Cumulo, ministero dà torto a Inps: no al balzello ai professionisti

Roma, 23 marzo – Sul cumulo previdenziale, sembra chiudersi con una netta affermazione degli enti di previdenza dei professionisti il contenzioso con l’Inps relativo a quella che le stesse casse hanno subito polemicamente ribattezzato la “tassa Boeri”, ovvero l’addebito di un importo di 65,04 euro richiesto dall’Istituto nazionale della previdenza sociale per ogni pratica di cumulo, oltre al pagamento delle pratiche di totalizzazione, che sono state sempre gratuite.

“Pretese” alle quali le casse previdenziali professionali si erano subito opposte (cfr. RIFday del 20 marzo), ritenendole prive di fondamento: a seguito dell’estensione del cumulo alle casse professionali, lo Stato ha infatti riconosciuto all’Inps un maggior finanziamento che, a regime, raggiungerà l’importo di 89 milioni di euro all’anno, risorse finanziate con le tasse pagate da tutti i contribuenti italiani, compresi i professionisti e le loro casse.

“Imporre ai nostri iscritti un ulteriore balzello sarebbe costringerli a pagare lo stesso costo due volte” aveva osservato il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti, ricordando che peraltro – per rispettare la legge – le casse dei professionisti  hanno accettato di accollarsi i maggiori costi pensionistici derivanti dal cumulo, senza ricevere alcun ristoro da parte dello Stato e senza nemmeno chiedere all’Inps il rimborso dei costi amministrativi che dovranno comunque sostenere per istruire le pratiche di pensione anche per le quote di competenza dell’istituto pubblico.

Da qui, nei giorni scorsi, la decisione delle casse professionali di forzare la mano, con la firma e l’invio delle convenzioni sul cumulo, nonostante  la procedura informatica per la gestione delle relative pratiche, annunciata per i primi di marzo, non sia stata ancora pubblicata dall’Inps, proprio per via dei 65 euro.

Ora, però, interviene un colpo di scena, del quale dà notizia un comunicato diffuso ieri dall’Adepp, la sigla che riunisce le casse previdenziali private. Da documenti acquisti dalla Cassa di previdenza dei commercialisti a seguito di una formale richiesta di accesso agli atti, è infatti emerso che già il 14 marzo il ministero aveva inviato all’Inps una risposta a firma del Capo di Gabinetto che non avallava la richiesta dei 65 euro.

Nel documento, che rimanda la convenzione alla valutazione dell’Inps e delle casse, viene richiamato e allegato il parere rilasciato dalla Direzione generale delle Politiche previdenziali del Ministero dove, dopo un’attenta disamina di contesto, viene espressamente dichiarato che a parere dello scrivente, non è possibile accondiscendere al sistema di compartecipazione agli oneri definiti con la convenzione trasmessa da Inps  e secondo le modalità ivi proposte, mentre appare ragionevole l’eventuale limitata partecipazione ai costi che sono stati, ad esempio, già individuati nel citato art.14 della convenzione deliberata dall’Inps nel 2007 ai fini della erogazione del trattamento pensionistico in totalizzazione”.

Un inequivocabile pollice verso, dunque, ancorché espresso con le contorsioni linguistiche del burocratese, che – si legge nel comunicato diffuso dall’associazione degli enti previdenziali privati, “conferma la correttezza del percorso intrapreso dall’Adepp”.

“Adesso che è anche acclarata la posizione del ministero” conclude il comunicato dell’Adepp “all’Inps non resta che controfirmare subito le convenzioni che le Casse di previdenza hanno già inviato lunedì scorso, assolvendo all’obbligo imposto dalla legge. I pensionati hanno aspettato già troppo”.