Covid, Sinasfa a Regioni: “Screening periodici anche ai farmacisti”

Roma, 20 novembre – Stato e Regioni non possono, da una parte, varare provvedimenti di legge per chiedere ai farmacisti collaboratori di continuare a lavorare anche nel caso in cui un collega con cui si lavora risulti positivo al Covid-19, concedendo di restare a casa solo in caso di positività certificata  da un tampone oro-faringeo, esattamente come avviene per gli altri operatori sanitari, e poi invece, dall’altra parte, non prevedere per quegli stessi farmacisti gli screening e i controlli periodici cui gli operatori sanitari sono soggetti.

L’evidente contraddizione per la quale i farmacisti sono considerati professionisti della salute a seconda delle circostanze non è tollerabile e Sinasfa, il Sindacato nazionale farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto), ha ritenuto che è giunto il momento di protestare contro una situazione oggettivamente ingiusta e inaccettabile, perché – spiega il sindacato in un comunicato stampa diffuso ieri – “mette a repentaglio la nostra salute, quella dei nostri cari e quella di tutte le persone con cui veniamo a contatto nel caso in cui.  senza saperlo. fossimo positivi asintomatici”.

Una prima iniziativa in questo senso è stata condotta in Veneto, dove la presidente della sezione del Triveneto di Sinasfa Lara Borgato (nella foto a sinistra) ha inviato all’assessore regionale alla Sanità del Veneto Manuela Lanzarin la richiesta di inserire i farmacisti nell’attività di screening di controllo per la positività al coronavirus. Il riscontro è arrivato in tempi brevissimi ed è stato confortante: lo screening richiesto dai farmacisti era già in programma e dovrebbe essere effettuato ogni 20 giorni.

Visto il buon esito ottenuto in Veneto, Sinasfa ha deciso di inoltrare a tutte le altre Regioni d’Italia la richiesta di effettuare uno screening obbligatorio gratuito e periodico a tutti i farmacisti ovunque lavorino a tutela della loro salute.

“Sinasfa si augura che le richieste vangano accolte e che si inseriscano tutti i colleghi in un programma di controllo” si legge nel comunicato del sindacato dei non titolari “ma qualora in qualche Regione così non fosse,  nostro malgrado saremmo costretti a chiedere ai colleghi di assumer’”atteggiamenti difensivi’ sul posto di lavoro a tutela della loro salute e di quella dei loro famigliari”

“Ma siamo fiduciosi” conclude Sinasfa “che anche le altre Regioni mostreranno la stessa lungimiranza della Regione Veneto, che ringraziamo per la giusta attenzione dimostrata alla nostra categoria”.

 

La lettera di Sinasfa inviata ai presidenti delle Regioni Lazio, Campania, Molise e Puglia e agli assessori alla Sanità di tutte le altre Regioni