Crisi di governo, Draghi apre le consultazioni e incassa i primi sì

Foto LaPresse - Massimo Paolone 18 agosto 2020 Rimini (Italia) Cronaca Rimini Meeting 2020 Edizione 41 Special Edition - Incontro inaugurale Nella foto: Mario Draghi Photo LaPresse - Massimo Paolone 18 August 2020, Rimini (Italy) Rimini Meeting 2020 Edition 41 Special Edition - Inaugural meeting In the pic: Mario Draghi

Roma, 5 febbraio – Sono cominciate nel pomeriggio di ieri le consultazioni con le forze politiche del presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi (nella foto), partito dagli incontri con le formazioni minori  (Azione, +Europa,  Maie, Cd, Europeisti-Maie, Misto Camera, Nci, Cambiamo). Nella mattinata di oggi, a partire dalle 11, sarà la volta delle Autonomie, di LeU, Iv, Fdi, Pd e Fi, per poi concludere domani con i partiti più rappresentati in Parlamento, Lega e M5S. Gli incontri hanno durata di mezzora o di un’ora a seconda del peso dei partiti.

Il Quirinale, riferisce Ansa, segue con attenzione, seppur a debita distanza, l’evoluzione della situazione politica dopo l’incarico a Draghi. Il presidente Sergio Mattarella ovviamente osserva il dispiegarsi delle diverse dichiarazioni che si susseguono da tutte le forze politiche. In queste ore al Colle si registra un moderato ottimismo sulla possibilità di una soluzione della crisi. Il Capo dello Stato ha anche apprezzato sia il gesto che le parole pronunciate da Giuseppe Conte sull’incarico a Draghi poco prima dell’inizio delle consultazioni del premier incaricato, alle quali il Colle non ha posto limiti temporali.

Dal premier uscente è arrivata ieri l’apertura al tentativo di Draghi di formare il governo che succederà al suo. “Da me nessun ostacolo a Draghi, i sabotatori cercateli altrove” ha detto Conte, in una dichiarazioni fuori da Palazzo Chigi, davanti a un tavolino sommerso dai microfoni, esprimendo l’auspicio che la crisi si risolva con la formazione di un governo politico e mandando un messaggio al M5s: “Ci sono e ci sarò”, a significare la sua disponibilità a proseguire il suo impegno politico all’interno del Movimento.

Intanto, in un’intervista al quotidiano La Stampa in edicola oggi, la  presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen lascia trasparire l’apprezzamento per la scelta compiuta dal presidente Mattarella: pur affermando di non voler commentare le questioni politiche interne degli Stati membri, von der Leyen ha osservato che il premier incaricato Mario Draghi “alla Bce ha svolto un ruolo straordinario e di questo ne sono tutti consapevoli. Non solo in Italia”.

Ma ciò che più rileva sono le reazioni e posizioni delle forze politiche italiana al tentativo di Draghi.  Aperture sono arrivate da Silvio Berlusconi e da Luigi Di Maio, anche se Beppe Grillo ha invitato i deputati del M5s a difendere “l’agenda Conte”. Il garante del Movimento (dato in arrivo a Roma in queste ore) sarà probabilmente decisivo nella scelta della posizione da prendere rispetto al governo Draghi. In teoria, essendo al vertice dei Cinque Stelle, Grillo potrebbe anche partecipare alle consultazioni, ma su questo non c’è alcuna conferma da parte del Movimento.  Restando ai fatti, va segnalata la nota diramata ieri da Di Maio, che resta uno dei principali riferimenti del M5s: “Oggi si aprono le consultazioni del premier incaricato Mario Draghi, secondo la strada tracciata dal capo dello Stato Sergio Mattarella, che ringrazio. In questa fragile cornice, il MoVimento 5 Stelle ha, a mio avviso, il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno. Siamo la prima forza politica in Parlamento e il rispetto istituzionale viene prima di tutto”. 

Il leader della Lega, Matteo Salvini, incalza: “Draghi dovrà scegliere tra le richieste di Grillo e quelle nostre che sono il contrario. Meno tasse o più tasse. Noi siamo liberi”  ha affermato il segretario del partito, uscendo in ogni caso dall’iniziale opposizione senza se e senza ma all’ipotesi Draghi, anche per effetto delle dichiarazioni rese dal suo numero 2, Giancarlo Giorgetti, in un’intervista all’agenzia Agi: “Mario è un fuoriclasse come Ronaldo, non può stare in panchina” ha detto Giorgetti, favorevole ad andare a vedere le carte del presidente del consiglio incaricato  (in accordo con molti altri esponenti  di primo piano  della Lega, come Luca Zaia e molti parlamentari e amministratori locali). Giorgetti tronca in ogni caso sul nascere ogni voce relativa a spaccature interne  al partito: “Nessuna divisione tra noi, Salvini  Mi ha chiesto di andare alle consultazioni. Senza la Lega il governo sarebbe zoppo, ma serve coerenza con i nostri valori. No a fotocopie di Conte, abbiamo proposte ragionevoli, il primo partito va ascoltato”.  L’autorevole esponente della Lega toglie però dal tavolo l’opzione dell’astensione: “Voteremo a favore o contro”.

Una posizione ovviamente inconciliabile con la proposta della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che sostiene proprio l’astensione collettiva di tutto il Centrodestra, senza la quale il suo partito resterà all’opposizione “responsabile”.

Il Pd, da parte sua, propone il suo apporto e il suo contributo al successo di Draghi. Per il segretario Nicola Zingaretti, sarebbe molto importante che tutte le forze dell’alleanza (Pd, M5s e Leu) “collaborassero convinte” alla maggioranza del governo Draghi, con un allargamento in Parlamento alle forze “moderate, liberali, socialiste. Aiuterebbe la stabilità del governo, gli darebbe forza e credibilità in Italia e nel mondo”.

“Possiamo lavorare con una linea chiara e una proposta di governo credibile per l’Italia, sostenuta da una maggioranza ampia ed europeista” ha detto ancora Zingaretti in un intervento alla direzione del partito. “Come ha correttamente detto Andrea Orlando, il Pd deve fare di più: lavorare – come stiamo facendo in queste ore – per garantire al professor Draghi una maggioranza con un profilo programmatico forte per affrontare i problemi che l’Italia ha davanti”.