Cossolo: “Farmacia dei servizi, fare presto e con l’uniformità che serve”

Roma, 19 aprile – In attesa che la Conferenza delle Regioni, nella sua seduta di domani,  valuti il nuovo schema di decreto che individua le nove Regioni chiamate a sperimentare la remunerazione della farmacia dei servizi nel  triennio 2018-20 (cfr. l‘anteprima di RIFday pubblicata lunedì scorso, 16 aprile),   Marco Cossolo, presidente di Federfarma (nella foto),  ha espresso le sue considerazioni e i suoi auspici al riguardo in un’intervista pubblicata ieri da Sanità24.
Sostenendo che “non è una valutazione che Federfarma fa”, Cossolo evita di entrare nel merito della scelta delle Regioni, tra le quali spicca l’assenza della Toscana (nonostante abbia già avviato iniziative per la sperimentazione), per  indicare quella che a suo giudizio è la priorità: trovare velocemente un accordo e cominciare a definire non solo le attività da svolgere, ma anche  “un modello che possa misurare l’effettiva efficacia, che io sono sicuro ci sia, che la farmacia ha nell’aderenza terapeutica e nelle attività stabilite dalla legge sulla farmacia dei servizi”.

Il presidente nazionale dei titolari di farmacia ritiene che l’arco temporale della sperimentazione, i tre anni indicati dalla Legge di bilancio 2018, sia tutto sommato congruo, perhcè – spiega a Sanità24 – “se dobbiamo valutare l’efficacia della farmacia su tre piani, aderenza alla terapia, diminuzione dei ricoveri e diminuzione della mortalità ci vuole uno studio a medio termine. Se già si misurasse l’efficacia sull’aderenza alla terapia già quello sarebbe un’ottima base di partenza. Anche perché l’obiettivo del progetto è valutare anche l’economicità. È uno studio scientifico che deve essere fatto in tre anni”.

E ciò anche se ci sono Regioni che, intanto, “si portano avanti”, attivando una serie di servizi, dai più banali come Cup e ritiro dei referti, al coinvolgimento delle farmacie nelle campagne  vaccinali, come in Piemonte. L’obiettivo, per Cossolo, deve però essere quello di procedere in modo uniforme: “Non si può continuare con 21 repubbliche” afferma il presidente di Federfarma. “Capisco che ci siano delle differenze nella messa a terra dovute alle singole realtà regionali. Ma lo schema di base deve essere unico, le farmacie o servono a fare una cosa oppure no e se servono, servono in tutta Italia. Può cambiare la declinazione locale. La legge (che istituisce la farmacia dei servizi, NdR)  è del 2009, un’accelerazione va data”.

La partita della “farmacia dei servizi” porta inevitabilmente a toccare un altro tema vitale per la farmacia, quello del rinnovo della convenzione, che – afferma Cossolo – “certo ha tempi più brevi”.
“La convenzione, come per i medici, è un contratto in cui si scrive cosa la farmacia può fare e non può fare” spiega il presidente dei titolari. “E i servizi sicuramente ci saranno anche perché al tavolo Sisac questo è stato già convenuto. Il fatto di capirne l’economicità e l’utilità entra nella remunerazione dei servizi stessi. La convenzione darà una cornice poi le singole Regioni potranno intervenire, cosa che tutto sommato sta già accadendo”.

“L’auspicio su questa sperimentazione in nove Regioni” conclude Cossolo “è che se dopo il primo anno già si dovessero vedere risultati positivi, questa possa essere estesa a tutto il territorio nazionale”.