Covid, indicazioni del ministero per assistere i pazienti a domicilio

Roma, 2 dicembre – Il ministero, con una circolare del 30 novembre 2020, ha fornito le indicazioni operative per la corretta gestione a domicilio dei pazienti con infezione da Sars-CoV-2 fin dalla diagnosi. Duplice lo scopo del documento: mettere in sicurezza il paziente e non affollare in maniera non giustificata gli ospedali e soprattutto le strutture di pronto soccorso.

La circolare è nata dalla necessità di fornire ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta  – che giocano, in stretta collaborazione con il personale delle Unità speciali di continuità assistenziale (le famose Usca) ed eventuali unità di assistenza presenti sul territorio, un ruolo cruciale nell’ambito della gestione assistenziale dei malati Covid-19 – le linee operative da seguire nella terapia dei pazienti Covid, elaborate anche se non soprattutto sulle raccomandazioni e decisioni dell’Aifa.

E proprio in accordo con le disposizioni dell’agenzia regolatoria nazionale possono essere usati antinfiammatori come paracetamolo o Fans per pazienti sintomatici, in particolare in caso di febbre, dolori articolari o muscolari, a meno che non ci sia una chiara controindicazione all’uso. Per i corticosteroidi e  l’eparina, invece, l’indicazione è quella di usarli solo in specifiche condizioni di malattia, non in modo routinario.

Nello specifico, la circolare del ministero della Salute chiarisce che “l’uso dei corticosteroidi è raccomandato nei soggetti con malattia Covid-19 grave che necessitano di supplementazione di ossigeno“. L’uso di questi farmaci a domicilio va considerato solo nei pazienti con quadro clinico che non migliora entro 72 ore, se peggiorano i parametri pulsossimetrici tanto da rendere necessaria l’ossigenoterapia. Invece l’eparina è indicata solo nei soggetti immobilizzati per l’infezione in atto.

Il ministero della Salute chiarisce anche che l’uso degli antibiotici va preso in considerazione “solo in presenza di sintomatologia febbrile persistente per oltre 72 ore” o se il quadro clinico induce il sospetto “di una sovrapposizione batterica“, o infine se l’infezione batterica è dimostrata da esame microbiologico.

Per quanto riguarda l’impiego in terapia di clorochina o idrossiclorochina e combinazioni di antivirali come lopinavir/ritonavir, darunavir/ritonavir o cobicistat,  scatta il semaforo rosso: si tratta di medicine non raccomandate per il trattamento di Covid-19. In particolare, l’idrossiclorochina è sconsigliata perché la sua efficacia “non è stata confermata in nessuno degli studi clinici controllati fino ad ora condotti“. Per l’Aifa non è quindi raccomandata né per prevenire né per curare l’infezione da Sars-CoV-2. Discorso analogo per le combinazioni di antivirali prima ricordate.

Altra indicazione importante: i farmaci non vanno somministrati tramite aerosol se il paziente si trova in isolamento con altre persone, in quanto può diffondere il virus nell’ambiente. Al medico, invece, la circolare suggerisce di avere un approccio di “vigile attesa” con “misurazione periodica della saturazione dell’ossigeno” tramite il saturimetro.  Inoltre, bisogna garantire idratazione e nutrizione. Le terapie in atto per altre patologie non vanno modificate per non rischiare che le condizioni preesistenti si aggravino.

La circolare mette a fuoco anche la tipologia dei pazienti a basso rischio che possono essere curati a casa dai medici di famiglia, individuando criteri precisi. In primis, non devono esserci fattori di rischio aumentato come malattie tumorali o immunodepressione. Inoltre, devono presentare sintomatologia simil-influenzale ma non dispnea e tachipnea, febbre a 38° o inferiore da meno di 72 ore, sintomi gastro-enterici, astenia, augeusia-disgeusia, anosmia.

Importante è anche una valutazione del contesto sociale: anche i membri della famiglia vanno educati sull’igiene personale e le misure di prevenzione e controllo dell’infezione, cosa fare per evitare la diffusione del contagio. Il medico deve anche verificare l’eventuale presenza di fattori che rendano il paziente più a rischio di deterioramento, quindi è importante “considerare e documentare la presenza di comorbosità”. Nel documento si suggerisce di monitorare i parametri vitali tramite uno score. Quello consigliato è il Modified early warning score. Evidenziata anche la necessità del supporto del personale delle Usca per riuscire a ridurre la pressione sugli ospedali.

Ma c’è anche un’altra circolare, non meno importante, che il ministero ha licenziato il 30 novembre, quella che fornisce chiarimenti e indicazioni riguardo la ripresa in sicurezza di visite e contatti presso gli anziani in strutture residenziali sociosanitarie e socio-assistenziali, che in ragione delle norme volte al contenimento della diffusione del contagio sono oggi soggette a forti misure restrittive, tra cui il distanziamento fisico e le restrizioni ai contatti sociali degli ospiti, persone anziane o disabili che costituiscono una fascia di popolazione particolarmente fragile e a maggior rischio di evoluzione grave se colpita da Covid-19.

Le misure restrittive, su tute distanziamento fisico e drastiche restrizioni ai contatti sociali, determinano però una riduzione dell’interazione tra gli individui e un impoverimento delle relazioni socio-affettive (a partire dalle visite dei familiari) che, in una popolazione fragile e in larga misura cognitivamente instabile possono favorire l’ulteriore decadimento psico-emotivo, che finisce per riflettersi sulle patologie di tipo organico.