Ddl Concorrenza, l’esame in Commissione slitta alla prossima settimana

Roma, 21 luglio – Seduta sostanzialmente interlocutoria, quella che la Commissione Industria del Senato ha dedicato ieri al ddl 2085 B, ovvero il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, in quarta seduta a Palazzo  Madama dopo le modifiche al testo introdotte nel passaggio alla Camera.

Velocissima, infatti, la sessione di lavoro dedicata all’esame in sede referente del provvedimento: il presidente Massimo Mucchetti (Pd) si è limitato a comunicare la inammissibilità di 16 emendamenti (sui 31 presentati, tutti concernenti gli articoli oggetto di modifica a Montecitorio) e di una serie di ordini del giorno, per poi rinviare il seguito dell’esame alle sedute della prossima settimana, per le quali al momento in cui scriviamo non sono ancora state rese note le convocazioni.

È opportuno ricordare che quelle dell’ultima settimana di luglio sono le ultime sedute disponibili per rispettare i termini del calendario, che prevede l’esame in Aula e il voto finale sul provvedimento nelle sedute dal 1° al 3 agosto prossimi: la Commissione dovrà quindi necessariamente concludere il suo esame e licenziare il 2085 B per l’Assemblea. I tempi, atteso che ai senatori della 10a Commissione sono rimasti da esaminare e votare soltanto una quindicina di emendamenti, sarebbero dunque più che sufficienti. “Siamo pronti a terminarne l’esame anche in un’ora” ha dichiarato al riguardo Luigi Marino (Ap), relatore del ddl insieme al collega del Pd Salvatore Tomaselli, confermando che l’intenzione e l’auspicio (almeno i suoi)sono quelli di bocciare tutte le proposte emendative e trasmettere il testo all’Aula. Il relatore, in ogni caso, aspetta i pareri della Commissione Bilancio, “senza i quali” spiega “non possiamo proseguire”.

Resta soltanto da vedere se e quando i pareri arriveranno (un eventuale ritardo non sarebbe infatti privo di significato) e soprattutto se e quanto peseranno i “mal di pancia” di qualche senatore, in primis lo stesso Mucchetti (firmatario, in evidente contrasto con le indicazioni del governo e della maggioranza, di due emendamenti al testo), che ha imputato alla Camera la responsabilità di aver fermato, con le sue modifiche, “l’accelerazione dell’iter del provvedimento” che il Senato – rinunciando a intervenire su alcuni passaggi del testo – aveva invece “accettato con senso di responsabilità”. Montecitorio ha invece corretto il testo, costringendo così alla quarta lettura, e per giunta, almeno a giudizio di Mucchetti, lo avrebbe fatto senza l’incisività che sarebbe invece stata necessaria.

Il presidente della 10a non ha davvero fatto mistero (come del resto comprovano le sue dichiarazioni in Commissione e la decisione di presentare due proposte correttive a sua firma) di essere deluso sia dalle modifiche al testo apportate a Montecitorio sia dalle affermazioni di chi, dopo aver approvato modifiche al disegno di legge in questo contesto, “poi pretende anche di dettare i tempi e l’agenda politica del Senato”, il tutto senza valutare a fondo la responsabilità che si assume, considerando che il Parlamento in carica non avrà occasione di esaminare e approvare altri provvedimenti in materia. Le criticità sarebbero destinate a rimanere, in assenza di correzioni”.

Se le sortite critiche di Mucchetti siano soltanto la volontà di dare pubblica espressione a un dissenso per molti aspetti comprensibile e motivato, o preludano invece a possibili sorprese rispetto alle sorti dell’iter del provvedimento proprio in dirittura d’arrivo, è l’ultimo interrogativo che serpeggia nei retroscena della politica. E se fino all’altro ieri la maggioranza delle previsioni era tutta a favore della definitiva approvazione del provvedimento, gli evidenti smottamenti in corso nella maggioranza hanno fatto prendere quota nelle ultime ore all’ipotesi di chi considera ancora tutt’altro che chiusa la partita del ddl Concorrenza, arrivando a sostenere che in questo momento potrebbero essere a rischio gli esiti del voto sul provvedimento anche laddove il governo ponesse la questione di fiducia.

La settimana prossima sapremo se si tratta semplicemente di fantasie dietrologiche (uno degli sport più amati, alle nostre latitudini) o se invece la maratona di due anni e mezzo della prima legge annuale sul mercato e la concorrenza del nostro Paese finisca davvero per fermarsi proprio sul filo di lana del traguardo. Un’ipotesi che non piace davvero al presidente del Senato Pietro Grasso, che nel corso del tradizionale incontro con i giornalisti nella “cerimonia del ventaglio” ha fatto un esplicito riferimento alla questione: “Rimandare ulteriormente l’approvazione della legge sulla Concorrenza restituisce l’immagine di un Paese prigioniero di veti incrociati e incapace di produrre il cambiamento necessario in molti settori strategici per la crescita e lo sviluppo economico e sociale” ha detto Grasso, aggiungendo che è necessario “fare tutto il possibile per concludere in questa legislatura l’esame di alcuni provvedimenti molto importanti: norme che incidono sulla vita dei cittadini, sull’economia, sugli investimenti, sulla giustizia, sulla libertà di informazione”.  

Sappiamo però per certo – anche se si tratta di pensieri che nessuno confessa pubblicamente – che all’interno del modo della farmacia sono davvero molti coloro che, pur con tutto il dovuto rispetto, formulano auspici del tutto opposti da quelli del presidente del Senato, non disdegnando in qualche caso riti propiziatori e pratiche apotropaiche.  Per costoro, le conseguenze negative per l’immagine del Paese e la stessa figuraccia di proporzioni epiche davanti alla Comunità europea se il provvedimento, più volte raccomandato, fallisse (ipotesi che non si può escludere del tutto ma che, è opportuno ricordarlo, continua a essere decisamente molto più improbabile rispetto all’approvazione) non sarebbero altro, in fondo, che accettabili danni collaterali, rispetto all’approvazione di una misura come l’ingresso del capitale nella proprietà delle farmacie che, così com’è formulata, rischia di avere effetti dirompenti e non più sanabili sul servizio farmaceutico. I danni collaterali, in fondo, sono pressoché inevitabili e nessuno lo sa meglio dei farmacisti. Che mai come in questo caso sarebbero perfino felici di metterli in conto.