Criticità mascherine, Federfarma: ‘Da noi allarmi e proposte, ma nessuna risposta’

Disposable protective face mask on black background.

Roma, 8 aprile – Il tono e i contenuti del comunicato stampa di Federfarma sono quelli di chi, riguardo le ricorrenti accuse di speculazioni sulle mascherine protettive, ha più di un sassolino nelle scarpe da levarsi e ha urgenza di farlo: a proposito delle speculazioni sulle mascherine protettive, il sindacato dei titolari ricorda di aver lanciato da tempo l’allarme,  proponendo – senza essere ascoltata-  interventi per contrastare il fenomeno. Non solo:  a più riprese, ha anche chiesto a tutte le amministrazioni competenti una serie di chiarimenti per fare in modo che le farmacie stesse potessero vendere le mascherine a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici, che si ripercuotono negativamente sulla qualità del servizio ai cittadini. Ed è stato sempre il sindacato dei titolari, infine, a proporre che la distribuzione delle mascherine provenienti dal canale della Protezione civile fosse effettuata gratuitamente dalle farmacie.

Il tutto a significare che l’origine degli “odiosi fenomeni speculativi” sulla vendita di mascherine e altri Dpi chiamano in causa altre responsabilità e vanno ricercate altrove, vista anche la mancata risposta alle richieste avanzate formalmente dal sindacato presieduto da Marco Cossolo fin dai primi giorni di marzo, con innumerevoli lettere,  rimaste tutte senza risposta. Richieste che, ricorda Federfarma in un comunicato stampa, riguardano non solo la possibilità di avere l’imposizione di un margine inferiore a quello del farmaco etico per le varie tipologie di mascherine, in modo da consentire alle farmacie di definire prezzi equi e sostenibili per la collettività, ma anche quelle di sconfezionare i pacchi da 50 o 100 mascherine e venderle anche in forma singola  (evitando così anche fenomeni di accaparramento) e di vendere mascherine anche senza il marchio CE, come previsto dal decreto-legge n. 18 del 2020, premunendosi di acquisire da produttori, importatori e distributori le necessarie certificazioni, per ridurre i tempi di immissione in commercio.

Per quanto riguarda le speculazioni su questi prodotti, venduti  a prezzi che le cronache non hanno esitato a definire in diverse occasioni sciacalleschi, il sindacato dei farmacisti titolari sottolinea di essersi attivato fin da subito  per costituirsi parte civile contro soggetti, anche interni alla categoria, che si dovessero rivelare colpevoli.

Tutto questo, però, non è evidentemente bastato ad allontanare dalle farmacie un fumus di sospetto che Federfarma vuole invece definitivamente spazzare via. “Nonostante le plurime attestazioni di stima, provenienti in primis dal Presidente della Repubblica, nonostante la categoria dei farmacisti stia pagando un prezzo altissimo, anche con la scomparsa di colleghi e con centinaia di contagiati che hanno contratto il virus continuando a tenere aperte le farmacie, tutti gli appelli lanciati per ridurre i costi e migliorare il servizio offerto alla collettività sono rimasti inascoltati” denuncia Federfarma, che poi affonda il colpo: “L’unica cosa concreta che si è potuta constatare sono gli innumerevoli controlli effettuati dalle autorità preposte, con l’elevazione di pesantissimi sanzioni per quelle farmacie che hanno avuto il buon senso di vendere mascherine singole anziché confezioni da 20, 50 o 100”.

Nessun cenno, invece, sottolinea il sindacato dei titolari, “per spiegare l’alterazione dei prezzi alla fonte di cui le farmacie sono le prime vittime o per dire che le farmacie si assoggettano a condizioni capestro di acquisto pur di rendere disponibili le mascherine agli anziani, ai pazienti oncologici, a quelli che debbono seguire terapie in day hospital, alle donne in gravidanza”.

E che le manchevolezze riguardo alle criticità sono tante e non ricercate altrove e non nelle farmacie, che sono quasi sempre vittime della situazione, Federfarma lo lascia ampiamente capire con le due domande (manifestamente retoriche) che concludono il comunicato: “Sotto il profilo etico e logico, è possibile obbligare una farmacia a consegnare a un singolo utente una confezione di 50 mascherine chirurgiche  sottraendone la disponibilità in maniera irrazionale e provocando evidenti danni nei confronti della collettività ? È possibile  esporre le farmacie al rischio di pesantissime sanzioni amministrative per avere agito razionalmente vendendo mascherine singole sconfezionate?”