Ddl concorrenza, il testo sbarca in Senato, ma è ancora da assegnare

Roma, 4 luglio – È arrivato in Senato e puntualmente rubricato con il n. 2085 -B il testo del ddl Concorrenza licenziato con modifiche il 29 giugno dalla Camera dei Deputati.

Il provvedimento risulta ancora da assegnare, anche se molto probabilmente tornerà alla 10a Commissione Industria, che se ne è lungamente occupata dall’ottobre del 2015 a maggio del 2017. Saranno prevedibilmente gli stessi (così come peraltro avvenuto in occasione della terza lettura alla Camera) anche i relatori di maggioranza, ovvero i senatori di Ap Luigi Marino e quello del Pd Salvatore Tomaselli.

L’attesa ora è tutta concentrata sulle decisioni della Conferenza dei Capigruppo sul calendario dei lavori dell’Aula, che fornirà indicazioni probanti sui tempi di esame del provvedimento e dunque su quelle che possono prevedibilmente essere le sue sorti. In particolare, sarà subito chiaro se davvero esiste la volontà, dichiarata dal Pd per fugare i molti sospetti riferiti a un suo presunto intendimento di affossare il ddl, di procedere senza ulteriori indugi all’approvazione definitiva del provvedimento.

Le misure destinate a farmacie e farmaci sono contenute nei commi dal n. 157 al n. 166 e i contenuti sono quelli già ampiamente noti: il comma 157 sopprime i requisiti soggettivi per la partecipazione alle società che gestiscono farmacie, eliminando i limiti vigenti per le persone fisiche, iscritte all’albo dei farmacisti e che abbiano conseguito partecipando a un concorso a sedi una titolarità o l’idoneità o abbiano effettuato almeno due anni di pratica professionale, introduce il principio di incompatibilità della partecipazione alle società con l’esercizio della professione medica, conferma il vincolo di incompatibilità già vigente con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco e sopprime il riferimento alle attività di intermediazione del farmaco, che per conseguenza diventerebbero dunque compatibili.

Il comma 158, oggetto delle principali controversie, fissa il tetto per l’ingresso delle società di capitali nella proprietà delle farmacie: potranno detenere non più del 20% delle farmacie esistenti nel territorio di una Regione, limite massimo di esercizi che in questi termini non esclude (come fanno rilevare le sigle della farmacia e dei farmacisti) la potenziale creazione di oligopoli che – questa è la maggiore preoccupazione – potrebbero pregiudicare l’autonomia e l’indipendenza della professione farmaceutica. A vigilare sul rispetto del tetto del 20% (comma 159) dovrà essere l’Antitrust.
Il comma 160 modifica la norma sull’obbligo di comunicazione dello statuto societario e delle relative variazioni ad alcuni soggetti pubblici, specificando che l’obbligo riguarda anche le variazioni dell’identità dei soci e che, per la trasmissione dello statuto, il termine di sessanta giorni decorre dalla sua adozione e non – come oggi –  dalla data dell’autorizzazione alla gestione della farmacia.
Il comma 161 consente alle farmacie soprannumerarie nei comuni con popolazione inferiore a 6.600 abitanti di trasferirsi in altri comuni della medesima Regione in cui il numero di farmacie aperte sia minore di quello spettante. Il trasferimento viene concesso sulla base di una graduatoria regionale per titoli, stilata tenendo conto anche dell’ordine cronologico di presentazione delle domande, ed è subordinato al pagamento di una tassa di concessione governativa una tantum di 5.000 euro.

Il comma 162 prevede che i medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero o in strutture assimilabili possano essere forniti da produttori e grossisti anche alle farmacie. Queste potranno in ogni caso distribuirli esclusivamente alle strutture autorizzate a impiegarli (o agli enti da cui queste dipendono , come centri ospedalieri e strutture di ricovero a carattere privato).
Il comma 164 detta nuove regole sulla vendita di scorte di medicinali oggetto di variazione del foglietto illustrativo. Attualmente la vendita può essere autorizzata dall’Aifa a condizione che sia consegnato al cliente, a cura del farmacista, un foglietto sostitutivo conforme a quello nuovo. La nuova norma prevede invece che, nel caso Aifa autorizzi la vendita delle scorte, il cittadino possa scegliere se ritirare il nuovo foglietto in formato cartaceo o se invece preferisca riceverlo con metodi digitali, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Il comma 166 stabilisce che le farmacie possano aprire anche oltre gli orari e i turni stabiliti, considerati il livello minimo di servizio da assicurare. La scelta di aprire al di fuori di questo ambito deve essere preventivamente comunicata all’autorità sanitaria competente, all’Ordine provinciale dei farmacisti e alla clientela,  con appositi cartelli esposti all’esterno dell’esercizio.