Coronavirus, in Italia nessun contagio, Rezza: ‘Dubbi su grado letalità’

Roma, 30 gennaio – “Al momento tutti i casi sospetti segnalati in Italia si sono rivelati negativi ai test per il coronavirus 2019-nCoV”. Con questo comunicato davvero ridotto all’essenziale, il ministero della Salute ha fornito in tempo reale una prima risposta alla richiesta avanzata ieri dal leader della Lega Matteo Salvini, che a nome della Conferenza dei Capigruppo di Palazzo Madama e quindi al netto delle posizioni e divisioni tra i vari schieramenti politici, ha chiesto che qualcuno del Governo, con la massima urgenza, riferisca in Aula e rassicuri gli italiani“sul fatto che si sta facendo tutto il possibile e l’impossibile per evitare la diffusione anche in Italia di questo terribile virus”.

Il ministero, in realtà, si è mosso fin dall’inizio dell’emergenza, riferendo puntualmente delle misure poste in atto per fronteggiare il pericolo di una pandemia, e dunque l’affermazione del segretario della Lega relativa al fatto che, al contrario di altri Paesi, “in Italia sembra non succeda nulla” suona non proprio rispettosa della verità dei fatti e ingenerosa, al punto di autorizzare il sospetto che ad essa non sia in realtà estraneo l’interesse del capo dell’opposizione ad avviare una polemica politica, insinuando che il Governo sta prendendo sottogamba la situazione: “Vorremmo che la popolazione italiana avesse, a nome e per conto dei massimi vertici del Governo, fra un litigio e l’altro, rassicurazioni sul fatto che si sta controllando chiunque e si sta facendo qualunque cosa per evitare la diffusione del contagio” ha infatti affermato Salvini, che con la sua riconosciuta abilità di comunicatore ha anche immediatamente provato a fugare il sospetto di voler  accendere dispute: “Il resto della polemica politica, mentre il mondo si occupa del problema, viene dopo tutto questo” ha detto infatti il leader della Lega, fornendo un esemplare saggio di come maneggiare con efficacia la tecnica (colladautissima) del qui lo dico e qui lo nego.

Quello che conta, infinitamente di più  degli inevitabili tentativi di cavalcare l’emergenza coronavirus per fini di consenso politico, è la situazione relativa alla diffusione del virus.  Che – come confermato ieri dal nostro ministero – non è al momento arrivato in Italia: tutti casi sospetti, incluso quello del cittadino cinese proveniente dall’Hubei, la provincia con capitale Wuhan focolaio dell’infezione, giunto a Napoli il 21 gennaio via Fiumicino e ricoverato al Cotugno,  si sono rivelati  “normali” polmoniti o casi di influenza, non provocati in ogni caso da 2019-nCoV. Si attendono però, per sicurezza,  gli esiti degli esami virologici per una paziente proveniente dalla Cina ricoverata ieri pomeriggio nel reparto malattie infettive dell’ospedale di  Alessandria, con sintomi influenzali che – secondo un comunicato diffuso ieri pomeriggio dallo stesso ospedale – non sarebbero comunque correlabili con il coronavirus. La donna, come previsto dalla procedura ministeriale, è stata in ogni caso trattenuta e ricoverata in misura precauzionale, in attesa dei risultati dei test specifici, che saranno resi noti oggi.

Caso analogo a Roma, dove un turista cinese arrivato da un paio di giorni nella Capitale è stato soccorso da un’ambulanza nel pomeriggio di ieri in un albergo del centro della città. Sono immediatamente scattate tutte le procedure disposte per il coronavirus, con il soccorso e il trasporto dell’uomo effettuato dal  personale dell’ambulanza con mascherine e tute bianche all’ospedale Spallanzani per essere sottoposto al test.

Intanto, in Cina i decessi per 2019-nCoV sono saliti a 38, 37 dei quali nello Hubei, per un totale di 170 vittime dall’inizio dell’epidemia e secondo l’ultimo bilancio del governo centrale, i nuovi casi registrati nella giornata di ieri in tutto il territorio cinese sono stati oltre 1.700, più di mille dei quali solo nella provincia focolaio dell’infezione. L’emergenza epidemia, con il massiccio sforzo posto in essere dalle autorità per contenerla, ha di fatto bloccato l’intera provincia dell’Hubei, isolando circa 60 milioni di persone (corrispondenti all’intera popolazione italiana), provocando  effetti a catena in tutto il Paese. Sono notizia di ieri la decisione di Ikea di chiudere tutti i suoi 30 megastore sul territorio cinese e quella della Chinese Football Association, la Federcalcio cinese, di rinviare tutte le partite in programma nel 2020.
Tornando in Italia, anche il nostro Paese sta procedendo al rimpatrio da Wuhan dei connazionali che hanno chiesto di rientrare. Si tratta di 60 cittadini che dovrebbero partire con un apposito volo previsto per oggi. Una volta in Italia, saranno messi in isolamento per 14 giorni (il periodo d’incubazione del virus) per poter escludere con certezza eventuali contagi, secondo quanto confermato dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri.
Il ministro Speranza, intanto, insiste sulla necessità di tenere alta l’attenzione, ma senza fare allarmismo. “In Italia abbiamo i controlli più elevati” insiste il ministro, che informa di aver chiesto una riunione urgente dei ministri europei “per capire come affrontare la situazione“. È il caso di ricordare che in altri Paesi della Ue, come la Francia e la Germania, si sono già registrati casi di contagio da 2019-nCoV.

A gettare acqua su fuoco dell’allarmismo che può degenerare in psicosi collettiva hanno provveduto i chiarimenti del direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza, al termine della riunione del tavolo tecnico insediato appunto all’Iss. “Al momento il tasso di letalità sembra essere minore di quello della Sars e leggermente superiore a quello dell’influenza” ha detto Rezza. “Sulla letalità restano grossi dubbi. La maggior parte dei morti sono persone anziane o con malattie croniche, la differenza è che per l’influenza abbiamo il vaccino“. Rezza ha anche aggiunto che su quelli che sono i numeri dell’epidemia al momento non ci sono vere e proprie certezze: “Su quelli dei morti si è più sicuri, mentre sui casi si risente del fatto che solo quelli gravi sono registrati, quindi se si fa il conto della letalità, che si calcola come numero di morti su numero di casi, si rischia di sovrastimarlo”.