Concorrenza, Marino invita a chiudere subito, Mucchetti critico (e dubbioso…)

Roma, 12 luglio – Giovedì 13 luglio alle ore 18: questo il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl Concorrenza, da ieri all’esame in sede referente della 10a Commissione permanente del Senato. A fissarlo, il presidente Massimo Mucchetti (Pd, nella foto), in accordo con il relatore Luigi Marino (Ap),che ha illustrato il provvedimento, in particolare le modifiche apportate in occasione della terza lettura a Montecitorio.

Nella sua presentazione, Marino non ha mancato di fare riferimento al “non eccelso” lavoro dei deputati sul provvedimento, pur ammettendo che è impensabile un suo ritorno in quinta lettura a Montecitorio e, pertanto, “bisogna chiuderlo”.

Al riguardo, Marino ha anche anticipato che i relatori non presenteranno propri emendamenti, perorando la causa dell’approvazione del provvedimento: “Pur nella consapevolezza che in alcuni settori si poteva fare di più, è comunque un provvedimento incisivo e riformatore; forse non risolutivo, ma evolutivo in molti settori dell’economia” ha detto Marino, parlando di “un provvedimento non perfetto, ma il cui saldo è piuttosto positivo”. Un’eventuale modifica al testo approvato dalla Camera, del resto, secondo il relatore “potrebbe incidere sulla credibilità del Senato, in certa misura compromessa dalla lunga gestazione”.  

“A questo punto, ritengo sia preferibile un’immediata e definitiva approvazione” ha concluso Marino “rinviando eventuali necessarie modifiche e miglioramenti ad altri e successivi interventi legislativi”.

L’esempio dei relatori ad astenersi da proposte di modifica (ammissibili, lo ricordiamo, solo se riferite alle cinque modifiche introdotte alla Camera nei capitoli dedicati a energia, assicurazioni, telemarketing, società di odontoiatri e bonifica dei terreni utilizzati da distributori dismessi di carburanti), non sarà in ogni caso seguito dagli altri senatori, come peraltro ha lasciato chiaramente intendere lo stesso Marino in una dichiarazione all’Ansa: “Noi non avanzeremo proposte di modifica, ma qualcun altro sì”.  

Ma è proprio dal presidente della Commissione Mucchetti, in chiusura della seduta di ieri, che sono arrivate le maggiori perplessità, riferite soprattutto alle modifiche introdotte a Montecitorio, dopo che il Senato (che aveva lavorato al possibile miglioramento del disegno di legge anche alle soglie della discussione  in Assemblea del Senato) aveva sacrificato le legittime aspirazioni a migliorare il testo già a Palazzo Madama. Un sacrificio accettato, ha ricordato Mucchetti, in nome dell’urgenza rappresentata dal Governo con il voto di fiducia, nell’intesa che l’iter nell’altro ramo del Parlamento avrebbe seguito un analogo percorso.

“Ciò avrebbe consentito una rapida approvazione del disegno di legge senza modifiche e l’immediata adozione, anche con provvedimento d’urgenza, di un nuovo intervento del Governo in materia di concorrenza” ha osservato Mucchetti “con il quale apportare anche le correzioni che si ritenevano necessarie”.

L’intesa, però, è venuta meno, “per iniziativa della maggioranza di Montecitorio” ha sottolineato con la matita blu il presidente della Commissione, ricordando che “il calendario ora prevede che il Senato approvi il disegno di legge in titolo all’inizio del mese di agosto”.

Mucchetti, però, prefigura uno scenario che rimetterebbe in gioco le stesse sorti del tormentato e controverso disegno di legge, osservando che “con ogni probabilità, alla ripresa dei lavori, nell’imminenza della manovra di bilancio, non ci saranno le condizioni per varare un provvedimento che maggioranza e opposizione, ciascuna con le proprie impostazioni, auspicavano al fine di approfondire e migliorare la politica della concorrenza del Governo”.

Dopo aver ricordato che il ddl Concorrenza è stato adottato dal precedente Governo su proposta di un differente ministro per lo Sviluppo economico (si trattava, come si ricorderà, di Federica Guidi, NdR), Mucchetti ha quindi rilevato come “sarebbe stato preferibile consentire a questa compagine di Governo di adottare un provvedimento espressione della propria politica della concorrenza che si sposi con un’intelligente politica industriale. La Camera dei Deputati si è dunque assunta la responsabilità di fermare quell’accelerazione che il Senato aveva accettato con senso di responsabilità; ma allora avrebbe dovuto fare modifiche di maggiore incisività”.

Pur ritenendo comprensibile, a questo punto dell’iter, l’orientamento favorevole a un’approvazione senza ulteriori modifiche (chiaramente espresso dal relatore Marino), anche al fine di evitare sterili polemiche tra i due rami del Parlamento, Mucchetti ha affermato di ritenere che “ognuno debba valutare a fondo la responsabilità che in tal modo si assume, considerando che il Parlamento in carica non avrà occasione di esaminare e approvare altri provvedimenti in materia. Le criticità sarebbero destinate a rimanere, in assenza di correzioni”.

Chiaramente polemica la conclusione, nella quale Mucchetti – dichiarandosi deluso dalle affermazioni di chi, dopo aver approvato modifiche al disegno di legge in questo contesto, ne sminuisce la portata “poi pretende anche di dettare i tempi e l’agenda politica del Senato”.

La prossimità della scadenza del termine per la presentazione degli emendamenti consentirà di sapere a brevissimo giro quante (e quali) proposte correttive saranno avanzate, cartina di tornasole dell’umore del Senato in ordine al provvedimento, che potrebbe aiutare a capire se abbia più possibilità di prevalere l’opzione Marino favorevole a un’approvazione immediata del ddl 2085 B o quella Mucchetti che prefigura invece la possibilità che possano mancare le condizioni per varare definitivamente (a due anni e mezzo dalla sua presentazione)  la legge annuale su mercato e concorrenza.

Ricordiamo ancora una volta che, laddove il provvedimento fosse approvato definitivamente dal Senato, le misure relative alle farmacie, contenute nei commi dal n. 157 al n. 166 resteranno dunque quelle approvate dal Senato a maggio: in questo articolo di qualche giorno fa, la breve sintesi dei loro contenuti.