Cossolo a Sanità24: “Arriva il capitale? Risponderemo con l’aggregazione”

Roma, 5 luglio – L’ingresso del capitale in farmacia? Un problema e un rischio, soprattutto nei termini previsti dal ddl Concorrenza, con quel  tetto del 20% per il controllo in capo a un unico soggetto che di fatto è un limite “fatto di carta”.

È il giudizio che il presidente di Federfarma Marco Cossolo (nella foto), nel corso di una lunga intervista ad ampio raggio pubblicata ieri da Sanità24, riserva alla misura più temuta e controversa del ddl Concorrenza, in dirittura d’arrivo al Senato.

Pur escludendo rivoluzioni come quella già avvenuta negli anni ’70, quando la concentrazione del retail in poche mani portò alla scomparsa dell’80% degli esercizi commerciali, Cossolo evidenzia il rischio di un’eccessiva differenziazione del servizio sul territorio.

Questo perché oggi, “bene o male la proprietà del singolo farmacista garantisce una certa omogeneità”, ma domani “questo non accadrà più. A meno che noi non saremo così bravi, insieme alle organizzazioni della distribuzione intermedia, a insegnare ai farmacisti ad aggregarsi. Basta guardare l’Inghilterra. Le farmacie indipendenti rimaste sul mercato sono il 50% ma sviluppano il 20% del giro d’affari complessivo, sono del tutto marginali e generalmente in mano a pachistani. Le farmacie in aggregazione detengono invece l’80% del mercato. E in questa fetta solo il 10-15% è proprietà del grande capitale. Le altre sono forme di aggregazione. È questo il modello da seguire”.

Altro tema decisivo toccato dall’intervista quello del rinnovo della convenzione Ssn-farmacie, il cui nuovo atto di indirizzo è stato inviato dalla Sisac ai ministeri competenti, Mef e ed è in attesa di un riscontro.

“Come Federfarma abbiamo avuto un incontro alla Sisac con il coordinatore Vincenzo Pomo e condiviso diversi punti” afferma Cossolo al riguardo. “Ma al di là dell’atto di indirizzo, in larga parte condivisibile, esclusi alcuni aspetti sui quali si potrà lavorare, quello che sarà davvero dirimente è il fattore risorse. Per questo abbiamo chiesto un incontro alMef per capire di cosa stiamo parlando. Serve un budget definito. Per un settore che ha visto ridursi la spesa convenzionata del 30-35% negli ultimi nove anni”.

“Non è che vogliamo indietro quei soldi” spiega Cossolo “ma vediamo se nell’ambito della nuova convenzione, facendo delle cose in più possiamo trovare una compensazione adeguata”.

Convenzione nella quale, afferma il presidente di Federfarma, dovrà necessariamente trovare spazio la pharmaceutical care. “Il primo aspetto è la farmacovigilanza, il secondo è il controllo sull’aderenza alla terapia e infine la presa in carico del paziente su quel che riguarda il farmaco per la cronicità” spiega Cossolo. “Questi devono essere servizi universalistici e non ribaltati a livello regionale. Sull’aderenza alla terapia stiamo lavorando anche con la Fofi, che ha già coordinato un test pilota, e riteniamo opportuna una proposta condivisa”.

Ma soltanto dopo aver capito insieme al ministero dell’Economia quale sia l’ammontare delle risorse a disposizione, afferma Cossolo, “si potranno dare le gambe all’atto di indirizzo”.

Altra questione sono i servizi come il Cup, la telecardiologia, la disponibilità dell’infermiere o dell’ostetrica, che secondo Cossolo “sono cose diverse e necessità che possono anche differenziarsi a seconda del territorio regionale e quindi possono essere normate a seconda delle esigenze locali”.

Accanto alla nuova dimensione professionale  della pharmaceutical care, però, resta  la dispensazione dei farmaci in quanto tale, sulla quale – sottolinea il presidente nazionale dei titolari – andrà avviata una discussione per capire come remunerarla.

La proposta di Federfarma è di ragionare sulla spesa farmaceutica separandola non più in due ma in tre compartimenti: convenzionata in farmacia, distribuzione per conto, distribuzione diretta.  .

“Se il paziente deve prendere un farmaco tutti i mesi”  chiarisce Cossolo “e prima di assumerlo deve fare un controllo, sono io il primo a dire che è inutile che lo facciamo tornare in farmacia. Ma se invece il paziente è ancorato sul territorio, allora i medicinali vanno distribuiti in farmacia. Poi discutiamo se in convenzionata o Dpc”.

“Se si ragiona senza partire dal presupposto che noi siamo i depositari del farmaco e nessuno ce lo può togliere, che è una fantasia” argomenta ancora Cossolo, e invece “si parte dal presupposto che loStato ha bisogno delle farmacie, la questione economica è solo una problema di conti e si trova l’equilibrio”.

Il presidente dei titolari affronta anche il problema dei farmaci innovativi, che al momento non trovano cittadinanza in farmacia e sui quali Cossolo ammette la necessità di usare “molta cautela”.

Innanzitutto bisogna capire se gli innovativi  si distribuiscono o si somministrano, spiega il presidente di Federfarma. “Seconda cosa: ammesso che definiamo in che cosa consiste l’erogazione, siamo preparati a gestirli? Terzo elemento è la remunerazione. Nessuno sano di mente può immaginare che venga riconosciuto il 26% alla distribuzione quando un farmaco costa diverse decine di migliaia di euro” afferma Cossolo.

Se invece per farmaco innovativo intendiamo le incretine e gli inibitori della captazione del glucosio a livello renale nella terapia del diabete, be’, questi non c’è proprio nessuna ragione perché vengano dati in ospedale”. Bisogna quindi valutare caso per caso: “Dividiamo la somministrazione dalla dispensazione e all’interno della dispensazione facciamo formazione. Perché questi farmaci hanno drammatici effetti collaterali e correlazioni importanti con gli altri medicinali. E questa è una grande opportunità per il farmacista perché lui conosce quali altri farmaci assume il paziente. Ma tutto questo” conclude Cossolo “richiede un cambio paradigmatico di approccio e una adeguata preparazione culturale, che non tutta la categoria possiede”.