio 2018-20, con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.

Come riferito ieri, il nuovo decreto non cambia nulla nell’individuazione delle nove Regioni, che restano Piemonte, Lazio e Puglia per gli anni 2018, 2019 e 2020; Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia per gli anni 2019 e 2020; Veneto, Umbria e Campania per l’anno 2020. Ancora fuori la Toscana, dunque, nonostante per il suo inserimento si fossero attivati in molti, et pour cause: la Regione presieduta da Enrico Rossi, infatti,  ha già avviato con la Asl Toscana Sud Est un progetto di pharmaceutical care, con la partecipazione di Assofarm, Federfarma e Fofi,  finalizzato all’aderenza terapeutica, icasticamente ed elegantemente ribattezzato Adere.

Proprio al fine di sostenere la causa di un inserimento della Regione nel novero di quelle ammesse alla sperimentazione, erano scese in campo le stesse Federfarma e Fofi, anche attraverso incontri  con rappresentanti delle Regioni.

Nella nuova versione dello schema di decreto, le nove Regioni sono però rimaste quelle che erano: l’unica modifica al testo del decreto, ricordata già ieri, si limita infatti ad aggiungere all’art. 2 una specificazione relativa al monitoraggio della sperimentazione, che al fine dell’eventuale estensione della farmacia dei servizi sull’intero territorio nazionale dovrà non solo verificare “le modalità organizzative” ma anche “le ricadute in termini sanitari ed economici”.

Ma è proprio la natura e il contenuto di quell’aggiunta a far sperare che ci siano ancora spazi per modifiche dell’ultima ora: come evidenzia oggi un articolo di F Press,  la modifica sembra infatti “cucita su misura” proprio per il progetto Adere della Regione Toscana, che coinvolge in rete farmacie, medici di famiglia e infermieri per la presa in carico e il monitoraggio delle terapie nelle cronicità, ponendo tra i suoi obiettivi quello di misurare con dati e rilevazioni inoppugnabili il contributo della “farmacia dei servizi” al governo clinico del territorio e alla sostenibilità della spesa.

Da qui, ricorda F Press, il sostegno di Federfarma e Fofi al progetto toscano, con l’obiettivo di arrivare a inserire fin da subito e per l’intero triennio 2018-20 la Toscana nella sperimentazione sulla farmacia dei servizi disposta dalla Legge di bilancio. Obiettivo che però – alla luce della nuova bozza di decreto predisposta dal ministero della Salute di concerto con il Mef, sulla quale giovedì prossimo si dovrà esprimere la Conferenza delle Regioni – sembrerebbe definitivamente mancato. “Ma l’ultima parola spetta alle Regioni” osserva la newsletter della Fondazione Murialti, ricordando anche che  proprio dal fronte regionale, nelle settimane passate, “erano già arrivati diversi segnali che facevano ben sperare”.

Ci sarebbero dunque ancora spazi per l’ottimismo, secondo il giornale, che al riguardo riporta le parole dell’ex DG Aifa Nello Martini (direttore scientifico del progetto Adere della Toscana) che rivolge un invito a tutti i protagonisti della partita, a partire dai rappresentanti delle farmacie: mantenere un profilo basso, dal momento che la decisione finale è delle Regioni e di nessun altro e dunque – conclude F Press –  “andare a bussare ad altre porte per chiedere sostegno potrebbe indisporre ed essere interpretato come un tentativo di aggiramento. E non ne verrebbe niente di buono”.