Covid, Ue inasprisce i meccanismi per l’export dei vaccini

Roma, 25 marzo – La Commissione europea ha adottato una revisione del meccanismo per l’autorizzazione all’esportazione dei vaccini, aggiungendo la “reciprocità” e la “proporzionalità” tra i criteri da valutare per il via libera. Le domande saranno valutate caso per caso, ma l’obiettivo è che le richieste di export non costituiscano una minaccia per la sicurezza dell’approvvigionamento per i 27 Paesi dell’Ue. L’iniziativa revoca l’esenzione per 17 Paesi, mentre i 92 Paesi a basso e medio reddito del Covax restano esclusi dal campo di applicazione dello strumento.

Le aziende dell’Unione, si legge nel regolamento appena approvato, del quale riferisce l’Ansa,  “hanno esportato grandi quantità di prodotti coperti dal meccanismo di autorizzazione all’esportazione verso Paesi che hanno una grande capacità propria di produzione, mentre tali Paesi limitano le proprie esportazioni verso l’Unione per legge o tramite accordi contrattuali o di altro tipo conclusi con i produttori di vaccini stabiliti nel loro territorio. Questo squilibrio porta a carenze di approvvigionamento all’interno dell’Unione”.

I produttori dell’Unione, evidenzia ancora la Commissione,  hanno esportato grandi quantità di dosi verso alcuni Paesi “privi di capacità di produzione, ma che hanno un tasso di vaccinazione più elevato rispetto all’Unione o dove la situazione epidemiologica è meno grave che nell’Ue. Le esportazioni verso questi Paesi possono quindi minacciare la sicurezza dell’approvvigionamento all’interno dell’Unione”.”Gli Stati membri, dunque, “dovrebbero rifiutare di conseguenza le autorizzazioni di esportazione” e “anche la Commissione prendere in considerazione questi elementi aggiuntivi” per le sue valutazioni e decisioni.

Dall’avvio del meccanismo Ue di autorizzazione all’export sono state accolte 380 richieste di esportazione verso 33 Paesi per un totale di circa 43 milioni di dosi. Una sola richiesta di esportazione non è stata accolta. Sono i numeri diffusi dall’Esecutivo comunitario. Le principali destinazioni di esportazione includono Regno Unito (con circa 10,9 milioni di dosi), Canada (6,6 milioni), Giappone (5,4 milioni), Messico (4,4 milioni), Arabia Saudita (1,5 milioni), Singapore (1,5 milioni), Cile (1,5 milioni ), Hong Kong (1,3 milioni), Corea (1,0 milioni) e Australia (1,0 milioni).

 “L’Ue è l’unico grande produttore dell’Ocse che continua a esportare vaccini su larga scala in dozzine di Paesi. Ma le strade devono correre a doppio senso. Questo è il motivo per cui la Commissione europea introdurrà i principi di reciprocità e proporzionalità nel meccanismo di autorizzazione esistente dell’Unione. Dobbiamo garantire consegne tempestive e sufficienti di vaccini ai cittadini dell’Unione. Ogni giorno conta“, ha commentato la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen (nella foto).

La Commissione europea accelera anche sull’autorizzazione dei vaccini Covid-19 adattati alle varianti. “Stiamo consentendo all’Ema di approvare più velocemente vaccini aggiornati per affrontare nuove varianti. L’approvazione più rapida significa più vaccini in circolazione e più europei protetti dal virus”, ha spiegato ancora  Von der Leyen.

Le “forti inadempienze” di AstraZeneca nella distribuzione dei vaccini nell’Unione europea sono state ricordate e stigmatizzate dal vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis: dalle 120 milioni di dosi che l’azienda avrebbe dovuto consegnare nel primo trimestre, secondo il contratto stipulato con la Ue, è scesa a 30 milioni, operando un taglio drastico, ma – sottolinea Dombrovskis –  “non è nemmeno vicina a questa cifra”.

“Nella Ue dobbiamo garantire la vaccinazione della nostra stessa popolazione e da questo punto di vista siamo indietro” ha poi aggiunto il viceprediente della Commissione. “Se guardate i dati, nonostante la Ue sia uno dei punti caldi globali della pandemia, è allo stesso tempo anche il più grande esportatore di vaccini, ad esempio verso il Regno Unito”.

La questione ha generato tensioni permanenti sia con lo stesso UK, anche per alcune bullesche dichiarazioni del premier Boris Johnson nel corso di una riunione a porte chiuse del gruppo parlamentare dei Tory, dove ha affermato  che dietro il successo della campagna vaccinale del Regno Unito non ci sono solo meriti organizzativi ma anche “capitalismo e avidità”, sia con AstraZeneca. Sulla quale una rivelazione del quotidiano italiano La Stampa ha aperto un nuovo fronte polemico, riportando che in uno stabilimento del nostro Paese sono state scoperte 29 milioni di dosi del vaccino Astra Zeneca. Bruxelles ha chiesto una spiegazione all’azienda circa la destinazione di questi vaccini.