Concorsi, dal Consiglio
di Stato nuova sentenza
sul punteggio rurali

Roma, 23 novembre – Tiene ancora banco la questione della maggiorazione del punteggio per i farmacisti rurali nel concorso straordinario per l’assegnazione di nuove sedi farmaceutiche, ed è ancora una volta il Consiglio di Stato a intervenire al riguardo.

Con la sentenza n. 05413/2017 pubblicata il 21 novembre scorso, i giudici di Palazzo Spada hanno infatti  accolto il ricorso presentato da una farmacista sarda per chiedere l’esecuzione dell’ormai famosa sentenza n. 5667 del 14 dicembre 2015, che aveva sancito che la maggiorazione del 40% spettante nei concorsi per sedi farmaceutiche ai farmacisti rurali non è soggetta ad alcun tetto.

Proprio sulla base di questa pronuncia (espressa in relazione al ricorso contro una sentenza di segno opposto del Tar Sardegna avanzato dalla stessa persona all’origine della nuova pronuncia), la farmacista appellante – che aveva partecipatp al concorso ordinario della sua Regione –  aveva infatti chiesto il superamento del tetto massimo di 35 punti, per effetto della maggiorazione di 6,5 punti dovuta per l’esercizio in farmacie rurali.

La richiesta, se accolta, avrebbe consentito alla farmacista di arrivare a 41,35 punti e scalare molte posizioni della graduatoria concorsuale, collocandosi al 13° posto e maturando così il diritto all’assegnazione della sede “che le sarebbe spettata ove le fosse stato attribuito originariamente il punteggio spettante, in base alle preferenze dalla stessa formulate nella scheda di interpello”.

Secondo la farmacista ricorrente, però, la Regione Sardegna, nonostante ripetute richieste “non ha, ad oggi, dato esecuzione alla sentenza ottemperanda”. Fatto peraltro ammesso dalla stessa Regione, che nella sua memoria difensiva spiega di non aver dato esecuzione alla sentenza “in quanto non sussisterebbe un orientamento giurisprudenziale univoco sulle conseguenze dell’annullamento delle graduatorie concorsuali”, affermando anche di aver ricevuto, dopo la pubblicazione della sentenza 5667/2015, numerose diffide perché si procedesse all’annullamento integrale della graduatoria “con le intuibili devastanti conseguenze”  (sulla base della graduatoria pubblicata il 17 novembre 2007, centinaia di farmacisti hanno infatti aperto la propria sede investendo ingenti risorse).

I giudici della Terza sezione di Palazzo Spada osservano però che la sentenza 5667/2017 “ha disposto l’accoglimento dell’appello in relazione a motivi afferenti la sola posizione soggettiva dell’appellante (tanto è vero che ha ricalcolato espressamente il nuovo punteggio spettante alla sola, medesima appellante) e non già per vizi di carattere formale/procedurale inficianti globalmente la graduatoria, per cui il conseguente annullamento non poteva che riguardare l’atto impugnato nei limiti della posizione della medesima dottoressa (…), anche in mancanza di espresse statuizioni in tal senso: non può, dunque, che essere interpretata come esclusivamente in parte qua la pur generica espressione ‘annulla l’impugnata clausola del bando e la relativa graduatoria di concorso’, contenuta nel dispositivo della sentenza stessa”.

In altre parole, la sentenza del CdS del 2015, a suo tempo definita da autorevoli commentatori “l’ennesima picconata inferta anche e soprattutto ai concorsi straordinari “, riguarderebbe soltanto il caso di specie. Il quale, peraltro, si riferisce a una situazione che potrebbe essere chiusa senza troppe implicazioni: in sede di interpello, infatti la farmacista appellante aveva indicato come sua prima scelta una sede farmaceutica di nuova istituzione nella città di Sassari, poi assegnata a un altro concorrente che, però, ha successivamente deciso di chiudere l’esercizio. La farmacia,  dunque, sarebbe disponibile per una nuova assegnazione.

Da qui il ricorso al Consiglio di Stato finalizzato a “costringere” la  Regione Sardegna a riformulare la graduatoria del concorso ordinario. Un ricorso che ha appunto trovato accoglimento presso i giudici di Palazzo Spada, che si sono pronunciati affinché la sentenza n. 5667/2015 venga eseguita ricollocando l’appellante “nella posizione di graduatoria corrispondente al punteggio di 88,50 che le spetta sulla base della sentenza stessa, assegnandole conseguentemente la sede farmaceutica di Sassari per cui all’epoca aveva espresso la preferenza, lasciando inalterato il resto della graduatoria e delle assegnazioni già effettuate a favore dei farmacisti in essa inseriti e che avverso la stessa graduatoria non  si erano gravati, prestandole così acquiescenza”.

La questione della maggiorazione del punteggio concorsale da riconoscere ai rurali, come ampiamente riferito nelle scorse settimane dal nostro giornale, ha trovato spazio anche in due provvedimenti attualmente in discussione in Parlamento: il Ddl Lorenzin, atteso dalla terza e definitiva lettura del Senato, e la Legge di Bilancio 2017, in questi giorni all’esame di Palazzo Madama.

Un emendamento presentato dalla deputata Pd Rosanna Scopelliti nel primo caso, e uno presentato dal senatore di Italia dei valori-Gruppo Misto Francesco Molinari nel secondo prevedono infatti che anche per il concorso straordinario per l’assegnazione di sedi farmaceutiche dovranno valere i criteri di attribuzione dei punteggi maggiorati per l’attività svolta nelle farmacie rurali:  il punteggio massimo (di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b), del decreto del presidente del Consiglio dei ministri, 30 marzo 1994, n. 298) è dunque “da intendersi comprensivo dell’eventuale maggiorazione prevista dall’articolo 9 della legge 8 marzo 1968, n.221″.

Il limite complessivo di 35 punti attribuibili a ciascun candidato, dunque, non potrà essere in alcun modo sforato. Ma entrambi i provvedimenti sono ancora in itinere e, perché l’atteso chiarimento diventi norma, bisognerà attendere l’approvazione definitiva dell’uno o dell’altro.