Ddl Lorenzin, audizione in Senato per medici, farmacisti e veterinari

Roma, 29 novembre – Mentre l’Aula del Senato si accinge all’esame e al primo voto sulla manovra del prossimo anno licenziata ieri dalla Commissione Bilancio, per poi passare la palla alla Camera (dove, molto probabilmente, il testo del provvedimento subirà aggiustamenti che imporranno un ritorno in terza lettura a Palazzo Madama), aumentano gli interrogativi sui disegni di legge, importanti e altrettanto controversi, che attendono la fine della sessione di  bilancio per conoscere la loro sorte.

Su tutti spiccano i disegni legge politicamente più divisivi, quelli sul biotestamento e sul cosiddetto ius soli, entrambi terreno di uno scontro che va ben oltre il merito, per guardare in via pressoché esclusiva alle ricadute in termini di consenso elettorale. Ma non meno divisivo si è rivelato il provvedimento di più diretto interesse per la professione farmaceutica, ovvero quel ddl Lorenzin che contiene la riforma  degli ordini delle professioni sanitarie.

Sul provvedimento approvato alla Camera il 25 ottobre scorso pesa infatti la fatwa delle federazioni nazionali degli ordini professionali più importanti, quelli di medici, farmacisti e veterinari, che hanno sparato ad alzo zero sui contenuti del ddl approvato a Montecitorio, esprimendo la loro “netta contrarietà” e arrivando a costituire un comitato di coordinamento interfederale finalizzato a ottenere modifiche sostanziali a un testo che così com’è, sostengono le tre federazioni, “non rappresenta lo strumento idoneo al rinnovamento delle professioni già ordinate e alla configurazione in Ordini di professioni sanitarie non ancora ordinate. Si tratta, infatti, di un impianto normativo che non affronta il cuore delle questioni, ma che interviene su specifici punti del testo del 1946 senza proporre per gli Ordini un ruolo che sia effettivamente nuovo e moderno”.

I rappresentanti delle tre professioni verranno sentiti in audizione domani, 30 novembre, dalla Commissione Sanità di Palazzo Madama, dove avranno modo di chiarire ulteriormente le ragioni della loro ferma opposizione al provvedimento.

La decisione di aprire una nuova fase di audizioni informali prima ancora dell’incardinamento del ddl in Senato, dopo quelle già tenutesi nel lungo iter parlamentare del provvedimento (ma Fnomceo, Fofi e Fnovi lamentano invece che la definizione della riforma “non ha visto il coinvolgimento dei professionisti, in ossequio a un malinteso primato della politica)  si presta a due letture: la prima è con ogni probabilità la volontà della maggioranza di dare un segnale della intenzione di condurre in porto il provvedimento, approvandolo prima della fine della legislatura. La seconda, quella di  manifestare in ogni caso attenzione e disponibilità alle istanze critiche di medici, farmacisti e veterinari, anche se è di tutta evidenza che rimettere mano al testo del ddl licenziato dalla Camera significherebbe decretarne la fine.

L’unica possibilità di approvare il provvedimento, che “balla” in Parlamento ormai da quattro anni, è infatti  quella di votare il testo così come pervenuto dalla Camera. “Se c’è chi vuole modificare il testo o allungare eccessivamente i tempi di lavoro, dovrà prendersi le sue responsabilità” ha ammonito in proposito la presidente Pd della Commissione Sanità  Emilia Grazia De Biasi. “Per quanto mi riguarda, non esiterò a fare nomi e cognomi di chi impedirà il riconoscimento professionale di migliaia di operatori”.

Il futuro del ddl Lorenzin, insomma, è ancora da scrivere e le possibilità che il provvedimento non ce la faccia a tagliare il filo di lana dell’approvazione definitiva sono decisamente in aumento, anche per questioni di calendario. Il ddl, come già ricordato, non è ancora stato incardinato in Senato, dove  in ogni caso è in coda ad altri provvedimenti importanti (i già ricordati disegni di legge su biotestamento e ius soli).

Quasi certamente, inoltre, la riforma delle professioni dovrà anche aspettare che la manovra 2017, dopo l’esame di Montecitorio, finisca il suo ultimo giro a Palazzo Madama. Aggiungendo al tutto la pausa dell’attività legislativa per le ormai vicine festività, è evidente che i tempi per l’approvazione del provvedimento sono davvero stretti e passano in ogni caso per il rispetto vincolante di una  condizione, quella di votare il testo licenziato dalla Camera, senza modifiche. Che è poi quello che chiedono a gran voce le 22 professioni sanitarie non mediche che fanno parte dell’area infermieristico/ostetrica, dell’area della riabilitazione, dell’area tecnico/assistenziale e dell’area della prevenzione, cinque delle quali  già costituite in tre Collegi (infermieri, infermieri pediatrici, ostetriche, tecnici di radiologia medica, educatori sanitari) ma 17 ancora prive di qualsiasi normativa di questo tipo. Si tratta in totale di circa 653 mila professionisti.

Le loro istanze devono però fare i conti con la ferma opposizione all’approvazione della riforma così come è formulata  di Fnomceo, Fofi e Fnovi, sigle che rappresentano a loro volta circa 450 mila professionisti.

Numeri sui quali, c’è da scommetterci, rifletteranno molto – in termini di possibili, potenziali ricadute elettorali – gli schieramenti politici al momento di decidere le sorti del ddl Lorenzin.