Ddl Lorenzin, sugli Ordini novità per regole voto e durata mandati

Roma, 6 giugno – Mentre l’accordo sulla nuova legge elettorale tra i partiti numericamente più importanti, sondaggi alla mano, è ormai concluso e si viaggia dunque verso lo scioglimento delle Camere (Mattarella permettendo), in Parlamento prosegue l’iter di provvedimenti “di lungo corso” che, forse, non faranno a tempo ad arrivare fino in fondo prima della ormai annunciata fine anticipata della legislatura,

Tra questi, c’è il ddl che contiene Deleghe al Governo in materia di sperimentazione clinica dei medicinali, di aggiornamento dei livelli di assistenza, nonché disposizioni di riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza del Ministero della salute, meglio noto alle sbrigative cronache giornalistiche come ddl Sanità o ddl Lorenzin.

Il provvedimento, una sorta di piccolo omnibus dal cammino lungo e controverso (è in ballo da 1200 giorni) è stato già approvato a Palazzo Madama poco più di un anno fa ed è già stato sensibilmente modificato in  Commissione Affari sociali a Montecitorio, dove prosegue l’esame e sono attesi altri cambiamenti, prima del suo approdo in Aula per il voto e quindi il ritorno in Senato per la terza lettura.

Tra le ultime modifiche approvate in Commissione, ne vanno segnalate due, sicuramente rilevanti, che riguardano gli Ordini professionali: la prima, proposta da un emendamento a firma del relatore, il presidente della Affari sociali Mario Marazziti, ha cambiato il quorum delle assemblee elettorali per l’elezione degli organi degli Ordini, stabilendo che esse saranno valide in prima convocazione solo se avrà votato almeno la metà degli iscritti (attualmente la soglia è di un quarto). In seconda convocazione basterà invece che il numero di votanti non sia inferiore a un quarto degli iscritti.

Non meno rilevante l’approvazione dell’emendamento Pd (riformulato) che prevede che chi abbia già ricoperto incarichi apicali  (presidente, vicepresidente, tesoriere e segretario)  “può essere rieletto nella stessa carica consecutivamente una volta sola”. Il limite sale però a due mandati consecutivi in sede di prima applicazione.

Sempre di iniziativa Pd è l’emendamento, anch’esso approvato, che introduce  l’equilibrio di genere e il ricambio generazionale tra i criteri di elezione dei membri dei comitati centrali delle Federazioni nazionali.