Ddl Lorenzin, Fnomceo strappa: “Sì a riordino, ma testo da cambiare”

Roma, 5 ottobre – La Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri ha deciso di uscire, sbattendo la porta, da ogni collaborazione istituzionale in essere, per dare alla politica e all’opinione pubblica un segnale inequivocabile della ferma contrarietà della professione medica ad alcune delle misure del ddl  in materia di riforma degli ordinamenti professionali che porta la firma della titolare della Salute Beatrice Lorenzin (nella foto), proprio alla vigilia del voto dell’Aula della Camera su un provvedimento che rimbalza da quattro anni tra i due rami del parlamento.

In un comunicato stampa, la Fnomceo “stigmatizza l’atteggiamento della politica rispetto ad un reale e necessario riordino del sistema di rappresentanze istituzionali” e “vista la stesura dell’articolo 3 bis del ddl Lorenzin sulla riforma degli Ordini, prende atto del fatto che l’attuale testo superi la reale esigenza di un adeguamento istituzionale, da tutti condiviso, per rappresentare di fatto l’introduzione di un primato della politica dei partiti sulle rappresentanze istituzionali della professione“.

La federazione professionale dei medici, in particolare, esprime perplessità sulla previsione di imbarcare nel novero delle professioni sanitarie ordinate e regolamentate figure come gli osteopati e i chiropratici, con un percorso che viene considerato assurdo e paradossale: “Prima si fanno le professioni e poi le regole per i titoli” lamenta il vicepresidente Fnomceo Maurizio Scassolasanità24. “E poi, perché decidere di farlo adesso, quando la nuova normativa sul rischio clinico (legge Gelli 24/2017) è ancora in fase di completamento? Si crea caos e disorientamento”.

Per i medici, l’articolo 3-bis del ddl Lorenzin altro non è che un regalo a lobby e amici degli amici che però si traduce in un grave vulnus della politica all’autonomia e alla responsabilità degli ordini professionali, che dopo 70 anni di immobilismo hanno bisogno di riforme e tutele rinnovate e non di forzature che rischiano di creare scompensi nel Ssn e disorientamento nei pazienti.

Non si tratta, spiega ancora Scassola,  di un arroccamento su posizioni ormai fuori dalla storia, ma di reclamare il necessario rispetto delle regole sulla formazione, una presa di coscienza di ciò che comporta essere al servizio del paziente, con tutto il carico di responsabilità legali e procedurali.

Tra l’altro, osserva Scassola, il ddl si occupa anche di aspetti procedurali come il rinnovo delle cariche apicali degli ordini, introducendo il voto on line e altri dettagli “nel completo arbitrio”, demandando poi ai professionisti gli oneri della concreta attuazione e operatività. “Insomma” spiega il vicepresidente della federazione “la politica chiede agli altri di fare qualcosa, come il voto telematico, che per sé non ha nessuna intenzione di fare”.

Ingerenze ritenute inaccettabili, soprattutto laddove si traducono nellintroduzione di quel “primato della politica dei partiti sulle rappresentanze istituzionali della professione” ricordato dalla Fnomceo nel suo comunicato e di fronte al quale gli ordini dei medici convocheranno a breve un consiglio nazionale straordinario urgente “per dare atto ai Presidenti degli Ordini provinciali di aver svolto il mandato di merito affidatogli e condividere la proposta di sospendere ogni collaborazione istituzionale, anche a livello periferico”.
La federazione professionale di medici e dentisti conclude con l’auspicio di una revisione del testo e con l’invito al Parlamento a rivedere la propria posizione e tenere conto del fatto che “l’autonomia della professione dalla politica è elemento di tutela e garanzia per la salute dei cittadini e per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”.