Covid, rallentano decessi e contagi, Burioni: ‘Perseverare con misure’

Roma, 29 marzo – Acquista consistenza il calo nel numero dei morti per Covid-19  (che però sono purtroppo ancora troppi) e nei ricoverati nelle terapie intensive, mentre sale lievemente sui nuovi positivi al coronavirus: questi la tendenza evidenziata dai numeri resi noti dal capo della Protezione Civile Angelo Borrelli nel consueto bollettino quotidiano illustrato nel pomeriggio di oggi. Gli italiani che risultano attualmente positivi al virus sono 73880 positivi attuali (+ 3851 rispetto a ieri), ai quali vanno aggiunti 13030 guariti-dimessi (+ 646) e purtroppo 10779, con 756 nuove vittime vittime nelle ultime 24 ore, per un numero di casi totali pari a 97689 casi totali registrati dall’inizio dell’epidemia. Delle 73880  persone attualmente contagiate, 3906 sono in terapia intensiva (+50 rispetto a ieri, dato in diminuzione), 27386 ricoverati con sintomi, 42588 (58%) in isolamento domiciliare con sintomi molto meno gravi.

Tanti operatori hanno contratto virus, da sanitari a forze dell’ordine fino a politici e volontari: ringrazio e auguro loro pronta guarigione”  ha detto Borrelli, che ha poi passato la parola a  dando poi la parola a Luca Richeldi, professore ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio al Policlinico Universitario Gemelli di Roma, per un commento sull’andamento dell’epidemia in questi ultimi giorni «Guardando i numero di questo fine settimana cioè di quelle persone purtroppo ancora decedute, si vedono cambiamenti grandi ogni giornata, un sistema sanitario che sta rispondendo con le misure che stanno funzionando” ha affermato il docente. “Colleghi delle terapie intensive ci danno informazioni positive in questi ultimi giorni, c’è una lieve discesa ma sono numeri che ci fanno riflettere nel messaggio dato dal Governo che con questi nostri comportamenti salviamo delle vite”.

Sul punto, qualche ora più tardi, è intervenuto anche il virologo Roberto Burioni (nella foto), ospite della trasmissione Che tempo che fa. “I numeri cominciano a essere meno negativi e in un’epidemia significa positivi. Stiamo raccogliendo i frutti del nostro comportamento, come prima raccoglievamo i frutti della nostra irresponsabilità. Dobbiamo perseverare con i nostri sacrifici. Non possiamo predire il futuro, ma sembra che le cose stiano rallentando” ha detto Burioni, secondo il quale è anche positivo che “stiamo guadagnando tempo, che viene sfruttato dagli ospedali per organizzarsi, dallo Stato per elaborare nuove procedure e dalla ricerca che ovunque sta andando avanti e cercando di fare qualcosa”.

“Stanno calando gli accessi ai pronto soccorso e questo è un segno importante” ha proseguito il virologo. “Ci stiamo avviando verso il giorno in cui usciremo di casa, anche se non tutti e non fra dieci giorni. Ma quel giorno” ha ammonito l’esperto, evidenziando uno dei problemi (la carenza di Dpi sul mercato) che ha caratterizzato questa fase dell’emergenza” tutti dovremo portare una mascherina e quindi devono esserci. Anche perché servirà  una mascherina ogni quattro ore”. In più “dobbiamo metterci in condizione di fare i test, non solo per dimostrare la presenza del virus, ma anche per vedere quante persone hanno contratto questa malattia“.

Buone notizi, secondo Burioni,  stanno arrivando anche dal campo dei farmaci. “C’è un farmaco che viene utilizzato come antiinfiammatorio in malattie come l’artite e che sembra essere efficace e i dati sono abbastanza promettenti” ha spiegato il virologo, che ha poi fatto riferimento anche alla “sorpresa”  Plaquenil,  farmaco degli anni Cinquanta “che si usava per la malaria e che fu valutato nel 2005 come molto efficace per inibire la replicazione del coronavirus della Sars. La cosa passò nel dimenticatoio. Ora si è provato a usarlo clinicamente e a sperimentarlo. Ci sono diversi studi in atto, lo abbiamo fatto anche noi al San Raffaele”.

Inoltre, ha continuato Burioni, “sembra sia stato fatto un passo avanti nella diagnostica. Un’azienda statunitense serissima ha annunciato di avere a disposizione un test che viene fatto in 15 minuti (ne parliamo in altra parte del giornale, NdR)“. Un’altra notizia molto buona secondo il virologo, è quella legata a uno studio relativo “all’utilizzo del plasma dei guariti che può migliorare le condizioni di chi sta male”. Burioni ha spiegato che “prendere il sangue dai guariti non è semplice, ma significa che gli anticorpi dei guariti possono avere un effetto benefico: gli anticorpi monoclonali si possono produrre artificialmente e se il dato è confermato tra un anno e qualcosa avremo anticorpi monoclonali da somministrare. Inoltre, se il plasma ha effetto benefico e il dato è confermato, chi ha gli anticorpi avrebbe un certo grado di protezione“.