Fofi su Ddl Lorenzin: “Un errore dire no agli infermieri in farmacia”

Roma, 26 ottobre – Dalla Fofi arriva una netta censura alla decisione di eliminare dal testo del ddl Lorenzin approvato ieri alla Camera la norma, contenuta nel testo originario, che avrebbe modificato l’art. 102 del Testo unico delle leggi sanitarie (vecchia di 80 anni) consentendo ad altri professionisti sanitari (ad esclusione, ovviamente, di medici e veterinari, abilitati alla prescrizione di farmaci) di svolgere la loro attività in farmacia.

La mancata introduzione della norma, protesta il segretario della Fofi Maurizio Pace (nella foto) vanifica la previsione della “farmacia dei servizi”, che pure è prevista da una legge dello Stato. “Se resta in vigore il testo di oltre 80 anni fa, i cittadini non potranno trovare nelle farmacie un fisioterapista o un infermiere, e non potranno farsi praticare un’iniezione intramuscolare o cambiare una medicazione” spiega il rappresentante della Federazione, evidenziando appunto l’aperta contraddizione non solo con la legge sulla farmacia dei servizi del 2009, che andava nella direzione di rendere le farmacie dei presidi polifunzionali, ma anche “con l’atto di indirizzo per il rinnovo della Convenzione delle farmacie ma anche con le esperienze di decine di Ppaesi di tutto l’Occidente industrializzato e con una mole di lavori scientifici che hanno dimostrato l’efficacia di questo modello di intervento della farmacia di comunità”. 

 “Non si capisce a quale logica obbedisca questa decisione: come altre prese a proposito della vita delle professioni sanitarie, sembra dettata soprattutto dalla scarsa conoscenza della materia su cui si va a legiferare” afferma ancora Pace, puntando l’indice contro un’azione legislativa che “da una parte toglie vincoli all’azione dei soggetti economici più forti e, dall’altra, mantiene limitazioni che penalizzano in primo luogo il cittadino e l’assistenza sul territorio”.

Netto il giudizio negativo finale sul ddl Lorenzin, definito “una riforma all’altezza della storia degli Ordini delle professioni sanitarie”.  Anche se, conclude Pace, “dopo una legislatura all’insegna della svalutazione di tutti i corpi intermedi della società, non era lecito aspettarsi un esito differente”.