Coronavirus, nuovo Dpcm per far fronte all’emergenza

Roma, 2 marzo – Sul fronte coronavirus, è ancora e sempre emergenza, alla quale il governo non può che provare a rispondere con provvedimenti emergenziali. Gli ultimi sono stati assunti con il Dpcm (qui il testo) firmato ieri dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (nella foto), che recepisce e proroga alcune delle misure già adottate per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 e ne introduce ulteriori, sempre al fine di disciplinare in modo unitario il quadro degli interventi e a garantire uniformità su tutto il territorio nazionale all’attuazione dei programmi di profilassi.

In primo luogo, viene confermata (fino all’8 marzo) la sospensione dell’attività didattica nelle scuole non solo in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, ma anche nelle province di Pesaro-Urbino e Savona. In quegli stessi territori aprono luoghi di culto e musei, ma con restrizioni per evitare assembramenti.

Il testo del Dpcm, adottato su proposta del ministro della salute, Roberto Speranza, sentiti i ministri competenti e i presidenti delle Regioni e tenendo conto indicazioni formulate dal Comitato tecnico-scientifico appositamente costituito, distingue le misure sulla base delle aree geografiche d’intervento. Le più severe sono ovviamente per i comuni della “zona rossa”, dove continua il divieto di accesso o di allontanamento dal territorio comunale, la sospensione di manifestazioni, eventi e ogni forma di riunione di qualsiasi genere in luogo pubblico o privato, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado (materne  e università comprese, ferma la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza) e la sospensione di viaggi di istruzione in Italia o all’estero fino al 15 marzo.

Resta anche la chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità, dei servizi pubblici essenziali e degli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità (tra i quali faramcie e parafarmacie)  nelle modalità e nei limiti indicati dal prefetto. A questi servizi si potrà accedere solo osservando l’obbligo di indossare dispositivi di protezione individuale o adottando particolari misure di cautela individuate dall’azienda sanitaria competente. Continua anche la sospensione dei servizi di trasporto merci e persone e delle attivià lavorative (sempre con l’esclusione di quelle che erogano servizi essenziali e di pubblica utilità, nonché di quelle che possono essere svolte in modalità domiciliare o a distanza).

In Emilia Romagna, Lombardia e Veneto e nelle province di Pesaro e Urbino e di Savona sono inoltre sospesi tutti gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, sino all’8 marzo 2020, a meno che non si svolgano a porte chiuse (restano invece consentite le sessioni di allenamento, sempre a porte chiuse), e sono ovviamente vietate le trasferte organizzate dei tifosi di queste tre Regioni e due Province  per assistere a eventi e competizioni sportive che si svolgano nelle restanti regioni e province”.

Negli stessi territori “l’apertura delle attività commerciali diverse da quelle di ristorazione, bar e pub” è condizionata “all’adozione di misure organizzative tali da consentire un accesso ai predetti luoghi con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro tra i visitatori”.  Al rispetto di questa disposizione sono ovviamente tenute anche le farmacie e le parafarmacie.

Sono anche previste “la limitazione dell’accesso dei visitatori alle aree di degenza, da parte delle direzioni sanitarie ospedaliere; la rigorosa limitazione dell’accesso dei visitatori agli ospiti nelle residenze sanitarie assistenziali per non autosufficienti; la sospensione dei congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale; l’obbligo di privilegiare, nello svolgimento di incontri o riunioni, le modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza Covid-19”.

Alcune misure sono invece applicabili nelle province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona dove il Dpcm stabilisce “la chiusura nelle giornate di sabato e domenica delle medie e grandi strutture di vendita e degli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, ad esclusione delle farmacie, delle parafarmacie e dei punti vendita di generi alimentari”.

Restano in vigore tutte le “misure applicabili sull’intero territorio nazionale”, indicate dall’art. 4 del Dpcm, al quale dunque rimandiamo (questo il link,  riportato anche in calce all’articolo).  Tra le altre, il decreto prevede a livello nazionale ulteriori misure di informazione e prevenzione: “il personale sanitario si attiene alle misure di prevenzione per la diffusione delle infezioni per via respiratoria e applica le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti previste dal Ministero della salute; nei servizi educativi per l’infanzia, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università, negli uffici delle restanti pubbliche amministrazioni sono esposte presso gli ambienti aperti al pubblico, ovvero di maggiore affollamento e transito, le informazioni sulle misure di prevenzione rese note dal Ministero della salute”.

Il dpcm prevede inoltre che “nelle pubbliche amministrazioni e, in particolare, nelle aree di accesso alle strutture del servizio sanitario, nonché in tutti i locali aperti al pubblico, sono messe a disposizione degli addetti, nonché degli utenti e visitatori, soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani (la misura vale ovviamente anche per farmacie e parafarmacie, NdR); i sindaci e le associazioni di categoria promuovono la diffusione delle informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie presso gli esercizi commerciali; le aziende di trasporto pubblico anche a lunga percorrenza adottano interventi straordinari di sanificazione dei mezzi”.

Restano naturalmente in vigore le cautele egli obblighi per  “chiunque abbia fatto ingresso in Italia, a partire dal quattordicesimo giorno antecedente la data di pubblicazione del presente decreto, dopo aver soggiornato in zone a rischio epidemiologico, come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità, o sia transitato o abbia sostato nei comuni della ‘zona rossa’”: costoro devono  “comunicare tale circostanza al proprio medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o ai servizi di sanità pubblica competenti, che procedono di conseguenza, secondo il protocollo previsto in modo dettagliato dallo stesso dpcm odierno”.

Sul fronte dei dati,  gli ultimi resi noti ieri da bollettino quotidiano della Protezione civile parlano di 1.049  persone positive a Sars CoV 2 in Italia, alle quali vanno aggiunti i 29 decessi totali e i 50 cittadini guariti, er un totale di 1.128 persone contagiate in Italia dall’inizio dell’epidemia. Le persone ricoverate sono il 38% delle persone malate e il 10% è in terapia intensiva mentre il 52% degli ammalati sono in isolamento domiciliare.

le Regioni più colpie sono ancora la Lombardia (552 positivi, 40 dimessi e 23 deceduti, 5.723 tamponi eseguiti), seguita da Emilia Romagna (213 positivi, quattro deceduti e 1.550 tamponi) e Veneto (189 positivi, due deceduti e 8.659 tamponi). A distanza seguono il Piemonte (11 positivi e 308 tamponi),  la Liguria (38 positivi, quattro dimessi e 121 tamponi) e le Marche (11 positivi e 68 tamponi).

Gli altri casi sono stati registrati in Toscana (10 positivi, un dimesso e 531 tamponi),  Sicilia (due positivi e 2 dimessi,  sei tamponi), Lazio (tre positivi, 679 tamponi), Campania (13 positivi e 373 tamponi),  Puglia (tre positivi e 252 tamponi), Bolzano (un positivo e 16 tamponi), Abruzzo (due positivi e 43 tamponi) e  Calabria (un positivo e 27 tamponi). In tutte le altre Regioni non si segnalano contagiati.

Dpcm 1° marzo 2020 – Coronavirus