Criminalità infiltrata in farmacia, blitz dei Nas, 13 arresti a Milano

Roma, 10 aprile – Associazione a delinquere, truffa all’erario e alle aziende farmaceutiche, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, autoriciclaggio, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Con questo pesantissimo fardello di accuse, formulate a seguito dell’attività investigativa condotta dai Carabinieri dei Nas di  Milano,  sono stati emessi 13 provvedimenti cautelari, disposte 11 perquisizioni e notificati 37 ordini di esibizione di documentazione nei confronti di persone legate a vario titolo a una presunta organizzazione criminale che ruotava intorno alla Farmacia Caiazzo, esercizio farmaceutico del capoluogo lombardo, già in passato in odore di collegamento con la ‘ndrangheta e per questo oggetto delle attenzioni della magistratura (cfr. RIFday del 2 marzo 2016).

In quell’occasione, il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini aveva avviato un’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata  nel settore delle farmacie. Gli acquisti di alcune farmacie nel territorio milanese da parte di giovani farmacisti parenti di famiglie coinvolte in indagini su attività criminali avevano insospettito i magistrati milanesi, che avevano deciso di accendere un riflettore proprio sul passaggio di mano della farmacia di Piazza Caiazzo, acquistata per circa 220mila euro  (questa la cifra, in verità piuttosto bassa, riferita allora da Boccassini) da Giuseppe Strangio, soggetto sospettato di frequentazioni con la criminalità organizzata. L’ipotesi era che l’esercizio fosse stato comprato con soldi provenienti dal traffico di droga delle cosche Marando, Romeo e Calabrò, ma l’inchiesta aperta allora venne poi archiviata dalla Dda milanese.

Gli inquirenti, però, non hanno evidentemente mollato la presa, e continuando a scavare hanno portato alla luce elementi tali da giustificare il blitz di ieri, scattato nelle province di Milano, Monza Brianza, Roma, Napoli e Lucca. Le accuse, come già accennato, sono pesantissime e hanno trovato vasta eco nella stampa di informazione (ne riferiscono diffusamente, tra gli altri, le edizioni locali de la Repubblica e del Corriere della Sera) anche in ragione degli scenari inquietanti che aprono, che confermano e rafforzano l’allarme lanciato due anni fa da Boccassini.

Dalle indagini svolte dai Nas, avviate nel gennaio del 2017, è infatti emerso  che i soggetti colpiti dai provvedimenti restrittivi (un’organizzazione, secondo gli inquirenti, capeggiata proprio dal titolare della Farmacia Caiazzo) acquistavano presso le aziende farmaceutiche ingenti quantitativi di farmaci ad alto costo, in particolare medicinali per cure oncologiche, virali e per altre gravi patologie, tutti a esclusivo uso ospedaliero. Sfruttando un accreditamento fittizio presso l’Aiop, l’Associazione Italiana ospedalità privata, gli acquisti avvenivano a un prezzo scontato ex factory (il costo di vendita del farmaco stabilito dall’Aifa prima dell’immissione in commercio del medicinale), millantando una loro destinazione a strutture ospedaliere private italiane. Il più noto dei farmaci acquistati e venduti con questo sistema era il Contramal, oppioide già balzato agli onori della cronaca con il poco lusinghiero nome di noto “droga dei combattenti”, in quanto utilizzato dai militanti jihadisti dell’Isis.

I farmaci, ovviamente, non venivano ceduti a ospedali italiani ma – sfruttando le pieghe del parallel trade – venivano venduti in Paesi come l’Iran, l’Iraq e la Cina, lucrando ingenti guadagni sui differenziali di prezzo. Il giro di affari, secondo gli inquirenti, sarebbe vicino ai 20 milioni di euro.

Il  Corriere della Sera, nel riferire della vicenda, cita la relazione dei carabinieri dei Nas, dove si parla di “modalità assolutamente spregiudicate, illegali e senza alcun controllo neanche sulle varie fasi del trasporto, dello stoccaggio e della distribuzione dei farmaci ricettati”.

Fra le conseguenze più gravi del traffico illecito, il pm David Monti evidenzia  “la rarefazione del farmaco sul mercato nazionale legale”, ovvero il fatto che i trafficanti e i loro intermediari, che erano anche cinesi ed egiziani, sottraevano al mercato nazionale grosse quantità di farmaci, contribuendo così ad alimentare il fenomeno delle carenze di referenze farmaceutiche sul circuito distributivo del nostro Paese.

A peggiorare il quadro di una notizia già pessima, la presenza tra gli arrestati di un carabiniere che fino al 2013 prestava servizio nei Nas: il militare era entrato in contatto con gli organizzatori della truffa e, proprio grazie alle sue competenze, svolgeva un ruolo di consulente per sfruttare le pieghe della legislazione.