Concorrenza, Cossolo scrive ai deputati delle commissioni: “Testo da cambiare”

Roma, 22 giugno – Le misure sulle farmacie del ddl Concorrenza, così come approvate dal Senato, non vanno bene e vanno subito corrette, per impedire il rischio di un impatto negativo sul servizio farmaceutico, che potrebbe eroderne il ruolo di garanzia e tutela per la salute dei cittadini.

Questo, in estrema sintesi, il senso complessivo della lettera che Marco Cossolo, presidente di Federfarma (nella foto), ha inviato ieri ai deputati delle Commissioni Finanze e Attività Produttive, impegnati nell’esame finale del ddl Concorrenza, che il prossimo 26 giugno (a termini di calendario) sbarcherà in Aula per il voto.

Una nota circostanziata, che sottolinea quelle che per il sindacato dei titolari sono le criticità del provvedimento che apre la proprietà delle farmacie all’ingresso delle società di capitali: una novità importante, afferma Cossolo, con un “impatto estremamente rilevante sull’attività della farmacia”, della quale cambia l’impostazione di fondo, “da struttura di proprietà di un professionista, direttamente responsabile dal punto di vista deontologico e gestionale del proprio operato, a struttura di proprietà di un soggetto economico in cui operano esclusivamente farmacisti dipendenti, peraltro in modo subordinato alle direttive commerciali della proprietà“.

Cossolo ricorda quindi che il Senato, proprio in ragione del rischio che “le catene di farmacie di proprietà del capitale possano assumere una posizione dominante e condizionare, quindi, il mercato”, ha introdotto un limite del 20% del numero di farmacie che, a livello regionale, possono essere di proprietà di un unico soggetto.

“Se l’intento è sicuramente apprezzabile, tale limite appare insufficiente ad evitare la costituzione di posizioni dominanti che potrebbero avere effetti negativi sulla possibilità di scelta da parte del cittadino” osserva però il presidente dei titolari. “Infatti, le catene potrebbero favorire la distribuzione di alcuni farmaci, ritenuti più remunerativi, all’interno della propria rete, mentre il cittadino, abituato alla concorrenza professionale tra esercizi gestiti da professionisti diversi, non avrebbe più la possibilità di optare per quello ritenuto più indicato per le proprie necessità“.
Da qui la richiesta ai deputati della VI e X Commissione di “valutare la possibilità di ridurre il limite del 20%”.

Cossolo chiede anche di considerare l’introduzione nel testo di un altro elemento di garanzia, ovvero “l’inserimento dell’obbligo della presenza di una percentuale di farmacisti all’interno della compagine sociale delle società di capitale, in modo da assicurare, in analogia a quanto previsto per gli avvocati, una presenza di professionisti a garanzia del rispetto della deontologia professionale”.

Il presidente di Federfarma ripropone quindi il tema delle ricadute negative che l’attuale formulazione del ddl Concorrenza inevitabilmente  produrrebbe a danno della previdenza di categoria: “Va anche considerato che i soci delle società di capitali, non essendo farmacisti, non saranno tenuti al pagamento del contributo soggetto all’Enpaf, ente che quindi vedrà nettamente ridotte le proprie entrate” scrive al riguardo Cossolo. “Appare quindi necessario anche prevedere che le società di capitali versino una quota del proprio fatturato all’Enpaf in modo da compnsare i mancati introiti e consentire comunque all’Ente di erogare le pensioni ai propri assistiti“.

“Qualora per ragioni politiche, o a seguito della necessità di concludere rapidamente l’iter del provvedimento, non sia possibile approfondire tali tematiche in questa fase” conclude Cossolo “ritengo comunque fondamentale che, una volta entrate in vigore le misure in questione, il Parlamento possa e voglia svolgere una funzione di controllo sull’attuazione delle misure previste in materia di titolarità delle farmacie, in modo da verificarne l’impatto sul territorio e prevedere, se necessario, gli opportuni correttivi“.