Ddl Concorrenza, ieri l’approdo (incerto) in Commissione Finanze e Attività produttive

Roma, 24 maggio –  Grande è la confusione sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente. Ma se il cielo altro non è che i soffitti e le volte dei palazzi della politica italiana (dove “un, due, tre casino”, con licenza parlando, è da sempre la filastrocca preferita) la situazione – più che nella sfera dell’eccellenza – rientra in quella della normalità. Il riferimento è ancora una volta al ddl Concorrenza, rubricato alla Camera con il numero 3012 B, che ieri ha fatto il suo esordio in Commissione riunita (Finenze e Attività produttive), affidato ancora una volta ai relatori del primo passaggio a Montecitorio nel 2015, Silvia Fregolent e Andrea Martella entrambi del Pd.

Uno sbarco che, però, non è servito a dissipare la fitta nebbia dei dubbi sul “passo” che il disegno di legge terrà a Montecitorio.  Anzi, ogni giorno che passa – e ieri non ha fatto eccezione – i dubbi sembrano crescere. in ragione di dichiarazioni che tradiscono una diffusa incertezza.

Lo stesso Martella, ad esempio, nell’affermare che l’intenzione è quella di chiudere l’iter del 3012 B il più rapidamente possibile, ha anche dovuto ammettere che bisognerà poi vedere se ci si riuscirà. Il quadro, ha spiegato il relatore, dovrebbe essere più chiaro dopo le necessarie verifiche del calendario dell’Aula, “già abbastanza fitto per l’arrivo del disegno di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle banche, della legge elettorale e di tante altre cose. Quando conosceremo bene i tempi potremo anche pensare di fare qualche audizione”. Che, in ogni caso, se mai dovessero davvero essere organizzate, saranno esclusivamente dedicate ai temi più critici, come la liberalizzazione del mercato dell’energia.

Sic stantibus rebus, è del tutto evidente che è pressoché impossibile che le indicazioni del calendario di Montecitorio (che prevedono l’arrivo in Aula per il voto tra cinue giorni, il 29 febbraio) possano essere rispettate: pensare che le Commissioni possano licenziarlo per quella data è infatti un ipotesi fantascientifica.

E ciò preoccupa molto il fronte multipartisan dei deputati che si sono pubblicamente espressi per il voto di fiducia sul provvedimento ai fini della sua immediata approvazione nel testo pervenuto dal Senato. Che, a fronte delle voci di una riapertura della discussione nelle commissioni, ieri ha ribadito la sua disposizione, per voce del suo principale esponente, il presidente della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio Andrea Mazziotti. “Ho letto che nelle commissioni si potrebbe riaprire la discussione sul provvedimento” ha affermato Mazziotti “ma come ho già detto più volte, l’unica soluzione per porre fine a un iter dalla durata surreale è che il Governo metta la fiducia”.

Una decisione che però, anche alla luce dello scontro Renzi-Calenda di cui abbiamo riferito ieri, è molto meno scontata di quanto potesse apparire solo qualche settimana fa.