Congresso Sifo, chiusura su standard europei e sugli specializzandi

Roma, 27 novembre – Cronaca di un successo annunciato, almeno in termini di partecipazione e di attenzione da parte delle istituzioni e degli stakeholders della sanità. È sicuramente positivo il primo e del tutto provvisorio bilancio del 38° Congresso nazionale della Sifo, SifoCare: il Farmacista nel futuro del Sistema salute,che si è chiuso ieri nella capitale all’Hotel Rome Cavalieri, al termine di quattro giorni di intesi lavori, con cinque sessioni plenarie e una quantità di sessioni parallele, tutte legate dal filo rosso dei temi centrali della grande assise professionale: sostenibilità, appropriatezza, innovazione e ricerca, responsabilità, nella cornice di una necessaria implementazione di questa figura professionale, che si considera una risorsa del sistema salute che ancora deve ottenere un pieno riconoscimento.

“La figura del farmacista clinico trova ancora troppo poco spazio applicativo nella pratica clinica” ha detto al riguardo Piera Polidori (nella foto), presidente del Comitato scientifico del Congresso, ricordando che Sifo ha promosso diversi progetti per lo sviluppo del farmacista clinico in vari settori, quali l’oncologia e l’antimicrobial stewardship, con risultati che hanno dimostrato notevoli vantaggi clinici, di sicurezza ed economici favorevoli sia per i pazienti che per il Ssn,

Intervenendo all’ultima sessione plenaria dei congresso dedicata all’implementazione degli statement europei di farmacia ospedaliera, Polidori ha sostenuto che “si potranno attivare modalità di lavoro innovative, che migliorino la qualità e la tipologia dei servizi e l’appropriatezza delle cure, a beneficio dei pazienti e di tutto il Ssn”. Si deve guardare, in particolare, alla “definizione di strategie nazionali ed europee che permetteranno di ottenere standard comuni e condivisi tra gli Stati europei e il riconoscimento della nostra importante professione” ha spiegato Polidori, riprendendo alcune affermazioni rese nel suo intervento dalla presidente della Società europea dei farmacisti ospedalieri (Eahp), Joan Peppard, per la quale l’obiettivo dei servizi di farmacia ospedaliera non può che essere quello “di ottimizzare i risultati clinici dei pazienti attraverso la cooperazione all’interno delle equipe mediche multidisciplinari per ottenere un uso responsabile dei farmaci in tutte le situazioni”.

Ne consegue che a livello europeo occorre “sviluppare linee guida per la pratica delle farmacie ospedaliere in base alle migliori evidenze scientifiche disponibili. Queste linee guida includeranno l’impiego di risorse umane e criteri di formazione appropriati e dovranno essere supportate dagli sforzi di ogni singolo Paese per definire standard riconosciuti a tutti i livelli dei servizi di farmacia ospedaliera”.
Peppard ha anche ricordato che i principi Eahp  – che si riferiscono a una serie di ambiti: selezione e distribuzione, produzione e preparazione galenica, servizi di farmacia clinica, sicurezza del paziente e qualità, formazione e ricerca – oggi sono in via di sviluppo in ogni Paese. In Italia, ad esempio, gli statement sono in via di divulgazione e presentazione nelle varie realtà regionali e l’obiettivo è quello di presentarli a breve anche al ministero della Salute, “a tutto vantaggio – ha sottolineato Sophia Campbell Davies, farmacista ospedaliera del Fatebenefratelli e Oftalmico, convinta promulgatrice dei principi Eahp in Italia – del Ssn e dei giovani farmacisti che desiderano confrontarsi con realtà sempre più transnazionali”.
Soprattutto su quest’ultimo versante, ha spiegato Campbell Davies,  “gli statement europei possono essere un’importante opportunità di crescita per i giovani professionisti europei e italiani, sia perché la loro applicazione richiede farmacisti sempre più attivi in diversi campi, sia perché tali principi prevedono anche le figure del farmacista clinico e del farmacista impegnato nella ricerca”.
Proprio i giovani farmacisti sono stati i protagonisti della giornata conclusiva del congresso, che ha affrontato la spinosa questione della specializzazione e dell’assenza di contratti di formazione, con un’evidente sperequazione, tutta a danno dei farmacisti, rispetto al trattamento riservato agli specializzandi medici. L’Italia è l’unico Paese dove si verifica questa incomprensibile discriminazione e da Roma è partita l’ennesima richiesta di rivedere i contenuti del decreto 402/2017 del Miur, che ha definito gli standard e i requisiti dell’attività formativa e assistenziale della scuole di specializzazione di area sanitaria ma senza equiparare – come era nelle aspettative, dopo un confronto durato due anni e precise rassicurazioni al riguardo  –  il percorso formativo dei farmacisti a quello dei laureati in Medicina e chirurgia.

Quello della Sifo è un vero e proprio appello per la difesa del diritto alla formazione dei giovani professionisti che intendono diventare farmacisti ospedalieri: si tratta di circa 130-150 specializzandi all’anno che devono affrontare un percorso formativo post-laurea molto impegnativo della durata di quattro anni, durante i quali lavorano a tempo pieno negli ospedali e nelle strutture sanitarie, senza alcuna retribuzione, nonostante il loro  sia del tutto sovrapponibile a quello richiesto ai giovani che frequentano le scuole di area medica. Situazione insostenibile, se si considera che il totale assorbimento della specializzazione impedisce di svolgere un’occupazione complementare che possa consentire di guadagnare di che sostenersi. Il rischio, insomma, è che la specializzazione diventi un territorio praticabile solo da chi possa permettersela, determinando una selezione che, nei fartti, avverrebbe in primo luogo per ragioni economiche e non di merito.
“Il rischio è che venga meno il concetto fondamentale di libero accesso all’istruzione e si crei una scuola elitaria” ha detto al riguardo il segretario nazionale della Sifo Francesco Cattel, ricordando che se il criterio di selezione del candidato non sono le sue capacità ma le sue possibilità economiche, si calpesta l’articolo 34 della nostra Costituzione, che sancisce come “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
L’assurdo di questa situazione discriminatoria, fa osservare la Sifo, è che l’equipArazione degli specializzandi in Farmacia ospedaliera a quelli di area media,  non sarebbe molto onerosa in termini economici: ogni anno vengono stanziati più di 600 milioni di euro per la formazione dei medici, mentre ne basterebbero 10 milioni (circa il 3%) per garantire tutti i contratti per i farmacisti ospedalieri specializzandi.