Ddl Concorrenza, Mazziotti (Ci): “Colpa del Pd se la legge fallirà”

Roma, 27 giugno – Come da calendario, ha preso ieri il via in Aula a Montecitorio l’esame del ddl Concorrenza, pervenuto in Assemblea con  il “cadeau” delle quattro modifiche (su energia, assicurazioni, telemarketing e società di odontoiatri) introdotte al testo licenziato con voto di fiducia dal Senato, che costringeranno inevitabilmente il provvedimento a un ritorno a Palazzo Madama per una quarta lettura.

Passaggio che però, almeno a quanto assicura la Pd Silvia Fregolent, relatrice del provvedimento insieme al collega di partito Andrea Martella, non comporterà ulteriori ritardi per l’iter del provvedimento, che rimbalza tra le due Camere dalla primavera del 2015: l’obiettivo è quello di pervenire alla sua approvazione definitiva entro il mese di luglio. “Le modifiche sono state poche proprio per impedire che la partita si riapra al Senato” ha detto ieri Fregolent in discussione generale, sottolineando che se quest’ultimo avesse provveduto prima del voto di fiducia a introdurre i pochi correttivi poi inseriti alla Camera (peraltro già individuati dagli stessi senatori come necessari), il voto di oggi a Montecitorio sarebbe stato quello definitivo.

Il Governo, in ogni caso, ha deciso di non porre la questione di fiducia sul voto dell’Aula, dove nel pomeriggio terminerà la discussione e inizieranno le procedure di voto.

Intervenendo ieri per il Governo in apertura di discussione generale, il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonio Gentile ha comunque chiesto ai deputati di dare subito via libera al ddl, il cui iter è stato “lungo, travagliato e laborioso”, anche per ritardi originati “dalla stessa politica”. Ma – ha ammonito Gentile – ora non si può più “perdere ulteriore tempo, atteso che vi è anche una richiesta ufficiale da parte del ministero per i rapporti con il Parlamento, che ribadisce che questo provvedimento ritornerà in Senato e che, nella prossima settimana o nei prossimi giorni, riusciremo a far approvare dal Senato anche queste quattro modifiche”.

“Il mio auspicio è soprattutto quello di dire a tutti voi del Parlamento facciamo in fretta” ha proseguito il sottosegretario “una fretta che non sia cattiva consigliera, ma questo tema, questo provvedimento è stato discusso a iosa, in tutte le circostanze, nelle Commissioni, nelle Aule del Parlamento. La politica istituzionale del Paese non può sempre fermarsi ai tatticismi o ai retroscena: la politica del Parlamento su questi temi che assumono grande priorità deve dare delle risposte immediate” ha quindi concluso Gentile, glissando sul fatto che buona parte del ritardo accumulato da quella legge che, nata come “annuale” nel febbraio del 2015, a giugno 2017 “balla” ancora in Parlamento, è dovuta proprio all’atteggiamento ondivago e ai tatticismi dello stesso governo.

A ricordare le responsabilità degli esecutivi (quello Renzi prima e quello Gentiloni poi) ci ha pensato il presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, del gruppo dei Civici e Innovatori, che a inizio maggio si era segnalato per aver animato il vasto e largo fronte di deputati che chiedevano una rapida e definitiva approvazione, con voto di fiducia, del testo pervenuto da Palazzo Madama. E che ha espresso tutti i suoi dubbi su quello che – nonostante le rassicurazioni di Fregolent – sarà il destino di un provvedimento sul quale il suo gruppo si era peraltro astenuto nel primo voto alla Camera, ritenendolo “troppo poco coraggioso su una serie di argomenti, a partire da quello dei farmaci”.

“Noi avremmo voluto votare il testo uscito dal Senato, sarebbe stato giusto non apportare modifiche, abbiamo chiesto anche che il Governo mettesse la fiducia, chiesta per altri provvedimenti che non rientravano direttamente nel programma del Governo, nel piano di riforme, mentre la legge sulla concorrenza è nel piano di riforme dal 2015, con indicazioni importanti di valorizzazione” ha detto Mazziotti, che non ha esitato a definire “ridicolo” il percorso del provvedimento, in particolare al Senato.

“Devo dire, in questo senso, che riaprire il provvedimento per quattro norme, in senso numerico, a questo punto, è un’assunzione di responsabilità molto grave, perché io ho sentito prima la relatrice Fregolent sostenere che la ragione delle modifiche è stata la fiducia messa in tutta fretta al Senato” ha detto Mazziotti, ricordando che a Palazzo Madama il provvedimento in realtà ha stazionato dall’autunno del 2015 fino all’approvazione del 3 maggio scorso. “Se questo è il concetto di fretta del Senato non siamo messi benissimo, perché siamo già fuori dalla legislatura” ha ironizzato il presidente della Commissione Affari costituzionali .”Vedremo cosa succede,  io spero di essere smentito, spero che la Capigruppo che si terrà al Senato fissi immediatamente la legge sulla concorrenza in Aula e che sia votata velocemente. Se dico che ci conto, vado un po’ oltre quelle che sono le mie reali aspettative, perché è evidente, dal mio punto di vista, che la scelta che è stata fatta qui è stata una scelta politica e credo che il contenuto dei quattro emendamenti lo dimostri, perché erano quattro questioni che potevano benissimo essere risolte in altro modo”.

Mazziotti ha quindi esortato a bocciare tutti gli emendamenti in Aula, ad approvare il testo e ha chiesto espressamente al Pd di farsi “attore principale del passaggio al Senato con una determinazione diversa da quella che c’è stata nella precedente lettura, che, ripeto, è stata ridicola. Credo che, essendosi preso la responsabilità di modificare il testo qui, il Partito democratico si debba assumere la responsabilità di assicurare che questo testo al Senato passi. Altrimenti – ha concluso Mazziotti – la responsabilità di un eventuale fallimento della legge se la assumerà in toto”.