Ddl Lorenzin, medici sugli scudi: “Via da tutti i tavoli istituzionali”

Roma, 11 ottobre – Fermiamo tutto e ripartiamo dal via, ovvero dal testo originario proposto nel 2014 dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Finché non accadrà, “con l’avvio immediato di un confronto costruttivo con il Governo e con tutte le forze parlamentari”, i medici si alzano da tutti i tavoli di lavoro istituzionali in cui sono impegnati, sospendendo tutte le collaborazioni.

Questa la decisione scaturita ieri dal Consiglio nazionale della Fnomceo, la Federazione degli ordini dei Medici, riunitosi a Roma in seduta straordinaria nella sede del ministero proprio per discutere il cosiddetto ddl Lorenzin, segnatamente nella parte dedicata al riordino della disciplina degli Ordini delle professioni sanitarie, contenuta nell’art. 4 del testo licenziato dalla Commissione Affari sociali della Camera, ora in discussione in Aula a Motecitorio.
A giudizio della federazione presieduta da Roberta Chersevani (nella foto), la riforma degli Ordini  “disegnata” dal testo presentato nel 2014 da Lorenzin (riforma peraltro necessaria e sollecitata dagli stessi Ordini professionali della sanità, ancorati alla legge istitutiva del 1946, ormai inadeguata) è stata snaturata dai troppi cambiamenti intervenuti in Parlamento, al punto da indurre la stessa Lorenzin a osservare che la formulazione attuale del provvedimento ha tutti i presupposti “per fare emendamenti migliorativi”. Un modo morbido, quello della ministra, per dire che il testo è stato cambiato in peggio e sarebbe opportuno rimetterci le mani.

Più duri, invece, i toni utilizzati dalla Fnomceo in un documento approvato all’unanimità al termine del Consiglio direttivo straordinario di ieri, dove si sostiene che le  trasformazioni subite dal testo iniziale durante l’iter parlamentare “hanno determinato uno stravolgimento tale da renderlo incompatibile con quella riforma degli Ordini che negli auspici della professione medica e odontoiatrica doveva ammodernarne le funzioni”.
L’insieme dell’articolato limita gravemente l’autonomia della professione – si legge ancora  nel documento – tanto da renderla amministrata e sotto tutela politica. E, se condizionata dalle ingerenze della politica, la professione medica e odontoiatrica non può garantire il cittadino”.
A questo punto dell’iter, con il provvedimento già in Aula, la Fnomceo ritiene estremamente improbabile che il testo possa essere oggetto di interventi migliorativi, nonostante le disponibilità in questo senso manifestate da parlamentari autorevoli come lo stesso relatore del ddl, Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari sociali, e la deputata del Pd Donata Lenzi, ieri ospite del Consiglio straordinario Fnomceo. Ma, rilevato che “i principi espressi nella audizione della Fnomceo in data 10 ottobre 2016, presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera, sono stati disattesi”, per la federazione professionale dei medici è ormai evidente che “la discussione parlamentare sul testo in esame non sarà in grado di licenziare una legge organica capace di rispondere ai principi deontologici a garanzia della salute“.
Inevitabile, dunque, la decisione di ritirare i propri rappresentanti da tutti i tavoli istituzionali, sia nazionali sia locali, peraltro già prefigurata nei giorni scorsi, subito dopo l’approvazione del ddl 3868 da parte della XII Commissione.