Covid, più contagi e più decessi, ma segnali che curva sta cambiando

Roma, 4 novembre – Tornano a salire i contagi di Covid-19 in Italia, con 28.244 contro i 22.253 del giorno precedente, e sono aumentati anche i decessi, che in 24 ore sono stati ben 353: numeri che non si vedevano dall’inizio di maggio. Un incremento notevole, se confrontato con i 233 in più registrati il 2 novembre, ma bisogna considerare che la curva dei decessi segue quella dei casi sempre a distanza di alcuni giorni. Lo stesso vale per i ricoveri nelle unità di terapia intensiva, aumentati di 203 in 24 ore e saliti complessivamente a 2.225.

A riassumere i dati è un interessante take dell’agenzia Ansa, che osserva che se a prima vista possono suggerire il contrario, i numeri potrebbero non essere così negativi, considerando il loro andamento su più giorni: “La curva sta cambiando, c’è un rallentamento che potrebbe rivelarsi un fatto positivo” osserva infatti il fisico Enzo Marinari, dell’università Sapienza di Roma. “C’è un’inversione, anche se lenta”  anche a giudizio dello statistico Livio Fenga dell’Istat, che a titolo personale sta analizzando i dati della pandemia fin dagli inizi.

Fra le Regioni, la Lombardia ha avuto il maggiore incremento di casi, con 6.804 in più in 24 ore e un rapporto casi positivi-tamponi del 21%, seguita da Piemonte (3.169, 24%), Campania (2.971, 21,5%), Toscana (2.336, 16,2%) e Veneto (2.298, 19,9%). A livello nazionale il rapporto fra positivi-tamponi è sceso dal 16,3% degli ultimi due giorni al 15,4%. “È comunque un valore che non ha più un particolare significato”  rileva Marinari “perché ormai è molto chiaro che i casi sfuggono e che siamo in un regime in cui non tracciamo più”.

Ad attirare l’attenzione degli esperti è ora piuttosto il lento cambiamento della curva: la crescita continua a essere esponenziale, ma il tempo nel quale i casi raddoppiano si sta dilatando. Per Marinari il tempo di raddoppio “sembrerebbe aumentato di molto rispetto a quello di sette giorni” che si registrava fino a poco tempo fa, anche se ancora non è possibile dire con certezza di quanto.

“Sembra abbastanza positivo il trend che si osserva nei nuovi casi: stanno rallentando” aggiunge il fisico. “Non è così per i decessi, ma questo si sa per via del ritardo che il loro andamento mostra rispetto a quello dei casi”. Piccoli cambiamenti che secondo Marinari incoraggiano un po’ di ottimismo: “I dati che vediamo non sono ancora un effetto dei decreti, ma probabilmente dell’autocontrollo da parte delle persone, che rispettano di più le regole”. Se le cose stanno proprio così, lo si vedrà come minimo fra una settimana-dieci giorni.

“C’è un cambiamento, anche se lento” anche secondo Fenga. “Effettivamente – osserva lo statistico parlando a titolo personale – gli ultimi valori della serie storica sono in controtendenza e suggeriscono una certa efficacia dell’azione di governo. Tuttavia, se da un lato è importante rilevare un cambiamento di segno nella tendenza, dall’altra bisogna notare che questa tendenza non è sufficientemente rapida”.

Il modello che dà queste indicazioni, sceiva l’Ansa,  è quello proposto dallo statistico australiano Rob Hyndman, riconosciuto da larga parte della comunità scientifica come uno dei massimi esperti nel settore dei modelli previsionali. Applicando ai dati sull’epidemia di Codiv-19 in Italia emerge che “le previsioni a 30 giorni sembrano assecondare una tendenza verso una progressiva, sebbene molto lenta, riduzione dell’indice Rt”, ossia dell’indice di contagio, che risulterebbe pari a 1,64 a livello nazionale.

“Si tratta  di una decrescita molto lenta”  osserva Fenga “la cui accelerazione non è improbabile che richieda provvedimenti più restrittivi”.