Covid, i professionisti sanitari italiani candidati al Nobel per la Pace

Roma, 18 marzo – “Medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, biologi, tecnici, operatori civili e militari tutti, che hanno affrontato in situazioni spesso drammatiche e proibitive l’emergenza Covid-19 con straordinaria abnegazione, molti dei quali sacrificando la propria vita per preservare quella degli altri e per contenere la diffusione della pandemia”. Questa la motivazione con la quale la Fondazione Gorbachev di Piacenza, che organizza i Summit mondiali dei Premi Nobel per la Pace, fungendo in qualche modo anche da segretariato mondiale, ha promosso la campagna di adesione per candidare il “corpo sanitario italiano”  al prestigioso riconoscimento.Visualizza immagine di origine

La petizione, che ha ricevuto il benestare da Oslo, è stata portata avanti perché  “il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra combattendo in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro”, sottolinea la Fondazione.

La proposta, come prevede il protocollo di candidatura, è stata ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la Pace, l’americana Lisa Clark (nella foto), che ha prestato attività di assistenza volontaria durante l’epidemia e attualmente vive in Toscana. Co-presidente dell’International Peace Bureau, Clark ha ricevuto l‘onorificenza nel 2017. “Ho candidato il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace” ha spiegato “poiché la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a sé stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze”.

Il testimonial dell’iniziativa promossa dalla Fondazione Gorbachev di Piacenza (di cui è presidente onorario l’ex-presidente dell’Urss, anch’egli insignito del premio nel 1990), è Luigi Cavanna, primario di onco-ematologia all’ospedale di Piacenza, noto per essersi impegnato personalmente nel prestare aiuto ai malati di Covid a domicilio, sostenendo l’importanza della medicina territoriale. Il proponente, sempre secondo quando previsto dal protocollo, che richiede una figura di alto profilo, è Mauro Paladini, ordinario di Diritto privato all’università di Brescia.

All’iniziativa hanno già aderito numerose istituzioni, a partire dalla Regione Emilia Romagna e dal Comune e la Provincia di Piacenza, e diversi importanti organismi e associazioni. Anche alcuni esponenti della politica, come il segretario di Forza Italia Antonio Tajani e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, hanno subito salutato con favore la candidatura:  “Tutta Italia non vi ringrazierà mai abbastanza ed è pronta a fare il tifo” scrive su Facebook il governatore ligure “ma comunque vada per noi avete già vinto”.

Per aderire e sostenere alla campagna – che è anche un modo per onorare la memoria delle centinaia di medici, infermieri  e farmacisti che sono morti per la Covid contratta durante il servizio – è sufficiente firmare la petizione sulla piattaforma Change org o compilare il modulo appositamente predisposto dalla Fondazione Gorbachev (disponibile qui) e consegnarlo al proprio comune.