Ddl Concorrenza, sono una trentina gli emendamenti in Commissione

Roma, 19 luglio – È scaduto ieri il termine per la presentazione degli emendamenti al testo del ddl Concorrenza all’esame della Commissione Industria del Senato. Una trentina le proposte correttive avanzate dai senatori, che come più volte ricordato potevano essere riferite soltanto a quei capitoli del provvedimento  modificati alla Camera (energia, assicurazioni, telemarketing, società di odontoiatri e bonifica dei terreni utilizzati da distributori dismessi di carburanti). Come annunciato, relatori e Governo si sono astenuti dal presentare proposte di modifica.

Un dettaglio, questo, che suona a conferma dell’intendimento di maggioranza ed esecutivo di chiudere finalmente la neverending story del provvedimento, a due anni e mezzo dalla sua presentazione.

Fuori dal coro, invece  – ma era previsto, dopo le critiche apertamente espresse in Commissione poco più di una settimana fa – il presidente della 10a Commissione Massimo Mucchetti (Pd, nella foto), che ha presentato due emendamenti, uno in materia di energia e l’altro sul tacito rinnovo delle polizze assicurative.

Considerando che il Parlamento in carica non avrà occasione di esaminare e approvare altri provvedimenti in materia, ritengo che ognuno debba valutare a fondo la responsabilità che si assume” aveva affermato in Commissione Mucchetti, spiegando che “in assenza di correzioni le criticità sarebbero destinate a rimanere”. Una posizione  coerentemente confermata dalla decisione di presentare le sue proposte di modifica, nonostante l’indicazione di maggioranza (e governo) sia quella, rappresentata dal relatore Marino, di una “immediata e definitiva approvazione del ddl, rinviando eventuali necessarie modifiche e miglioramenti ad altri e successivi interventi legislativi”, anche in considerazione del fatto che un’ulteriore ritardo “potrebbe incidere sulla credibilità del Senato, in certa misura compromessa dalla lunga gestazione”.

Si vedrà se e quanto la sortita di Mucchetti (sempre piuttosto critico nei confronti dei contenuti di un provvedimento che, a suo giudizio, si andava configurando come molto deludente, tanto da definirlo già nell’aprile del 2016, durante la seconda lettura in Senato, un topolino partorito dalla montagna”) sia assunta per onor di firma o sia invece il segnale che qualche masso erratico potrebbe ancora mettersi di traverso e impedire la conclusione dell’iter del provvedimento.

A prefigurare l’eventualità è stato del resto lo stesso Mucchetti, nel suo intervento in Commissione dell’11 luglio scorso, quando osservò che alla ripresa dei lavori, nell’imminenza della manovra di bilancio, “non ci saranno le condizioni per varare un provvedimento che maggioranza e opposizione, ciascuna con le proprie impostazioni, auspicavano al fine di approfondire e migliorare la politica della concorrenza del Governo”.

In ogni caso, almeno ufficialmente, la maggioranza (o quel che ne resta, dopo l’evidente smarcamento degli ultimi giorni della componente alfaniana) auspica di approvare il ddl 2085 B entro la pausa estiva, rispettando dunque il calendario già fissato, che ha inserito il provvedimento in Aula nelle sedute dal 1° al 3 agosto prossimi.

Scadenza che, ovviamente, impone che la trattazione degli emendamenti in Commissione Industria, non appena la 5a Commissione Bilancio li avrà vagliati, sia brevissima e si concluda con il licenziamento del testo già questa settimana o al più tardi nelle prime sedute della prossima.

Tutto cambierebbe, ovviamente, se anche solo una delle ultime proposta di modifiche dovesse essere approvata: Marino, al riguardo, è tornato ieri a esprimere la “sensazione che l’intenzione sia quella di rispettare l’impegno formulato nelle settimane scorse e chiudere entro i primi di agosto”. Ma il relatore, evidentemente scottato da precedenti non proprio rassicuranti, non rinuncia a una chiosa che forse è solo scaramantica, ma potrebbe anche essere espressione di un timore: “Calendario dei lavori permettendo, ovviamente”.

Si ricorda ancora una volta, in ogni caso,  che laddove il provvedimento fosse approvato definitivamente dal Senato, le misure relative alle farmacie, contenute nei commi dal n. 157 al n. 166 resteranno quelle approvate dal Senato a maggio: la breve sintesi dei loro contenuti è riportata in questo articolo di due settimane fa.