Dpcm Covid, Italia divisa in tre, scatta lockdown per quattro Regioni

Roma, 5 novembre – Italia est omnis divisa in partes tres: a voler sintetizzare in una sola battuta i contenuti del nuovo dpcm finalizzato a contrastare la diffusione del coronavirus nel Paese, niente sembra più pertinente ed efficace dell’incipit del De bello gallico, ovviamente riadattato.  Nel provvedimento ha infatti prevalso, come ampiamente annunciato, la linea della graduazione delle misure, con l’istituzione di tre diverse aree di rischio: quattro Regioni (Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta) sono classificate in zona rossa, dove scatteranno misure più restrittive; due Regioni (Puglia e Sicilia) sono invece in zona arancione, a rischio medio-alto, tutte le restanti (Veneto, Province di Trento e Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna, Marche, Molise, Abruzzo, Lazio, Campania e Basilicata) in zona gialla. A ciascun “colore” è affidato un pacchetto di misure ad hoc: la zona rossa, di fatto, prevede un lockdown. In tutto il Paese il coprifuoco scatta alle 22. Le diverse misure sono sintetizzate nel prospetto pubblicato qui sotto ed entreranno in vigore da venerdì 6 novembre.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (nella foto) ha illustrato il provvedimento ieri sera in una conferenza stampa. “Rispetto alle persone contagiate sale il numero degli asintomatici, diminuisce in percentuale il numero di persone ricoverate ma c’è l’alta probabilità che molte Regioni superino le soglie delle terapie intensive e mediche” ha detto il premier spiegando il contesto che ha reso necessario il dpcm. “Se introducessimo misure uniche in tutta Italia produrremmo un duplice effetto negativo, non adottare misure veramente efficaci dove c’è maggior rischio e imporremo misure irragionevolmente restrittive dove la situazione è meno grave”. 

Conte ha però voluto sottolineare che la situazione  è sotto costante monitoraggio e, con ordinanze del ministro della Salute, la collocazione delle Regioni nelle varie aree potrà cambiare in relazione all’evoluzione della situazione epidemiologica. “Se, all’esito delle misure, una Regione dovesse rientrare in condizioni di stabilità per 14 giorni, con rischio più basso” ha spiegato al riguardo Conte “potrà essere assoggettata a un regime di misure meno restrittive, ce lo auguriamo tutti”. In ogni caso, ha tenuto a precisare, “le ordinanze del ministro della Salute non saranno arbitrarie o discrezionali perché recepiranno l’esito del monitoraggio periodico effettuato congiuntamente con i rappresentanti delle Regioni” ha detto il capo del governo. “Una volta condiviso l’impianto (delle misure restrittive, NdR) le conseguenze sono automatiche, perché basate su criteri predefiniti e oggettivi che sfuggono da qualsiasi contrattazione. Non si può negoziare o contrattare sulla pelle dei cittadini, non lo farà Speranza né i presidenti delle singole Regioni, il contraddittorio ci sarà, perché le ordinanze vengono fatte sentito il presidente, ma non negoziato con il presidente”.

Conte ha poi voluto rassicurare in ordine ai supporti economici che affiancheranno le misure anti-pandemiche: “Già questa settimana porteremo in Consiglio dei ministri, dovremo farcela già domani sera, un nuovo decreto legge” per i ristori, ha detto al riguardo il presidente del Consiglio, che però non ha fatto anticipazioni sulle cifre. “È chiaro che alla Ragioneria stanno lavorando ma sicuramente ci sono adeguati stanziamenti per il decreto. Potrebbero essere in un ammontare di 1,5-2 miliardi” ha detto Conte in conferenza. “Se ci fosse necessità di disporre ulteriore risorse dobbiamo essere pronti anche a presentarci in Parlamento per un eventuale nuovo scostamento, ma non lo abbiamo ancora deciso perché, a quanto mi hanno detto, gli stanziamenti ci sono”. 

“L’autocertificazione è collegata ai divieti. Nelle zone rosse quando si esce di casa va l’autocertificazione, così come tra Regioni e Comuni” ha poi spiegato il presidente del Consiglio.“La scuola deve essere un presidio, quindi tra quelle misure il fatto di mandare in didattica a distanza gli studenti è un fatto che pesa molto al governo. E appena la curva rientrerà sotto controllo una delle prime misure sarà restituire la didattica in presenza a quanti più alunni possibili”, ha detto ancora il premier.

“Devo dire che il passaggio di lunedì alle Camere ha offerto qualche segnale di novità. Le opposizioni hanno fatto una scelta di rifiutare un tavolo di confronto, non parlo di cabina di regia”  ha affermato Conte “che potrebbe far pensare alla condivisione di tutte le responsabilità, invece ho detto che se ci ripensano il tavolo di confronto ci sarà ma il governo si assume le proprie responsabilità, state tranquilli. Con piena distinzione dei ruoli. Ma avvertiamo l’esigenza che in una sfida così drammatica tutti possano quantomeno condividere informazioni, cogliere lo spirito e le finalità delle proposte poi spetta alle opposizioni decidere, l’invito è sempre lì”.