#Cure2Care, la nuova farmacia si costruisce sui bisogni del paziente

Roma, 29 marzo – La formula per costruire il futuro della farmacia? Si chiama #Cure2Care e combina  i valori di competenza, urgenza, raggiungibilità ed empatia con quelli di  certificazione, assistenza, rete ed empowerment.  Applicandola, si potrà stimare il valore della farmacia, in quanto dispensatrice di servizi per la salute dei cittadini, e di ogni singolo presidio sul territorio e contrastare così, fino a invertirla, la pericolosa deriva che si è registrata negli ultimi anni nella percezione di questi esercizi da parte delle istituzioni, sintetizzabile in un dato ricordato da Erika Mallarini (nella foto), docente della Scuola di direzione aziendale dell’Università Bocconi: nel 2011 la farmacia veniva considerata un presidio sanitario nel 58 per cento dei casi, nel 2016 solo dal 2 per cento.

Da qui l’innovativo modello proposto per prendersi cura del futuro di quello che resta un imprescindibile presidio di salute del territorio, presentato ieri a Roma nella sede del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico da Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma e vicepresidente nazionale, e dalla stessa  Mallarini: il risultato del percorso, realizzato con il supporto non condizionato di Sandoz e frutto di alcuni laboratori che hanno coinvolto un centinaio di farmacisti, è raccolto in una pubblicazione edita da Edra.

Dall’indagine condotta da Sda Bocconi sono emerse alcune risultanze fondamentali sulle quali  è stata costruita la formula, la cui prima parte (competenza, urgenza, raggiungibilità ed empatia) definisce il concetto di cure, cioè la risposta alle esigenze espresse dagli stakeholder riconducibili alla cura. La seconda parte, composta dai termini certificazione, assistenza, rete ed empowerment,  costituisce invece il concetto di care: prendersi carico del cittadino.

A ogni voce della formula, è stato spiegato nel corso della presentazione, corrispondono altri specifici indicatori, ai quali è stato attribuito un valore, reso “oggettivo” e misurabile attraverso la sua descrizione e la definizione di unità di misura, scala, requisiti minimi e massimi e responsabilità e modalità di raccolta dei dati.

La formula consentirà di identificare quali e quante farmacie sono in grado di rispondere a ciascuna esigenza che si presenta in un determinato territorio e in una data situazione. Proprio l’ampia diversità determinata da differenze di territorio e di circostanze impongono infatti alle farmacie di essere plasticamente in grado di offrire servizi coerenti con i variegati e mutevoli bisogni espressi dai cittadini. Una necessità che nasce dal fatto che nel settore sanitario, oggi, non è più possibile essere generalisti:  occorrono specifiche e approfondite competenze per le diverse patologie e tipologie di prodotto, hanno voluto sottolineare gli autori di #Cure2Care, spiegando che “l’obiettivo della formula è ricondurre le farmacie a cluster in grado di rispondere alle esigenze della comunità per arrivare a un cambio di paradigma per la sostenibilità del sistema”.
“Ai laboratori organizzati dall’Osservatorio Consumi privati in Sanità della Bocconi hanno partecipato un centinaio di farmacisti provenienti da tutta Italia, divisi in 15 tavoli di lavoro”
ha spiegato Mallarini. “Per la prima volta, dai risultati emersi dall’analisi di diversi temi come prevenzione, cronicità, diversity, anziani, società, collaboratori, industria, istruzioni, sanità integrativa e out of pocket, sono stati tratti degli indicatori, necessari per misurare il contributo della farmacia nell’ambito della sanità e per valorizzare il suo ruolo centrale di presidio di attenzione e cura al cittadino”.

Ma è del tutto evidente che gli stessi indicatori diventano merce preziosa per “misurare” cosa una determinata farmacia sa e può fare in termini di servizi e prestazioni. Il che – in una sanità che viaggia a velocità crescente verso la prospettiva di forme di copertura integrative a quelle del Ssn – sarà decisivo. Già oggi un terzo delle cure è offerto da strutture private e i cittadini spendono di tasca propria oltre 35 miliardi per curarsi. Situazione che, come rilevato dall’Agenzia delle Entrate, ha portato a 14 milioni, nel 2017, il numero degli italiani con un’assicurazione sanitaria integrativa, contro i “solo” 9 milioni del 2014. E la cifra è destinata a crescere: le stime parlano di 21 milioni nel 2025.

In pratica, un italiano su tre tra pochi anni sarà “coperto” da un’assicurazione, una mutua aziendale, un fondo assistenziale. Soggetti che, di norma, scelgono sul mercato da chi e a quali condizioni comprare i servizi, ragionando su standard e costi. Realtà che rimanda più al concetto di accreditamento che non a quello del convenzionamento, e che non può dunque prescindere dall’esistenza di “strumenti” di misurazione affidabili, quali quelli che si è appunto preoccupato di mettere a punto   #Cure2Care.
Contarina, da parte sua,  si è preoccupato di ribadire le ragioni fondanti del  progetto: “La necessità era rendere evidente, dal punto di vista numerico, e quindi misurabile, il valore sociale ed economico della farmacia, oggi spesso sottovalutata e derubricata a semplice dispensatrice di medicinali” ha detto il vicepresidente nazionale di Federfarma. “Viene sottovalutato il ruolo di dispensatore di salute e la capillarità e la presenza sul territorio della farmacia stessa, aspetto che rappresenta un valore per la popolazione. La farmacia è il primo avamposto del sistema sanitario sul territorio”.