Coronavirus, all’Istituto Spallanzani sono bastate 48 ore per isolarlo

Roma, 3 febbraio – ‎A meno di 48 ore dalla diagnosi di positività per i primi due pazienti in Italia, due turisti cinesi ricoverati all’Inmi L. Spallanzani di Roma, un team di ricerca dello stesso istituto è riuscito a isolare il nuovo coronavirus che, partito dalla Cina, è ormai diventato un’emergenza sanitaria mondiale.  La sequenza parziale dell’agente patogeno, con la denominazione  2019-nCoV/Italy-INMI1, è stata già depositata nel database GenBank, a disposizione della comunità scientifica mondiale.

“È una notizia importante a livello globale” ha commentato il ministro della Salute Roberto Speranza annunciando il significativo risultato ottenuto dall’Unità Virus emergenti che opera all’interno del laboratorio di virologia, primo in Europa, insieme all’Istituto Pasteur in Francia, ad aver isolato il nuovo coronavirus. “Significa avere più possibilità di studiarlo capire e sapere cosa fare per contenerlo. Ora sarà messo a disposizione della comunità internazionale e di tutti gli organismi che stanno lavorando‎” ha concluso il titolare del dicastero.
“Adesso sarà più semplice trovare un vaccino per il coronavirus, la coltivazione del virus è un fatto fondamentale per qualsiasi allestimento credibile di presidi e nuove strategie. Avere a disposizione il virus significa partire da una buona base” ha spiegato la direttrice del laboratorio di Virologia dello Spallanzani Maria Capobianchi, la struttura al cui interno è stato isolato il coronavirus. Nata a Procida, 67enne, allo Spallanzani dal 2000, Capobianchi (all’estrema destra nella foto, insieme al ministro Speranza e, da sinistra, Concetta Castilletti e Francesca Colavita) ha assicurato in questi due decenni un contributo fondamentale allo sviluppo del laboratorio, in particolare nell’allestimento e coordinamento della risposta alle emergenze infettivologiche in ambito nazionale, in accordo con il riconoscimento del carattere scientifico di diritto pubblico e rilievo nazionale per le malattie infettive dell’istituto, confermato peraltro recentemente, con decreto del ministero della Salute del 9 luglio 2019.

“Abbiamo cullato il virus e abbiamo avuto anche un po’ di fortuna” ha aggiunto all’Ansa Concetta Castilletti, responsabile dell’unità operativa che  ha ottenuto l’importante risultato, condiviso con l’intero team dell’istituto.

Castilletti, classe 1963, specializzata in microbiologia e virologia,  si è guadagnata sul campo (a raccontarlo è il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito) il soprannome “Mani d’oro”. Due figli grandi e una famiglia che la supporta da sempre, a partire dal marito, la ricercatrice afferma di non ricordare una vita diversa da quella di fronteggiare sempre nuove emergenze:  È sempre stato così, ho vissuto le grandi emergenze della Sars, di Ebola, dell’influenza suina, della chikungunya, e insieme ai miei colleghi siamo stati spesso in Africa” ha raccontato Castiletti. “È un lavoro che mi piace moltissimo e non potrei fare altro. Ma la vittoria è di tutto il team. Eravamo tutti impegnati, tutta la squadra. Abbiamo un laboratorio all’avanguardia, impegnato 24 ore su 24 in questo genere di emergenze”. 

Fa piacere sottolineare come in questa vicenda prevalgano i nomi di donne; a quelli di Capobianchi e Castilletti va doverosamente aggiunto infatti quello della giovane biologa Francesca Colavita, da sei anni al lavoro nel laboratorio, sempre con contratti co.co.co. e retribuzioni sotto i 20 mila euro annui lordi, alle spalle diverse missioni in Sierra Leone per fronteggiare l’emergenza Ebola. La classica “precaria”, insomma, uno dei tantissimi casi di brillantissimi  giovani ai quali il nostro Paese non riesce colpevolmente ad assicurare nemmeno una posizione professionale stabilizzata (che, chissà, forse ora Francesca riuscirà finalmente ad ottenere), costringendoli a fuggire all’estero.

Al team in rosa, in ogni caso, vanno aggiunti almeno i nomi di Fabrizio Carletti, esperto nel disegno dei nuovi test molecolari, e Antonino Di Caro che si occupa dei collegamenti sanitari internazionali.

Intanto, sul fronte delle iniziative di contrasto al virus, va registrato che si è riunita questa mattina la task-force coronavirus 2019-nCoV del ministero della Salute alla presenza del ministro Speranza. Al centro del confronto la preparazione per il vertice in teleconferenza dei ministri della Salute dei Paesi G7 previsto per questo pomeriggio. Tra i temi affrontati dalla task-force anche l’innalzamento del livello dei controlli su tutti i porti e gli aeroporti.