Croce: Enpaf già al lavoro per riforma, serve realismo, non slogan

Roma, 8 febbraio – La previdenza non è materia nella quale si possa procedere a colpi di slogan o indicando obiettivi ed esprimendo valutazioni disancorate dalla fredda realtà dei numeri e delle disposizioni di legge che esulano dalle competenze regolamentari dell’Enpaf.

Così il presidente dell’Enpaf Emilio Croce, è tornato ieri a esprimersi sulla petizione presentata nei giorni scorsi dal Fenagifar, la federazione dei giovani farmacisti, contenente alcune proposte per la riforma della previdenza di categoria.

Proposte alle quali il presidente della cassa di categoria – in un’intervista esclusiva pubblicata dal nostro giornale martedì scorso – aveva subito replicato punto per punto, evidenziandone tutta l’insufficienza sul piano tecnico e sottolineandone l’impraticabilità, limiti quasi certamente dovuti a una scarsa conoscenza delle dinamiche, delle logiche e del complesso sitema di leggi e regole che disciplinano la previdenza.

L’Enpaf ha però ritenuto utile e opportuno reiterare il messaggio in un comunicato stampa diffuso ieri, per ribadire un concetto fondamentale: l’ente, e in particolare il suo Consiglio di Amministrazione, hanno già dimostrato oltre ogni più ragionevole dubbio di essere i primi e i più interessati a un percorso di riordino della previdenza di categoria in grado di ammodernare, pur mantenendolo in sicurezza, il sistema pensionistico di categoria,  risolvendo al contempo  alcune delle attuali criticità. Di più, ha ribadito l’ente: il percorso di riforma, accogliendo le sollecitazioni della professione, è già stato avviato e ha anche cominciato a produrre frutti, sul versante dell’assistenza.

Il Consiglio di amministrazione” afferma al riguardo Croce nel comunicato diramato ieri  “dopo aver varato la riforma che ha previsto, tra l’altro, dallo scorso mese di gennaio, per i propri iscritti e pensionati diretti, l’assistenza sanitaria integrativa per i grandi eventi morbosi e per la non autosufficienza, con oneri a esclusivo carico del bilancio dell’Ente, ha già rimesso al centro delle proprie attività il dossier sulla riforma della previdenza, ampiamente sviluppato nel corso della precedente consiliatura grazie al prezioso lavoro della Commissione di studio presieduta dal prof. Alberto Brambilla”.

“I risultati sono stati anche illustrati nelle scorse settimane ai nuovi vertici di Federfarma” informa il presidente dell’Enpaf “nella convinzione che il confronto non possa essere disatteso, ma deve sempre rapportarsi ai numeri e alle disposizioni di legge che governano il nostro settore e che esulano, peraltro, dalla competenza regolamentare dell’Enpaf”.

“Modernizzare la nostra previdenza deve avere, quale obiettivo prioritario, quello di prevedere pensioni più adeguate, garantendo la sostenibilità dei nostri conti nel medio-lungo periodo” continua Croce. “Mettere oggi in discussione requisiti regolamentari, quale quello dell’attività professionale per accedere alle prestazioni, peraltro comune a tutte le professioni, è un non senso, così come ha, obiettivamente, poche giustificazioni riproporre temi quali il superamento dell’inscindibilità tra iscrizione all’albo e iscrizione alla Cassa che, tra l’altro, ormai nessuno tra i professionisti sanitari invoca, tenuto anche conto che il predetto superamento necessita di un provvedimento di legge. La verità è che oggi le prestazioni di welfare allargato, riconosciute ai nostri iscritti senza differenziazioni tra i medesimi e, quindi, anche per coloro che versano il contributo di solidarietà, rappresentano un momento di unità della professione che va salvaguardato e difeso”.

Evidente la severa “bocciatura” di alcune delle proposte avanzate da Fenagifar (la cui petizione sta trovando ampia diffusione anche grazie al sostegno trovato nella categoria, a partire da quello assicurato dalla stessa Federfarma, che diramato il documento dei giovani farmacisti in allegato a una propria, specifica circolare alle associazioni provinciali e alle unioni regionali).

Ma non si tratta dell’unico rilievo. Per Croce, infatti, va anche  “salvaguardata e difesa la dignità della nostra professione ovunque sia esercitata, contestando, con forza e con ogni mezzo, forme lavorative che dissimulano un rapporto di lavoro subordinato e rispetto ad alcune delle quali è previsto, per legge, un esplicito divieto di instaurazione rispetto ad un professionista (stage e tirocini formativi e contratto di prestazione occasionale)”.

Forme contrattuali che, nella petizione di Fenagifar, sembrano invece essere ritenute “normali”, se non legittime, visto che sono espressamente citate al solo scopo di prevedere anche per esse l’applicazione di “forme speciali di contribuzione”, come (questa la proposta dei giovani)  un contributo di € 1.000, almeno per i primi tre anni di iscrizione.

“Il rapporto assicurativo con l’Enpaf non è la causa di questi mali, che affliggono alcuni nostri iscritti e che devono essere combattuti senza se e senza ma, in ogni sede” spiega ancora il presidente dell’ente di previdenza, non esplicitando ma lasciando ampiamente intendere che proprio dai giovani dovrebbe arrivare l’opposizione più strenua e decisa a situazioni che – come Croce aveva chiaramente affermato nella già citata intervista a RIFday di martedì scorso, “configurano un vero e proprio sfruttamento del farmacista e dovrebbero essere bloccate a monte, prima che si trasferiscano a valle, creando anche problematiche nel rapporto assicurativo con l’Enpaf”.

“Oggi più che mai, alla luce dell’avvento dei capitali nella gestione delle farmacie private, la difesa dell’autonomia della nostra professione passa inesorabilmente attraverso la difesa del ruolo e della funzione del nostro Ente di previdenza” conclude Croce. “Per questo motivo la sua salvaguardia deve un essere patrimonio comune di tutte le sue componenti, soprattutto qualora si invochino processi riformatori che, necessariamente, non possono prescindere dalla sostenibilità dei conti, dalla solidarietà e dall’equità intergenerazionale ed endocategoriale”.