Conferenza Stato-Regioni, chiarezza sui tirocini: non attivabili per le professioni

Roma, 29 maggio –  Spazzate via, d’un colpo, le ambiguità che consentivano che giovani farmacisti laureati, abilitati e iscritti all’Albo professionale venissero impiegati all’interno delle farmacie aperte al pubblico ricorrendo a forme contrattuali del tutto improprie che, oltre a sostanziare nei fatti forme di sfruttamento economico,

Nella seduta della Conferenza Stato-Regioni di giovedì scorso, sono state infatti approvate le nuove linee guida in materia di tirocini, ai sensi dell’articolo 1, commi 34-36, della legge 28 giugno 2012, n. 92. Anche se il testo ufficiale non è ancora disponibile, RIFday è in grado di anticipare che nel documento ha trovato spazio una esplicita disposizione per la quale si batteva da tempo e con molta determinazione l’Ordine dei farmacisti di Roma, affiancato da tutti gli ordini del Lazio, protagonisti di una battaglia in prima linea anche quando la questione non sembrava davvero rappresentare una priorità del dibattito di categoria:  “Non sono attivabili tirocini in favore di professionisti abilitati o qualificati all’esercizio di professioni regolamentate per attività tipiche ovvero riservate alla professione”, recita infatti sul punto il testo delle nuove linee guida, accogliendo in pieno la tesi degli ordini dei farmacisti laziali ed eliminando in radice la possibilità di  “assumere” in farmacia giovani laureati per un massimo di sei mesi con contratti di “tirocinio di formazione e orientamento” a bassissimo costo (non più di 500 euro al mese, più della metà dei quali a carico della Regione).

Per contrastare il fenomeno, verificando la liceità dell’impiego in farmacia come “tirocinanti” ancora in cerca di “orientamento” giovani farmacisti che in realtà sono a tutti gli effetti professionisti abilitati e iscritti all’Albo, gli ordini di Roma e del Lazio avevano promosso giusto un anno fa un importante convegno, tenutosi al Nobile Collegio, per affrontare pubblicamente la questione con gli interlocutori direttamente coinvolti e interessati, dalla Regione all’ispettorato del lavoro, passando per Inps, sindacati dei lavoratori, rappresentanti delle farmacie private e di chi (come ad esempio i commercialisti) le affianca nelle scelte e decisioni di gestione.

Un’iniziativa che, oltre ad accendere finalmente un riflettore sulle non poche zone d’ombre dei tirocini e più in generale dei nuovi strumenti contrattuali, delle quali potevano approfittare impunemente gli immancabili furbetti (fattispecie che alligna purtroppo in ogni ambito, farmacia inclusa, e che tende a moltiplicarsi in situazioni di crisi), produsse il risultato importante di saldare un’alleanza sul punto con la Regione Lazio. Consapevole della necessità di impedire distorsioni applicative di norme nate per avviare al lavoro i giovani e sostenere l’occupazione, smascherando l’uso improprio di tirocini e stage formativi che dissimulano quelli che in realtà sono lavori di rapporto dipendente, i rappresentanti della Regione – a partire dall’assessore al Lavoro, Pari opportunità e Personale, Lucia Valente (nella foto) e dai dirigenti del suo assessorato, su tutti Liliana Tessaroli –  hanno infatti accolto le istanze di chiarezza avanzate dai farmacisti, assumendo l’impegno formale di portare la questione all’interno della Conferenza delle Regioni, segnatamente nella IX Commissione Istruzione, Lavoro, Innovazione e Ricerca, che si occupa appunto della materia.

Forte anche del suo ruolo di coordinatore vicario della IX Commissione della Conferenza,  la Regione Lazio ha onorato il suo impegno, riuscendo a inserire nelle nuove linee guida in materia di tirocini la fondamentale indicazione ricordata in premessa.

“Siamo davvero soddisfatti per la scelta della Conferenza delle Regioni, che fa finalmente chiarezza e sgombra il campo da ogni equivoco, accogliendo le nostre istanze” commenta il presidente dell’Ordine di Roma Emilio Croce. “Eravamo  e siamo convinti, anche ai sensi del codice deontologico della nostra professione, che avvalersi in farmacia del lavoro di colleghi laureati utilizzando forme contrattuali atipiche come tirocinio formativo, lavoro accessorio con voucher, collaborazioni coordinate e continuative, costituisce un’anomalia che va oltre il limite franco della legalità. Da qui la necessità di impedire l’impiego in farmacia di contratti che, in realtà, alla fine sostanziano forme di sfruttamento e concorrenza sleale contraria a tutti i valori e principi della professione.”

“Aver portato a casa l’indicazione di inapplicabilità dei tirocini, valida su tutto il terreno nazionale, è un grande risultato, che premia la nostra determinazione e il nostro impegno” continua Croce “e per il quale sento di dover ringraziare in modo particolare la Regione Lazio, che fin da subito ha dimostrato di comprendere le nostre posizioni e si è attivata per trovare una soluzione di respiro nazionale al problema. Un ringraziamento va anche alla nostra Federazione professionale, che ha raccolto l’input dell’Ordine di Roma e ha a sua volta indirizzato una nota alla Conferenza delle Regioni con una specifica richiesta di intervento per risolvere il problema. Ora deve essere chiaro a tutti che ricorrere in modo improprio al tirocinio – ma il discorso va esteso al lavoro accessorio con voucher e ad altre collaborazioni atipiche – per “regolare” l’impiego di giovani laureati in farmacia” conclude Croce “costituisce un’anomalia che va oltre il limite della legalità e sostanzia forme di sfruttamento e concorrenza sleale contraria a tutti i valori e principi della professione ed è una pratica che deve essere stroncata”.