Ddl Concorrenza oggi in Aula, domani pomeriggio il voto

Roma, 26 giugno – A termini di calendario, oggi alle 13.00 e nella seduta pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna,  avrà luogo la discussione generale del ddl Concorrenza, che arriva in Aula dopo le quattro modifiche introdotte giovedì scorso, su iniziativa del Pd di Matteo Renzi, dalle Commissioni Finanze e Attività produttive di Montecitorio.

Quattro, come noto, gli emendamenti che – vanificando i molti appelli ad approvare il testo così come approvato a Palazzo Madama –  sono stati  approvati in Commissione (su energia, assicurazioni, telemarketing e società di odontoiatri), costringendo il provvedimento a un ulteriore passaggio in Senato per una quarta lettura.

Inevitabili le reazioni di chi premeva per un’immediata, definitiva approvazione del provvedimento, ricorrendo al voto di fiducia. Su tutte, spicca ovviamente quella del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda (nella foto),  raccolta e rilanciata tra gli altri dall’Ansa: “Con tutto il dovuto rispetto per il Parlamento la decisione di riaprire il Ddl Concorrenza a più di 850 giorni dalla sua presentazione, è difficilmente comprensibile e rischia di trasmettere l’ennesimo segnale negativo a cittadini, imprese e istituzioni internazionali” ha affermato il titolare del dicastero, sottolineando che i quattro emendamenti accolti “hanno prevalentemente un carattere di mera chiarificazione e non mettono in discussione la sostanza a cui si riferiscono. Il governo, peraltro, ha ribadito più volte la propria disponibilità ad affrontare i punti sollevati dagli emendamenti sia attraverso l’accoglimento in sede attuativa di eventuali atti di indirizzo da parte del Parlamento sia promuovendo, dopo l’approvazione definitiva e senza dar luogo a un ulteriore e inutile rinvio, eventuali iniziative di precisazione del testo. Vedremo se gli impegni ad approvarlo rapidamente al Senato troveranno riscontro”.

Ma la lettura di Calenda (che accusa il Pd di avere apportato correzioni non indispensabili, evidentemente per altre e non dichiarate ragioni) viene respinta dal capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato, che parla invece di “correzioni puntuali e condivise da gran parte della maggioranza e dell’opposizione, su questioni già rilevate dai relatori al Senato e su cui non si era potuto intervenire in Senato per la fiducia”.

Uno scambio di (opposte) opinioni che costituisce un’ulteriore testimonianza, se ma ve ne fosse bisogno, dello scontro in atto tra il Pd (e il suo segretario) e il ministro Calenda. Resta ora da vedere, a partire da oggi e domani (giornata nella quale, a partire dalle 15, si dovrebbe passare al voto del provvedimento), quali saranno i tempi del provvedimento in Aula. “Verrà approvato entro la settimana, bisognerà vedere quanti emendamenti verranno presentati nel frattempo” garantisce Silvia Fregolent, una delle relatrici del provvedimento, negando che ci sia stato un braccio di ferro con l’esecutivo e spiegando  che le correzioni volute dal Pd erano una necessità: “Abbiamo interloquito con il relatore al Senato, Salvatore Tomaselli, il quale ha detto che quelle modifiche erano in corda, ma poi non si capisce perché il Governo e il Mise hanno avuto fretta e hanno accelerato e non gliele hanno fatte fare” spiega la deputata dem. “Le avesse fatte il Senato, noi il provvedimento lo avremmo approvato già alla Camera, e invece abbiamo dovuto farle noi”.

Fregolent esclude anche con decisione che, dietro le modifiche volute dal Pd, ci sia la volontà di “rottamare” la concorrenza. E, a riprova della sua affermazione, far riferimento alle critiche del M5S, che ritengono insufficienti le correzioni apportate e ne avrebbero volute ancora altre.

 “Se avessimo fatto altre modifiche avremmo ucciso il ddl Concorrenza, il Pd invece lo vuole portare fino alla fine, lo vuole concludere al più presto, e secondo me ce la possiamo fare” afferma Fregolent, escludendo comunque che il Governo ponga la questione di fiducia per il passaggio in Aula del provvedimento: “Abbiamo la tenuta”, sostiene la relatrice.

Sulla stessa lunghezza d’onda un altro Pd, Salvatore Tomaselli, anch’egli convinto che si risolverà tutto in tempi brevi: “Se si approva entro la settimana alla Camera, entro luglio ci sono le condizioni per approvare la legge al Senato” spiega il relatore del provvedimento a Palazzo Madama, spiegando che “i temi sono stati inviati alla Camera, c’è stato un lavoro condiviso. Hanno approvato modifiche che noi condividiamo, poi sull’opportunità politica di farle adesso o successivamente non è un tema su cui voglio intervenire”.

Anche Tomaselli nega l’esistenza di scontri interni al primo partito di maggioranza: “Ma quale scontro? Mi pare che abbiamo altri temi su cui scontrarci (primo tra tutti, da ieri sera, la dèbacle del partito ai ballottaggi delle amministrative, NdR), poi che ci siano opinioni diverse sui vari punti non è rilevante dal punto di vista politico” afferma Tomaselli.

Fiducioso anche l’altro relatore al Senato Luigi Marino, secondo il quale – dopo il voto a Montecitorio – a Palazzo Madama potrebbero bastare anche solo due settimane per la quarta lettura del provvedimento, alla luce del fatto che  “il nuovo esame dovrà limitarsi alle quattro modifiche apportate alla Camera”.

Resta però il fatto che gli emendamenti approvati sono stati terreno di scontro tra i deputati che li hanno ritenuti necessari e inderogabili e quelli che, invece – schierati dalla parte del governo e del ministero dello Sviluppo economico – ne chiedevano a gran voce il ritiro per approvare subito il provvedimento. Il clima, insomma, non è tra i più tranquilli e potrebbe essere ulteriormente perturbato (soprattutto in casa Pd) dopo il disastroso esito delle consultazioni amministrative.

La possibilità, prefigurata da Fregolent, che si arrivi all’approvazione definitiva del ddl Concorrenza entro la fine del mese di luglio ovviamente esiste e non è davvero priva di consistenza. Ma non può davvero essere del tutto escluso il rischio che qualche intoppo nell’iter del provvedimento possa impedirne l’approvazione prima dello stop delle Camere per la pausa estiva. E, in quel caso, il via libera definitivo al provvedimento slitterebbe inevitabilmente in autunno.