Ddl Lorenzin, Lenzi (Pd) risponde ai medici: “Solo accuse generiche”

Roma, 12 ottobre – Mentre proseguono le prese di posizione a favore o contro il ddl Lorenzin, nella parte dedicata alla riforma degli ordinamenti professionali, la capogruppo del Partito democratico in Commissione Affari sociali, Donata Lenzi (nella foto), ospite alla seduta straordinaria del Consiglio direttivo della Fnomceo che ha deciso all’unanimità di ritirarsi da ogni tavolo di collaborazione istituzionale finché il provvedimento non verrà riscritto, ha preso ieri le distanze dalla drastica decisione della federazione professionale dei medici.

Per l’esponente democratica, quelle contenuto nel documento finale del direttivo Fnomceo sono “accuse generiche”, in una fase nella quale servirebbero invece rilievi puntuali, come quelli formulati da altri Ordini, “che aiuterebbero il confronto”.
Lenzi ha voluto ricordare che il lavoro della XII Commissione della Camera sull’articolo 4 è stato orientato a una serie di principi importanti e condivisi, come  “favorire la partecipazione al voto (ora intorno al 10-15%) anche con il possibile (e non obbligatorio) ricorso al voto su più sedi o elettronico, favorire la partecipazione delle donne e delle generazioni di professionisti più giovani alla vita degli Ordini, limitare il numero dei mandati per favorire il ricambio, prevedere la terzietà dei membri del seggio elettorale, introdurre i revisori esterni, come, per altro, abbiamo fatto in tutte le riforme di altri settori approvate in questa legislatura”, favorire gli accorpamenti di ordini piccoli con il loro accordo, favorire, e non imporre, il mettersi insieme tra più ordini per offrire servizi a un costo più contenuto, prevedere la possibilità di adottare quote di contribuzione più basse per chi è non occupato”.

Una elencazione puntigliosa, quella della Lenzi, in tutta evidenza finalizzata a chiarire che la formulazione del contestatissimo articolo 4 non rappresenta in alcun modo un tentativo della politica di limitare l’autonomia ordinistica, ma al contrario esprime la volontà di eliminare le evidenti criticità prodotte dalle regole attuali, risalenti a oltre 70 anni fa e in tutta evidenza ormai inadeguate.

Lenzi, a ogni buon conto, ribadisce “la piena disponibilità al confronto perché tutto è correggibile”, augurandosi però che “la disponibilità ci sia tra tutte le parti”.

Ieri, intanto, sulla questione hanno preso posizione anche due importanti sindacati medici, l’Anaao e la Cimo, con un giudizio in entrambi casi negativo sul provvedimento all’esame dell’Aula di Montecitorio. Riconosciuto che l’Ordine professionale così com’è oggi è “un organismo imperfetto” ed è dunque del tutto pacifica la necessità di aggiornare le norme che lo regolano,  l’Anaao, sindacato della dirigenza medica, osserva però che l’articolo 4 del ddl Lorenzin, nella stesura in discussione alla Camera dei Deputati, “va al di là dell’esigenza di un adeguamento, da tutti condiviso, per proporre elementi negativi che sembrano creati apposta per suscitare sfiducia e conflitti”.

“Alle leggi – scrive l’Anaao in una nota  – spetta delineare i principi e le regole del gioco. Si demandino ad atti di rango secondario i compiti di declinare e adattare ai tempi che cambiano le modalità attuative, anche quelle riguardanti procedure elettorali. Per le quali la politica, nel necessario adeguamento, non può pensare di imporre agli altri quello che non vorrebbe fosse fatto a se stessa, avventurandosi anche in inventive, quali il voto telematico, la cui affidabilità è ancora sub iudice”.
“La Fnomceo è organo dello Stato e come tale deve rivendicare per la sua dirigenza un ruolo di interlocuzione dalla politica senza sottrarsi alla apertura del dialogo ed al confronto costruttivo”
conclude la nota del sindacato dei dirigenti medici “per evitare di aspettare altri 70 anni un necessario adeguamento normativo. Tanto più di fronte a una categoria alle prese con il peggioramento delle condizioni di lavoro e difficili rinnovi di contratti e convenzioni, e alla incertezza sulle condizioni della sostenibilità di un Ssn in progressivo definanziamento in cui il collasso del sistema formativo mette a rischio il futuro dei giovani e la stessa disponibilità di medici per la sanità pubblica”.

Anche la Cimo mette in discussione l’intero impianto del ddl Lorenzin, condividendo la decisione di Fnomceo di rompere la collaborazione istituzionale. Il bersaglio dei rilievi, però, è anche in questo caso l’art. 4, attraverso il quale “si concretizza il vero obiettivo denunciato dalla Fnomceo che è quello di voler fortemente limitare l’autonomia professionale rendendola ostaggio di una amministrazione controllata dalla politica” spiega la Cimo. “Non ci convincono le nuove modalità di elezioni, come non ci convince il Collegio dei Revisori la cui iscrizione al Registro dei revisori legali comporterà costi aggiuntivi per ciascun Ordine professionale. In altre parole l’ennesima ammucchiata di articoli e commi nell’ottica di una evidente involuzione della normativa”.

Sull’altro fronte, scende in campo con una nota ufficiale la Federazione nazionale dei collegi delle ostetriche (Fnco),  per chiedere – analogamente agli infermieri – la rapida approvazione del ddl Lorenzin,  che dare alle categorie dei professionisti sanitari le certezze normative che ancora mancano. Per Fnco, infatti,  il fallimento della piena attuazione, nel 2008, del dettato dell’art. 3 della Legge 43/2006, che avrebbe dovuto trasformare i collegi professionali esistenti in ordini professionali,”ha prodotto grande delusione negli oltre 650mila professionisti delle 22 professioni sanitarie, di cui 523mila alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale. Con l’approvazione del ddl 3668 si annulla l’anacronistica e anomala distinzione tra Collegi e Ordini in quanto gli Iscritti agli albi professionali, dal 2001, non sono diplomati ma ‘laureati’ e ‘laureati magistrali’ (Dm 509/199) e, come professionisti intellettuali, chiedono una tutela ordinistica”.

La Federazione delle ostetriche ricorda anche che la conversione in legge del dl Lorenzin, “offre al cittadino una tutela della salute prevedendo misure più rigide per contrastare il dilagante fenomeno dell’abusivismo che danneggia prima il cittadino e poi il professionista”.
Da qui la richiesta, a nome delle 22mila ostetriche italiane, di pervenire in tempi brevi all’approvazione del tanto atteso disegno di legge, “diventato, oggi più che mai, indispensabile per il cittadino, i professionisti e il sistema salute”.