Cossolo: “Traffici illegali, rivedere norme su farmacie grossiste e società di capitali”

Roma, 11 aprile – Rivedere le norme che permettono alle farmacie di ottenere l’autorizzazione a fare anche distribuzione all’ingrosso e individuare e adottare misure finalizzate a proteggere la rete delle farmacie siano “infiltrate” da capitali di dubbia provenienza,  che soprattutto dopo l’approvazione della legge sulla concorrenza potrebbero trovarsi la strada spianata.

Questa la doppia indicazione scaturita dalle prime reazioni che il mondo della farmacia ha opposto alla grave vicenda che ha coinvolto una farmacia milanese e che ha portato all’arresto di 13 persone con accuse gravissime: associazione a delinquere, truffa all’erario e alle aziende farmaceutiche, ricettazione di farmaci, somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

A chiedere un giro di vite sulle cosiddette farmacie-grossiste è stato il presidente di Federfarma Marco Cossolo (nella foto) in un’intervista pubblicata ieri dalla newsletter del suo sindacato:  “La norma del decreto legislativo 219/2006 che consente alle farmacie di ottenere l’autorizzazione per fare distribuzione intermedia va rivista, perché certe forme di liberalizzazione possono produrre effetti dannosi per lo Stato e per il cittadino” ha detto Cossolo, ribadendo la posizione di Federfarma sul punto.

La vicenda milanese, però, a giudizio di Cossolo,  “riporta alla luce la questione della titolarità della farmacia che con l’ingresso dei capitali potrebbe non essere più così trasparente. Bisogna, però, che i colleghi farmacisti e le Federfarma sul territorio oltre che gli Ordini e le Asl vigilino e segnalino, in tempi non sospetti, eventuali irregolarità così da poter intervenire tempestivamente”.

Sul rischio dell’ingresso di capitali poco puliti torna anche il tesoriere del sindacato Roberto Tobia, che fin dalla presentazione del ddl Concorrenza nel 2015  ha sollevato la questione e lanciato l’allarme. “Non posso che ribadire quanto già detto tre anni fa” ha ribadito Tobia a Filodiretto. “Una legge sulla concorrenza che apre ai capitali e non fissa una quota di farmacisti nella compagine della società, come accade in altri settori, espone a questi rischi. Bisogna che il prossimo governo trovi soluzioni per dare certezze che i capitali che entrano in farmacia siano puliti. La legge 124 non piace a nessuno, e senza obbligo del farmacista nella compagine l’accesso di capitali di dubbia provenienza trova strada spianata. Bisogna intervenire affinché la farmacia non diventi luogo di riciclaggio di denaro sporco”.

Duro anche il commento, sempre registrato da Filodiretto,  di Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi. “Anche questa volta le forze dell’Ordine si muovono nella direzione di controllare e garantire il canale della distribuzione. Tutti questi fenomeni che vogliono bypassare le regole, rigide sì ma necessarie per garantire la salute dei cittadini, sono assolutamente da condannare” afferma il presidente della sigla della distribuzione dei farmacisti. “Ritengo, questo, un caso isolato ma dobbiamo tenere a mente che l’unica filiera che garantisce il cittadino è solo quella tradizionale controllata. Chi cerca di aggirarla usando strumenti delinquenziali per trarne vantaggio, deve ritenersi al di fuori di una sistema che ha come obiettivo primario la salute del cittadino”.

Anche Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, prende posizione sulla vicenda, ribadendo che una delle prime urgenze è quella di fare definitivamente chiarezza e pulizia nella zona “opaca” delle farmacie-grossiste, ibrido contro il quale il sindacato nazionale dei titolari di farmacia si era schierato con forza già sotto la sua presidenza.

“Nel 2015 dichiarammo ’tolleranza zero’ nei confronti delle imprese che chiedevano l’autorizzazione regionale soltanto per fare parallel trade e iniziammo a esercitare crescente pressione sulle istituzioni perché i permessi fossero concessi con maggiore parsimonia e le ispezioni in magazzini e depositi fossero più severe” ricorda Racca a F Press, la newsletter della Fondazione Muralti.  “In particolare, la richiesta era che fosse verificato il rispetto di tutti i requisiti imposti dalla 219/2006 ai distributori, un punto poi ripreso dal protocollo sulle carenze che nel settembre 2016 firmammo con Aifa e filiera. Grazie a quell’accordo” conclude Raccca “siamo riusciti a sensibilizzare sul tema diverse amministrazioni regionali, che ora mostrano ancora più rigore nei controlli. C’è ancora molto da fare, ma questa è l’unica strada percorribile.