Covid, casi in aumento in 11 Regioni: ecco dove sono i nuovi focolai

Roma, 24 luglio – A dar ragione a chi, dal ministro della Salute Roberto Speranza agli infettivologi, invita a mantenere alta la soglia di attenzione contro il rischio di una sempre possibile ripresa dei contagi da coronavirus, con la raccomandazione al rispetto delle tre regole auree (mascherine, distanza e igiene), i diversi focolai sparsi in tutto il Paese, da Trento alla Campania, sono lì a dire che il virus è ancora in circolazione. Il numero dei nuovi casi, registra il bollettino del ministero della Salute, è in leggera crescita, anche se basso e al momento sotto controllo. Sufficiente, tuttavia, a preoccupare: “Una seconda ondata non è certa ma la dobbiamo considerare possibile” afferma al riguardo Speranza, aggiungendo che  è “essenziale essere veloci e determinati nell’isolare i casi, individuare i focolai e contenerli immediatamente”. Per poi ribadire, quasi ossessivamente, sempre lo stesso concetto:  non bisogna abbassare la guardia perché il virus non è scomparso, anzi.

Ma qual è  più in dettaglio la situazione? A offrire una fotografia è il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che conferma nella settimana dal 15 al 21 luglio uno stabile incremento dei nuovi casi (1.408 vs 1.388) rispetto alla precedente, a fronte di una lieve flessione del numero di tamponi diagnostici effettuati. Dalla lettura complessiva dei dati emerge un quadro epidemiologico di circolazione endemica del virus, con un incremento costante dei nuovi casi nelle ultime settimane, legati prevalentemente a nuovi focolai e a “casi di rientro” dall’estero.

Al tempo stesso i dati documentano un ulteriore alleggerimento della pressione sugli ospedali: al 21 luglio i pazienti ricoverati con sintomi (732) e, soprattutto, quelli in terapia intensiva (49) sono ormai un numero esiguo. In sintesi: decessi: +89 (+0,3%); in terapia intensiva: -11 (-18,3%); ricoverati con sintomi: -45 (-5,8%);nNuovi casi totali: +1.408 (0,6%); tamponi diagnostici: -1.247 (-0,7%); tamponi totali: -137 (-0,05%).

“In questo contesto non bisogna confondere il progressivo decongestionamento degli ospedali con l’azzeramento delle ospedalizzazioni”  afferma Nino Cartabellotta (nella foto), presidente della Fondazione Gimbe. I dati su pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva si riferiscono, infatti, al numero dei posti letto occupati, ma non permettono di conoscere il numero di pazienti ricoverati e dimessi, per guarigione o decesso. Inoltre, alcune Regioni non conteggiano più tra i pazienti ospedalizzati quelli con negativizzazione del tampone, sottostimando complessivamente il carico ospedaliero correlato a Covid-19.

A fronte della stabilità nell’aumento dei nuovi casi diagnosticati nell’ultima settimana rispetto alla precedente (+20) si documentano ampie variazioni regionali: in 8 Regioni i casi sono in riduzione, in 11 in aumento e in 2 sono stabili. Svettano l’incremento dei casi in Veneto (+172) e la riduzione in Lombardia (-184) e si rilevano moderate variazioni in aumento in Liguria (+44), Toscana (+30) e Campania (+28) e in riduzione nel Lazio (-46) e in Piemonte (-35).

“In quanto indicatore della diffusione del contagio”  spiega Cartabellotta “abbiamo valutato la distribuzione geografica dei 12.248 casi attivi al 21 luglio, ovvero i casi ‘attualmente positivi’ secondo la denominazione della Protezione civile”.

Il 57,2% si concentra in Lombardia (7.010); un ulteriore 29,5% si distribuisce tra Emilia Romagna (1.297) Lazio (881), Piemonte (813), Veneto (624); i rimanenti 1.623 casi (13,3%) sono distribuiti in 16 Regioni e Province autonome. Parametrando i nuovi casi alla popolazione residente, le Regioni che nella settimana 15-21 luglio fanno registrare il maggior incremento per 100.000 abitanti sono Emilia Romagna (5,99), Veneto (5,12), Liguria (5,09) e Lombardia (4,07).

“Per la gestione ottimale di questa fase dell’epidemia”  conclude il presidente Gimbe “restano indispensabili tre strategie. Innanzitutto, mantenere i comportamenti individuali raccomandati: dalle misure di igiene personale al distanziamento sociale, dall’uso della mascherina nei luoghi pubblici chiusi, o all’aperto quando non è possibile mantenere la distanza minima di un metro, all’evitare gli assembramenti. In secondo luogo continuare con la rigorosa sorveglianza epidemiologica per identificare e isolare i focolai. Infine potenziare l’attività di testing negli aeroporti per arginare

Roma, 24 luglio – A dar ragione a chi, dal ministro della Salute Roberto Speranza agli infettivologi, invita a mantenere alta la soglia di attenzione contro il rischio di una sempre possibile ripresa dei contagi da coronavirus, con la raccomandazione al rispetto delle tre regole auree (mascherine, distanza e igiene), i diversi focolai sparsi in tutto il Paese, da Trento alla Campania, sono lì a dire che il virus è ancora in circolazione. Il numero dei nuovi casi, registra il bollettino del ministero della Salute, è in leggera crescita, anche se basso e al momento sotto controllo. Sufficiente, tuttavia, a preoccupare: “Una seconda ondata non è certa ma la dobbiamo considerare possibile” afferma al riguardo Speranza, aggiungendo che  è “essenziale essere veloci e determinati nell’isolare i casi, individuare i focolai e contenerli immediatamente”. Per poi ribadire, quasi ossessivamente, sempre lo stesso concetto:  non bisogna abbassare la guardia perché il virus non è scomparso, anzi.

Ma qual è  più in dettaglio la situazione? A offrire una fotografia è il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che conferma nella settimana dal 15 al 21 luglio uno stabile incremento dei nuovi casi (1.408 vs 1.388) rispetto alla precedente, a fronte di una lieve flessione del numero di tamponi diagnostici effettuati. Dalla lettura complessiva dei dati emerge un quadro epidemiologico di circolazione endemica del virus, con un incremento costante dei nuovi casi nelle ultime settimane, legati prevalentemente a nuovi focolai e a “casi di rientro” dall’estero.

Al tempo stesso i dati documentano un ulteriore alleggerimento della pressione sugli ospedali: al 21 luglio i pazienti ricoverati con sintomi (732) e, soprattutto, quelli in terapia intensiva (49) sono ormai un numero esiguo. In sintesi: decessi: +89 (+0,3%); in terapia intensiva: -11 (-18,3%); ricoverati con sintomi: -45 (-5,8%);nNuovi casi totali: +1.408 (0,6%); tamponi diagnostici: -1.247 (-0,7%); tamponi totali: -137 (-0,05%).

“In questo contesto non bisogna confondere il progressivo decongestionamento degli ospedali con l’azzeramento delle ospedalizzazioni”  afferma Nino Cartabellotta (nella foto), presidente della Fondazione Gimbe. I dati su pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva si riferiscono, infatti, al numero dei posti letto occupati, ma non permettono di conoscere il numero di pazienti ricoverati e dimessi, per guarigione o decesso. Inoltre, alcune Regioni non conteggiano più tra i pazienti ospedalizzati quelli con negativizzazione del tampone, sottostimando complessivamente il carico ospedaliero correlato a Covid-19.

A fronte della stabilità nell’aumento dei nuovi casi diagnosticati nell’ultima settimana rispetto alla precedente (+20) si documentano ampie variazioni regionali: in 8 Regioni i casi sono in riduzione, in 11 in aumento e in 2 sono stabili. Svettano l’incremento dei casi in Veneto (+172) e la riduzione in Lombardia (-184) e si rilevano moderate variazioni in aumento in Liguria (+44), Toscana (+30) e Campania (+28) e in riduzione nel Lazio (-46) e in Piemonte (-35).

“In quanto indicatore della diffusione del contagio”  spiega Cartabellotta “abbiamo valutato la distribuzione geografica dei 12.248 casi attivi al 21 luglio, ovvero i casi ‘attualmente positivi’ secondo la denominazione della Protezione civile”.

Il 57,2% si concentra in Lombardia (7.010); un ulteriore 29,5% si distribuisce tra Emilia Romagna (1.297) Lazio (881), Piemonte (813), Veneto (624); i rimanenti 1.623 casi (13,3%) sono distribuiti in 16 Regioni e Province autonome. Parametrando i nuovi casi alla popolazione residente, le Regioni che nella settimana 15-21 luglio fanno registrare il maggior incremento per 100.000 abitanti sono Emilia Romagna (5,99), Veneto (5,12), Liguria (5,09) e Lombardia (4,07).

“Per la gestione ottimale di questa fase dell’epidemia”  conclude il presidente Gimbe “restano indispensabili tre strategie. Innanzitutto, mantenere i comportamenti individuali raccomandati: dalle misure di igiene personale al distanziamento sociale, dall’uso della mascherina nei luoghi pubblici chiusi, o all’aperto quando non è possibile mantenere la distanza minima di un metro, all’evitare gli assembramenti. In secondo luogo continuare con la rigorosa sorveglianza epidemiologica per identificare e isolare i focolai. Infine potenziare l’attività di testing negli aeroporti per arginare i casi di rientro”.