Criticità distributive, Cossolo: “Diretta, troppi limiti, meglio la Dpc”

Roma, 6 ottobre – Una nonna a letto alle prese con un tumore molto aggressivo e un giovane e affettuoso nipote che si preoccupa di esserle utile, andando alla Asl munito di una regolare prenotazione per il giorno 29 settembre per ritirare il farmaco di cui la congiunta non può assolutamente fare a meno, Tagrisso 80mg.  Giorno infausto, però, perché giunto alla farmacia ospedaliera Luca (questo il nome del giovane) scopre che la stessa è chiusa per inventario e lo sarà anche nei giorni 30 settembre e 1 ottobre. Realtà che il giovane – secondo quanto riportato dalla stampa locale – non scopre perché qualcuno si preoccupa di avvisarlo per tempo, ma soltanto perché, una volta arrivato alla farmacia della Asl, si imbatte in “foglietti affissi alle pareti”.

Il giovane, a fronte delle necessità terapeutiche della nonna, non si perde d’animo e torna alla farmacia il 2 ottobre, all’apertura, munendosi alle ore 9 in punto dell’apposito numeretto per disciplinare una coda che si rivelerà interminabile: Luca riesce infatti ad arrivare al bancone soltanto alle 13, dopo quattro ore di estenuante attesa e con il costante timore di non fare a tempo, perché la farmacia chiude in teoria alle 12.  Ma le cattive sorprese non sono finite: per quanto in possesso di regolare prenotazione per il farmaco, una volta arrivato il suo turno scopre che il medicinale non c’è. Luca è così costretto a tornare a casa a mani vuote, come molte altre persone, alcune delle quali  in lacrime, andate via nelle sue stesse identiche condizioni.

Il giovane, però, non se la prende con il personale che, dichiara, fa il possibile e nell’occasione era imbarazzatissimo: “Poveretti, non sapevano come aiutarmi, tanto che la dottoressa responsabile ha testualmente detto “Cosa apriamo a fare lunedì se non abbiamo i medicinali?”‘ ha raccontato Luca. “Erano in evidente difficoltà e non sapevano come fare per rimediare a una situazione che evidentemente non dipende da loro”.

“Altri come me avevano prenotato, sono venuti con la sicurezza di trovare il farmaco, che era stato indicato loro come disponibile, salvo poi scoprire che c’era stato un errore, che era esaurito e che non c’era possibilità di reperirlo al momento” riferisce ancora il giovane. “Forse qualcosa sarà recuperato nelle altre farmacie della provincia, ma non c’è nessuna certezza. Come me, tanta gente è tornata a casa senza aver potuto ritirare importantissimi farmaci salva vita“.

La vicenda, solo in apparenza piccola (perché niente è piccolo, quando a essere coinvolte sono la salute e la vita delle persone), è purtroppo tutt’altro che infrequente, e certo non solo in Puglia:  l’attuale sistema di distribuzione dei farmaci, che negli anni ha concentrato quote crescenti di assistenza farmaceutica nelle strutture delle Asl attraverso il cosiddetto regime di distribuzione diretta, presenta criticità che sono spesso oggetto di denunce che, però, nessuno sembra davvero intenzionato a raccogliere.

Non ha perso occasione per evidenziarlo ancora una volta il presidente di Federfarma Marco Cossolo (nella foto), che ieri ha diffuso via stampa una dichiarazione sul problema.

“Quanto successo questo fine settimana a Bari è la riprova dei forti limiti della distribuzione diretta di farmaci da parte di ospedali e Asl” afferma Cossolo, riassumendo la disavventura di Luca,   al quale con l’occasione esprime tutta la sua umana solidarietà.

“I forti limiti della distribuzione diretta, che da tempo denunciamo, sono scarsa efficienza del servizio e innumerevoli disagi per i malati e i loro familiari” sostiene il presidente dei farmacisti titolari.  “Tutti ostacoli che potrebbero essere superati dispensando anche i farmaci acquistati dalle Asl attraverso le oltre 19.000 farmacie convenzionate, capillarmente presenti su tutto il territorio, comprese le aree interne e le zone rurali. L’utilità e i vantaggi di questo tipo di distribuzione (distribuzione per conto) sono stati ampiamente testati durante l’emergenza Covid, quando le farmacie hanno potuto distribuire farmaci prima disponibili solo nelle strutture sanitarie pubbliche, permettendo così ai cittadini di evitare rischiosi spostamenti e limitare le possibili occasioni di contagio”.

“Riportare i farmaci in farmacia, come più volte sollecitato anche da Cittadinanzattiva è un atto importante perché ha una valenza sociale ed economica, oltre che professionale” conclude Cossolo. “La farmacia può infatti supportare il paziente nel corretto uso dei farmaci e nell’aderenza alla terapia. È un passo fondamentale nel processo di evoluzione della farmacia quale presidio di prossimità territoriale, per sua natura capace di soddisfare in maniera immediata e agevole tutte le esigenze di salute del cittadino”.

A proposito di Cittadinanzattiva, non sarà inutile ricordare che appena 11 mesi fa, nel novembre 2019, veniva presentato il suo monitoraggio civico sulle farmacie ospedaliere in Italia, condotto insieme a Sifo, dal quale emergeva che oltre  il 70% dei cittadini si dichiara soddisfatto del loro servizio al pubblico, giudicando professionale e disponibile il personale preposto e sufficientemente garantito l’accesso ai farmaci.

Sempre secondo quel rapporto, addirittura l’86% dei cittadini ritiene che farmaci o dispositivi sono erogati nei tempi stabiliti dalla prescrizione, mentre emergevano criticità sugli orari di apertura  così come sull’informazione e comunicazione al momento della consegna delle terapie, aree su cui – secondo il rapporto dell’associazione di partecipazione civica –  si dovrebbe intervenire per una maggiore garanzia dei diritti dei pazienti.