Crisi politica, pressing per tornare al voto già nel prossimo luglio

Roma, 30 maggio – Per quanto difficile potesse sembrare, la grave crisi politico–istituzionale che dopo gli esiti del voto del 4 marzo ha letteralmente bloccato il Paese, esponendolo agli attacchi della speculazione finanziaria internazionale (con esiti devastanti: lo spread con in bund tedeschi ha ormai superato quota 320, con pesanti conseguenze per il  nostro debito pubblico) ieri ha conosciuto un ulteriore e inatteso avvitamento.

Il premier incaricato Carlo Cottarelli, che nelle previsioni generali avrebbe dovuto chiudere già ieri la partita della formazione di un governo di transizione, tecnico e neutrale, per traghettare il Paese verso nuove elezioni già nel prossimo settembre, non ha sciolto la riserva con la quale aveva accettato il mandato conferitogli dal capo dello Stato Sergio Mattarella (nella foto), che lo ha ricevuto nel pomeriggio di ieri.

Dopo l’incontro non è stata rilasciata alcune dichiarazione, né da Cottarelli né  dal Quirinale, che però – attraverso il suo capo ufficio stampa Giovanni Grasso – ha informato che il premier  incaricato tornerà sul Colle questa mattina, per un nuovo incontro che i primi lanci d’agenzia di questa mattina definiscono “informale”. Secondo voci filtrate da fonti del Quirinale,  Cottarelli “ha semplicemente bisogno di più tempo per approfondire alcuni nodi legati alla lista e nessuno ha parlato di rinuncia all’incarico“, ipotesi, questa, subito prefigurata da qualcuno e rilanciata dalla stampa di informazione. La sensazione, in ogni caso, è che la strada per il tentativo dell’ex commissario alla spending review sia diventata più impervia di quanto già non fosse.

Mentre tutti cercano di capire se l’inopinato ritardo nel percorso che avrebbe dovuto portare in 24, massimo 48 ore al Governo Cottarelli equivalga a un de profundis  o sia invece un necessario pit stop tecnico per  approfondire alcune questioni sulla lista dei ministri, come affermato ieri dallo stesso Cottarelli entrando alla Camera, torna intanto a riaffacciarsi l’ipotesi di un governo politico, irriducibilmente perseguita in particolare dal capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio.

“Siamo pronti a rivedere la nostra posizione, se abbiamo sbagliato qualcosa lo diciamo, ma ora si rispetti la volontà del popolo perché noi l’Italia la vogliamo salvare. Un maggioranza c’è in Parlamento, fatelo partire quel governo, basta mezzucci perché di governi tecnici e istituzionali non ne vogliamo” ha dichiarato infatti  il leader del Moviemento fondato da Beppe Grillo  parlando a Napoli, mettendo da parte in un amen i toni apocalittici e le invettive utilizzate  solo fino a poche ore prima, con tanto di annunci di mobilitazioni di piazza per il 2 giugno e dell’avvio di una procedura di messa in accusa del Capo dello Stato.  “Per quanto riguarda l’impeachment” ha detto al riguardo Di Maio, confermando di non preoccuparsi troppo dei salti carpiati all’indietro né delle possibili reazioni che essi possono provocare nel suo elettorato (che però un minimo  di sconcerto evidentemente lo prova, stando almeno ai due-tre punti in meno registrati dal M5S nei sondaggi degli ultimi giorni).   “Prendo atto che Salvini non lo vuole fare e ne risponderà lui come cuor di leone ma purtroppo non è più sul tavolo perché Salvini non lo vuole fare e ci vuole la maggioranza”.

“Spero che si vada alle elezioni il prima possibile, ma in una situazione politica molto difficile resta una posizione coerente ma collaborativa con il presidente della Repubblica Mattarella per uscire a risolvere quella che è l’attuale crisi che stiamo vivendo” ha concluso Di Maio, portando a compimento la giravolta nei confronti del capo dello Stato.

“Se voi non mollate io non mollo e noi al governo del Paese ci andiamo. Dovremo aspettare un mese, tre, ma ci andremo” ha detto da parte sua il leader della Lega Matteo Salvini in un comizio a Siena. “Non so che governo nascerà ma ci hanno impedito di farne uno che rappresenta 17 milioni di italiani. Io volevo essere il ministro dell’Interno per riportare un po’ di sicurezza, ad esempio approvando una legge sulla legittima difesa“.

L’ipotesi di un governo politico tra i vincitori delle elezioni del 4 marzo è uscita ulteriormente rafforzata dopo l’endorsement a sorpresa arrivato dalla fino a ieri molto critica Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “Una maggioranza in Parlamento c’è ed è formata da M5s e Lega. Era pronta a fare un esecutivo e aveva stipulato un contratto di governo” ha detto Meloni. “Noi siamo stati critici però arrivati a questo punto siamo anche disponibili a rafforzare quella maggioranza con il nostro partito, perché crediamo che bisogna fare tutto quello che c’è da fare in questo momento per tirare fuori l’Italia dalla situazione di caos nella quale rischia di gettarsi. Presidente, ci rifletta perché non avremo molto altro tempo”.

Come un ulteriore segnale del rilancio dell’ipotesi di un governo giallo-verde è stato interpretata anche la presenza (non altrimenti spiegabile, secondo gli osservatori della politica) di chi era stato incaricato di guidare il “governo del cambiamento”, ovvero Giuseppe Conte, intercettato ieri nei pressi della Camera dei Deputati dal giornalista Paolo Celata del Tg di La7, al quale non però rilasciao alcuna dichiarazione.

L’ipotesi di questo sviluppo a sorpresa della crisi, però, almeno al momento sembra essere ancora in secondo piano rispetto a quella che si era prepotentemente affacciata negli ultimi giorni, ovvero l’immediato ritorno al voto, già nel prossimo mese di luglio. È stato proprio il pressing generale per votare in piena estate, probabilmente, a mettere in stand by il tentativo di Cottarelli. Secondo quanto riferisce l’Ansa, al termine dell’incontro di ieri al Quirinale, dopo il punto della situazione, il Capo dello Stato avrebbe deciso di prendere tempo per valutare fino a che punto ci sia convergenza tra le forze politiche per andare al voto entro luglio (la data sulla quale convergono le previsioni è quella del 29).

Gli esiti della valutazione  e le conseguenti decisioni dovrebbero appunto essere materia dell’incontro “informale” (?) di questa mattina tra Mattarella e Cottarelli.

La prospettiva del voto, al di là delle dichiarazioni espresse a Napoli da Di Maio, continuano a tenere banco anche all’interno del Movimento Cinque Stelle, che con il capogruppo in Senato Danilo Toninelli è tornato a chiedere il ritorno alle urne il prima possibile. “”Il M5S non molla, non illudetevi.” Ha detto Toninelli intervenendo ieri a Palazzo Madama. “Anzi, ci state rafforzando ogni giorno di più. Dobbiamo tornare al voto, dobbiamo farlo il prima possibile. E dobbiamo finalmente, dopo quello che è accaduto, segnare il riscatto di milioni e milioni di italiani”. 

Ma anche sull’altra sponda dello schieramento politico sembra compattarsi il fronte che chiede di tornare al voto a luglio.  A favore di questa ipotesi si sono espressi pubblicamente Andrea Orlando e Lorenzo Guerini e, riferisce l’Ansa, in molti sarebbero d’accordo. Una riflessione è in corso e probabilmente se ne discuterà nella direzione che si svolgerà prima dell’eventuale voto di fiducia al governo Cottarelli, circostanza nella quale – ha spiegato il segretario reggente Maurizio Martina – il Pd, nel rispetto dell’operato del presidente Mattarella e del carattere di neutralità politica dell’esecutivo, considera l’opportunità di astenersi.