Ddl Lorenzin, le proposte di emendamento sulle parafarmacie fanno il pieno di critiche

Roma, 29 maggio – Tiro incrociato ad alzo zero sui quattro emendamenti presentati al ddl Lorenzin per (provare a) risolvere la “anomalia italiana” rappresentata dalle parafarmacie. Le proposte correttive, a volerne sintetizzare il contenuto, partono da un abbassamento del quorum, in deroga alla pianta organica, a 2.900 (o 2.800, secondo un’altra proposta) residenti nei comuni con più di 5mila abitanti. Le sedi in più che ne risulterebbero verrebbero quindi assegnate ai farmacisti con almeno tre anni di esperienza come proprietari o direttori di parafarmacia, sulla base di graduatorie stilate sulla base di criteri e procedure non del tutto chiariti e delle successive assegnazioni. In alcuni emendamenti, l’assegnazione al titolare di parafarmacia è subordinata alla  rinuncia dell’eventuale farmacia vinta con il concorso straordinario o alla cessione della parafarmacia.

Un mezzo pastrocchio che – ferma restando la necessità di risolvere il nodo degli esercizi di vicinato abilitati alla vendita di farmaci – non piace però né alle farmacie né alle parfarmacie.

Un metodo però che non piace nemmeno alla federazione nazionale delle parafarmacie italiane. e la previsione di una distanza minima di 200 o 400 metri dalle farmacie già esistenti

“Nessuna delle proposte prevede misure dirette a rimuovere una volta per tutte gli esercizi di vicinato”  afferma su Filodiretto la presidente del sindacato dei titolari Annarosa Racca, parlando di proposte irricevibili “nel metodo prima ancora che nei contenuti”. La “dimenticanza” della previsione di eliminare una volta per tutte e per sempre l’istituto della parafarmacia è infatti un limite esiziale, perché, secondo Racca, “si continuerebbero ad aprire parafarmacie e si ripeterebbero le pressioni sulla politica per una nuova sanatoria. Non è concepibile: in un Paese serio chi rispetta le regole viene tutelato, altro che scorciatoie per furbetti“.

Non meno dura la posizione espressa da Marco Cossolo, presidente di Federfarma Torino e front man di Farmacia Futura, lo schieramento che punta a conquistare la presidenza di Federfarma nelle elezioni di domani 30 maggio: “Intanto, bisogna vedere se e quanto gli emendamenti ci azzecchino con il contenuti del ddl Lorenzin, a tutt’altre fattispecie dedicato” spiega Cossolo, spiegando che – oltre alla questione della pertinenza, che è di metodo – le proposte correttive sulle parafarmacie hanno giganteschi limiti dal punto di vista del merito.

Si prefigura un’ulteriore diminuzione del quorum in una situazione in cui non sono ancora chiari, per le contrastate vicende del concorso straordinario, gli effetti sulla sostenibilità del sistema dovute alla riduzione operata con il Cresci Italia del 2012″ chiarisce il presidente dei titolari torinesi. “Nessun politico avveduto può pensare di affrontare questioni così rilevanti come quelle del servizio farmaceutico in un quadro che è ancora in divenire, pretendendo per giunta di farlo a colpi di emendamenti. Ora, siamo abbastanza smaliziati da pensare che a iniziative di questo tipo, destinate con ogni probabilità a non arrivare da nessuna parte, non siano estranee strizzatine d’occhio in prospettiva  elettorale, vista la particolare congiuntura politica del nostro Paese. Ma si tratta di giochetti poco seri e nei quali, ormai, non casca più nessuno”.

Per Cossolo sarebbe invece ora di aprire un confronto serio sul tema, aprendo un tavolo apposito, se del caso con il coinvolgimento di tutta la filiera. “Se dare vita alle parafarmacie è stata una scelta politica improvvida e sbagliata, come ormai sostengono anche gli esponenti politici del partito che quella scelta volle nel 2016″ spiega Cossolo “il meno che si possa fare è quello di porvi rimedio senza correre il rischio di commetterne altri per  eccesso di approssimazione e fretta. Sul servizio farmaceutico non si può che ragionare in termini complessivi, di sistema. E, se – come confidiamo – i colleghi volessero premiarci con la loro fiducia in occasione della prossima elettorale per il rinnovo dei vertici del nostro sindacato nazionale, uno dei nostri primi impegni sarà appunto quello di far capire agli interlocutori politici che il settore delle farmacie non può essere terreno per colpi di mano o alzate di ingegno, ma reclama interventi ragionati e partecipati, frutto di un confronto serio e approfondito”.

Ma non solo solo gli esponenti della farmacia, a esprimere perplessità sugli emendamenti in materia di parafarmacie al ddl Sanità. Dubbi arrivano anche dalla sponda opposta, quella delle parafarmacie, che reclamano da tempo misure per uscire dal limbo nel quale sono confinate.

Pur salutando con favore la ripresa di interesse per la tematica e per il dialogo che, da qualche tempo, si è aperto con alcuni esponenti politici (in primis la deputata Pd Silvia Fregolent) il presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane Davide Gullotta è tutt’altro che convinto dell’approccio al problema che scaturisce dagli emendamenti: “Non si può pensare a intervenire sulla questione introducendo paletti che finiscono per discriminare e lasciare indietro qualcuno” afferma Gulotta “né tanto meno pensando a selezioni e graduatorie, che come ci insegna l’esperienza, producono solo il risultato di creare illusioni senza dare certezze, neppure in termini di tempo.  E non si può che diffidare e nutrire dubbi su ulteriori interventi per ridefinire le piante organiche, esposti a ogni sorta di conflitti e ricorsi”.

Ma a Gullotta non piace, in radice, il concetto di cui gli emendamenti sembrano essere espressione, e cioè che le parafarmacie sono un errore, un’anomalia da sanare.

Un binomio, quello parafarmacia-errore, che ferisce Fnpi e che Gullotta non solo non vorrebbe non sentire più nominare dai politici, ma vorrebbe addirittura rovesciare: “Le parafarmacie hanno portato sul territorio un farmacista al fianco della popolazione e hanno creato occupazione” spiega il presidente Fnpi “e ci dispiace che la politica ancora non riesca a cogliere l’opportunità che hanno rappresentato e il fatto che siano piuttosto risorse da valorizzare”.

Ma, con l’occasione, Gullotta scocca una freccia avvelenata anche contro le proposte contenute nella proposta contenuta nel programma elettorale presentato dagli vertici uscenti di Federfarma che, come condizione per riassorbire nel sistema i titolari di parafarmacia, propongono tout court di eliminare i farmacisti  dagli esercizi abilitati a vendere farmaci in esercizi diversi dalla  farmacia. “Questo metterebbe a rischio i posti di lavoro di tutti quei farmacisti che lavorano nella Gdo e nelle parafarmacie che appartengono a privati e non a farmacisti” spiega Gullotta. “Colleghi, cioè, non sarebbero interessati da alcuna sanatoria e che correrebbero il pericolo di vedersi licenziati in massa da un giorno all’altro”.